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Alcune note sulla Brexit

Analisi politica su quanto sta accadendo e accadrà dopo l'esito del Referendum in Gran Bretagna

di: Tommaso Bruni,

5 Luglio 2016

Categorie: Europa, Politica Estera

Eccovi alcune novità dal marasma britannico.

Il Partito Conservatore britannico eleggerà un nuovo leader entro i primi giorni di settembre e, dato che nel Regno Unito il leader del partito di maggioranza è automaticamente il Primo Ministro e il Partito Conservatore controlla una maggioranza dei seggi alla Camera dei Comuni, il nuovo leader dei conservatori sarà anche il nuovo Primo Ministro britannico, dal quale ci si aspetta che conduca le negoziazioni con l’Unione Europea per la Brexit.

I due favoriti nella sfida per la leadership sono Theresa May, attualmente Ministro degli Interni, e Michael Gove, attualmente Ministro della Giustizia, ma si pensa che anche Andrea Leadsom si piazzerà bene.

L’ex sindaco di Londra Boris Johnson ha inaspettatamente deciso di non candidarsi. Era dato dai più come il prossimo Primo Ministro. E’ abbastanza chiaro che Gove, sino a poco fa il braccio destro di Johnson, lo ha pugnalato alle spalle. Gove è un Brexiteer molto più radicale di Johnson e potrebbe non aver gradito alcuni recenti commenti molto moderati di Johnson sulla UE. Inoltre, Gove aveva negato più volte nei mesi scorsi di voler fare il Primo Ministro.

Entrambi i favoriti stanno dicendo che “Fuori è fuori” e al momento dichiarano che invocheranno l’articolo 50 del Trattato di Lisbona alla fine del 2016, avviando in questo modo le negoziazioni di uscita con la UE. L’ipotesi di una ‘pastetta’, cioè ritardare indefinitamente la Brexit attraverso la mancata attivazione dell’articolo 50, sembra essere meno probabile al momento, ma non si può mai dire, anche perché la Casa Bianca supporta questa ipotesi (ma si consideri che Barack Hussein Obama la lascerà intorno al 20 gennaio 2017). Molto dipenderà dall’impatto immediato della Brexit sulla sterlina e sull’economia britannica: più forte l’impatto, più alte le probabilità che il governo britannico procrastini. L’identità del prossimo Primo Ministro è pure importante: Theresa May si è in generale spesa molto meno per la Brexit di Gove. Tuttavia, l’umore nel Partito Conservatore al momento sembra inclinarsi verso un’uscita effettiva dalla UE.

Una ragione per questo cambio d’umore nel partito conservatore è la posizione piuttosto determinata della UE: il messaggio generale è che la UE vuole la Gran Bretagna fuori dai piedi in fretta. Il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e il Parlamento europeo hanno richiesto che il Regno Unito apra le negoziazioni entro la metà di settembre.

Quanto ai governi nazionali, ci sono almeno tre posizioni.

Nonostante le rilevanti esportazioni francesi verso il Regno Unito, il Governo francese vuole persuadere l’industria finanziaria di Londra a muoversi a Parigi e predilige una procedura di uscita per il Regno Unito estremamente rapida. La Germania e l’Italia sono principalmente esportatrici e quindi profondamente interessate al commercio con la Gran Bretagna. Di conseguenza, la posizione di Angela Merkel e Matteo Renzi è più morbida di quella di Hollande, con un atteggiamento di “non c’è fretta” riguardo alla tempistica dell’attivazione dell’articolo 50.

