Esse - una comunità di Passioni

Ah sì?

L'UMANISTA N. 19

di: Riccardo Ceriani,

7 ottobre 2016

Categorie: Italia, Politica Interna

-Certo che non si sente parlare d’altro, questo referendum sta sulla bocca di tutti……
-Che poi, cosa vuol dire di preciso “referendum”?
-Io l’ho chiesto al parroco….mi ha detto che in latino significa “per riferire”…..”convocazione per riferire”…
-E chi è che riferisce?
-Questo si capisce poco, se a riferire è chi va a votare per dire si o no, oppure se a riferire sono i proponenti che riferiscono a noi qualcosa per chiederci si o no…..il parroco non ha saputo dirmelo. Allora ho chiesto a Paolo, quello che al bar parla sempre di politica che di solito non lo ascolta nessuno…..però stavolta ho pensato che magari mi poteva spiegare. Allora, lui dice che in Italia il referendum è fatto più per dire sì che per dire no, quindi sono loro che riferiscono…
-In che senso?
-Nel senso che i referendum possono essere abrogativi, cioè si fanno per cancellare una legge fatta in Parlamento. Qui ci vuole più della metà degli elettori, se no il referendum non vale, e infatti in Italia molti referendum sono falliti per questo. Poi ci sono i referendum confermativi in caso di modifiche alla Costituzione, e qui già il nome “confermativo” invita a rafforzare la legge proposta dal Parlamento. E non c’è nemmeno il quorum, cioè se va anche uno solo a votare, il referendum vale……questo tipo di referendum può essere richiesto da chi non vuole la riforma della legge costituzionale, nel caso in cui in Parlamento sia stata approvata in seconda votazione da meno dei due terzi dei parlamentari. Quindi, basta appena la maggioranza dei parlamentari per approvare la proposta e si fa il referendum solo se qualcuno in Parlamento, un quinto del totale di una delle due Camere oppure 500 mila cittadini che firmano, oppure almeno cinque regioni, lo richiedono. Di solito lo richiede chi non vuole confermare la nuova legge, e quindi chiede di andare a referendum per convincere la gente a dire no, ma nulla vieta che lo richieda chi vuole il sì, anche se non ha molto senso.
-Scusa , ma io a maggio ho firmato ad un banchetto del PD per chiedere il referendum…..il PD non è il partito che vuole la riforma? Allora perché ha chiesto il referendum?
-Boh, questo è uno dei misteri, e forse conferma che in Italia i referendum sono fatti per dire sì, cioè per favorire i pronunciamenti del Parlamento di fronte alla volontà popolare diretta. In Parlamento, le opposizioni avevano già chiesto il referendum, ma il PD ha voluto ugualmente raccogliere le firme per la convocazione….e Paolo che la sa lunga, dice che per ogni firma i promotori pigliano un euro di rimborso dallo Stato e così si pagano le spese dei banchetti fatti per la raccolta e intanto fanno propaganda, pagata dallo Stato, per il sì…..
-Ah sì??… bel trucchetto….furbi però, eh? Se lo sapevo, mica firmavo a maggio…
-Eh, già, non lo sa quasi nessuno, dice Palo. E poi adesso c’è anche la questione del quesito scritto sulla scheda, praticamente è un invito a votare sì perché elenca tutti gli eventuali vantaggi del sì. Anche qui pare , dice Paolo, che hanno usato un trucchetto….cioè, la legge dice che sulla scheda va riportato il titolo della proposta di legge, e quando hanno fatto il titolo, quelli della maggioranza, pensando già ad un possibile futuro referendum, lo hanno scritto come un invito a nozze a cui è difficile di no. Ricordi che di solito sulla scheda dei referendum, in passato, c’erano frasi burocratiche in cui non si capiva niente?…. invece ‘sta volta c’è scritto: per “…il contenimento dei costi del funzionamento delle istituzioni…” e “…la riduzione del numero di parlamentari…”…..e secondo te, chi dice no?

-Beh, adesso che mi hai spiegato queste cose, già io un dubbio ce l’ho e non sono più così sicuro di votare sì a un referendum fatto così da furbi. Grazie Carlo, penso che mi informerò meglio anche sulle proposte concrete, mi sa che anche lì c’è qualcosa che non va, se no mica c’era tutto sto discutere, no?…

-Certo, Sandro, vai da Paolo, vedrai che ti spiega anche quello. A me l’ha già spiegato, ma adesso devo andare a lavorare. Ciao.

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