Esse - una comunità di Passioni

UNA GRANDE MANIFESTAZIONE, BELLA E INDIGNATA.

Dagli uomini e le donne di piazza del Popolo un NO deciso contro il razzismo e l'omotransfobia

di: Alberto Rotondo,

7 marzo 2016

Categorie: Gli Speciali, Reportage

“È stata una bella manifestazione. Il messaggio lanciato era chiaro : non accettiamo più i compromessi e chi fa le leggi discriminatorie se ne deve prendere le responsabilità di fronte alla storia. Mi auguro solo che come comunità troveremo il modo di fare pesare la nostra nuova consapevolezza. Questa è la sfida che ci aspetta. Fare capire che useremo tutto il possibile per premere e ottenere pari diritti e pari dignità presto ”
Giuseppina La Delfa, fondatrice dell’Associazione Famiglie Arcobaleno, riassume così le sensazioni e le emozioni di piazza del Popolo .
Una piazza piena, nonostante il cattivo tempo. Una piazza consapevole del pessimo spettacolo a cui il paese ha dovuto assistere. Uno spettacolo fatto di parole indecenti, quelle parole che politici di infimo livello e mestieranti dell’odio tirano fuori “quando fa loro comodo” come spiega dal palco Lucia Caponera di Arcilesbica.
Le parole scolpite in una legge, quelle sulle Unioni Civili, che oltre a mortificare la legittima richiesta di giustizia di migliaia di bambine e bambini a cui viene negata la piena tutela genitoriale, con una forzatura inammissibile cerca di imporre un’interpetazione regressiva della nostra Costituzione. Un vero e proprio “paradigma costituzionale dell’eterosessualità” che agisce con una logica discriminatoria, proprio mentre pretende di riconoscere diritti civili e sociali a donne e uomini la cui dignità viene ulteriormente mortificata.
Le Unioni Civili infatti, definite testualmente “formazioni sociali specifiche”, sono riservate alle sole coppie omosessuali. Il rischio concreto è di essere rinchiusi in un ghetto giuridico, con la conseguenza di dover adire le aule dei tribunali per vedere riconosciuti quei diritti che la legge non prevede esplicitamente. Sul punto la richiesta del movimento è univoca : matrimonio egualitario per tutte e tutti.

Annamaria Rivera, antropologa e attivista antirazzista,  tra i partecipanti alla manifestazione non usa mezze misure .

“La legge che hanno votato al senato è una legge razzista” – mi dice – mentre ricorda l’appello dell’associazione tunisina Shams che ha presentato all’opinione pubblica internazionale la difficile situazione in cui versano migliaia di donne e uomini tunisini.
Migliaia di omosessuali a Tunisi “non sono soltanto perseguitati dai familiari, dai parenti e dalla società ma anche dallo Stato che non li riconosce e distrugge il loro futuro imprigionandoli a causa del famigerato articolo 230 del codice penale”.
Una situazioine che non ha impedito l’assegnazione del premio Nobel per la pace al cosiddetto National Dialogue Quartet “per il suo contributo decisivo nella costruzione di una democrazia pluralistica dopo la rivoluzione dei gelsomini”.

Democrazia e pluralismo che evidentemente non valgono per gay, lesbiche e trans nè in Tunisia nè in Italia, dove il ministro di polizia Alfano addirittura si vanta di aver fermato una “rivoluzione contronatura”.
Ad inveire contro la “classe politica più omofoba d’Europa, fatta eccezione per la Lettonia”, è dal palco una combattiva Cathy La Torre, avvocata e vicepresidente del MIT di Bologna, che risponde per le rime a Formigoni, ricordandogli come “noi checche isteriche siamo capaci di presentare migliaia di ricorsi perchè siamo furiosi” e annunciando una querela a Fratelli d’Italia per il linguaggio violento e discriminatorio veicolato da un loro volantino.
In sintesi, se qualcuno pensava di raccogliere un dividendo politico con l’approvazione della legge sulle Unioni Civili, dopo il 5 marzo deve ricredersi.
Lo ammettono persino i più moderati , e i più sospetti di collateralismo con il Pd e le forze di governo: il sentimento prevalente delle donne e degli uomini di piazza del Popolo è infatti l’indignazione.

Un’indignazione che arriva a commuovere nell’intervento appassionato di Ettore Ciano, presidente dell’Associazione Genitori di Omosessuali (AGEDO) di Roma, che dopo aver chiesto “perdono” a tutt* a nome dei genitori che, vittime del pregiudizio, non hanno saputo accogliere i propri figli, esprime tutta la propria rabbia perchè “la vostra pelle, che è anche la nostra pelle, e la vostra vita, che è anche la nostra vita, sono stati oggetto di un vergognoso scambio politico da parte di quanti volevano forse accreditarsi come progressisti”.
“C’è chi si vanta di ideali dove negri e omosessuali indifferentemente sono tutti uguali”, canta dal palco la singer romana Cecile reduce dal successo sanremese della sua canzone – denuncia N.E.G.R.A, che ci tiene a sottolineare come sia stata educata da due mamme, una bianca e una nera. Ma nell’Italia di oggi ancora in tanti pensano che qualcuno sia più uguale degli altri.

Da sabato scorso omofobi e razzisti non avranno vita facile, perchè avranno di fronte un popolo che, a partire dalle differenze delle singole scelte esistenziali di ognuno e ognuna, non è disposto a svendere la propria dignità per un piatto di lenticchie.

 

(foto di Luca Red)

Alberto Rotondo

Vive a Catania. Attivista politico antirazzista, antisessista e antispecista. Si interessa di questioni economiche e di politica europea e internazionale.

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