Infine l’euroscettico Gruppo di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria) vorrebbe che i britannici restassero, perché teme la potenziale supremazia di paesi dalle tendenze più federaliste se la Gran Bretagna in effetti se ne andasse. Non è possibile negare che il Regno Unito abbia messo i bastoni fra le ruote a ogni progetto di ulteriore integrazione europea negli ultimi decenni. Di conseguenza, il gruppo di Visegrad non vuole esercitare alcuna pressione sul Regno Unito a proposito dell’articolo 50. Invece la commissione europea ha recentemente reso noto che, come extrema ratio, potrebbe sospendere il Regno Unito dalla UE, con conseguente decadenza di tutti i diritti di voto del suddetto Regno, qualora il governo britannico non attivasse l’articolo 50 per l’autunno. Secondo molti esperti costituzionali britannici menzionati dal quotidiano The Guardian, un voto della Camera dei Comuni sarebbe necessario per attivare l’articolo 50, ma la questione è ancora poco chiara e potrebbe persino finire di fronte a un tribunale. Legalmente, il Referendum è solo consultivo e non ha forza vincolante. Durante la campagna referendaria la gran maggioranza dei parlamentari era a favore del restare nell’Unione.

Quanto alle posizioni nel negoziato, è probabile che il Governo britannico cercherà di avere accesso al mercato comune europeo attraverso l’area economica europea (EEA), ma farà tutto ciò che può per rifiutare la libera circolazione delle persone. I principi della EEA sono il libero movimento di persone, capitali, merci e servizi. In violazione di questi principi, il Regno Unito cercherebbe di ottenere un’esenzione relativa al primo punto. Inoltre il Regno Unito non vorrebbe pagare contribuzioni al bilancio europeo, cosa che invece fanno altre nazioni della EEA come la Norvegia. Se Angela Dorothea Merkel resterà in sella in Germania e François Hollande o un repubblicano francese saranno eletti alla presidenza francese nel 2017, allora ben difficilmente il Regno Unito otterrà molto di tutto ciò. Bisogna tenere a mente che il Regno Unito già aveva condizioni di partecipazione alla UE eccezionalmente favorevoli (esenzione dall’Euro, sconto sui contributi, etc.) e che ulteriori concessioni, mai fatte a nessuno in precedenza, erano state offerte ai britannici in febbraio 2016. Con il suo voto il popolo britannico ha di fatto messo tutti questi favori in un WC e tirato l’acqua, causando un bel po’ di comprensibile irritazione a Bruxelles.

Prima del Referendum, circa la metà dei parlamentari conservatori e la quasi totalità dei parlamentari del Labour sosteneva la libera circolazione delle persone (che implica libertà di immigrazione dalla UE al Regno Unito e viceversa), ma il referendum ha cambiato drasticamente la situazione. Ora è molto difficile trovare un deputato dei Tories o del Labour che sostenga apertamente la libera circolazione delle persone. Quasi tutti i deputati ora sono a favore di limitare in un modo o nell’altro l’immigrazione dalla UE. Un’eccezione è il leader del Labour Jeremy Corbyn, che però ha appena ricevuto un voto di sfiducia dai suoi deputati. Quindi, è anche molto improbabile che il governo britannico accetti la libertà di circolazione delle persone nella forma in cui esiste ora.

Dato che le nazioni della UE hanno posizioni differenti, non è affatto chiaro quale strategia complessiva la UE assumerà durante i negoziati. Potrebbe accadere che la UE spinga per la libera circolazione delle merci ma non dei servizi attraverso un semplice trattato di libero commercio. Ciò danneggerebbe la City di Londra, il che è nell’interesse di varie nazioni europee, e proteggerebbe l’export tedesco, francese e italiano. Di certo le nazioni del Mediterraneo e il gruppo di Visegrad vorrebbero che la libera circolazione delle persone continuasse, perché l’emigrazione verso il Regno Unito aiuta a ridurre molti problemi sociali (in primo luogo la disoccupazione) in quei paesi. Bisogna notare che, in accordi fra la UE e stati non-UE, la libera circolazione dei servizi (inclusi quelli finanziari) è stata sempre associata con la libera circolazione delle persone. Non si è ancora visto insomma un accordo che conceda libera circolazione ai servizi ma non alle persone.

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