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Brexit – Qui sovranitate ferit sovranitate perit

L'Alta Corte britannica riafferma la sovranità del Parlamento.

di: Andrea Pisauro,

4 novembre 2016

Categorie: Europa, Politica Estera

“it has been established for hundreds of years that the Crown – i.e. the Government of the day – cannot by exercise of prerogative powers override legislation enacted by Parliament. “

Con queste semplici e straordinariamente importanti parole della Alta Corte del Regno Unito è stata assegnata al Parlamento Britannico la facoltà di avviare la procedura di uscita dall’Unione Europea. Bisogna innanzitutto chiarire che la decisione dell’Alta Corte britannica non è una marcia indietro sul Brexit né sovverte la volontà popolare in nessun modo.

Semplicemente viene riaffermato con forza e semplicità il Principio Costituzionale che soltanto il Parlamento si può fare interprete della volontà popolare, tanto nell’approvazione delle leggi nazionali quanto nel prendere decisioni che impattano sulle leggi stesse, quale sarebbe la decisione di uscire dall’Unione Europea.

Quando, come e perché effettuare questa decisione sono materie sulle quali il governo deve inchinarsi alla sovranità del Parlamento. La corte, lungi dall’avere espropriato il popolo della sua volontà, ha sottratto al governo un potere che non aveva per darlo al Parlamento che quel popolo rappresenta, di fatto ampliando la base di legittimazione della procedura.

La ragione per cui eminenti sostenitori del Brexit si sono tanto arrabbiati risiede nel fatto che in quel Parlamento essi non siedono o contano assai poco, è che la parlamentarizzazione del Brexit ne comporterà con ogni probabilità, un rallentamento, specie se occorrerà approvare un atto legislativo, che nel bicameralismo paritario britannico, dovrà essere approvato in identico testo dalla House of Commons e dalla House of Lords.

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Il governo di Theresa May potrebbe fare ricorso alla Corte Suprema, rischiando ulteriori perdite di tempo, o forzare un voto rapido in parlamento, ma anche questa strada sarebbe passibile di un contenzioso legale e sarà molto difficile immaginare la notifica dell’attivazione della procedura d’uscita entro Marzo 2017, come inizialmente promesso.

L’importanza della tempistica è cruciale. Se l’articolo 50 del Trattato dell’UE non fosse invocato prima di Giugno 2017 ci sarebbero concrete possibilità che le elezioni europee del Giugno 2019 si tengano anche nel Regno Unito, in una campagna elettorale le cui implicazioni politiche sarebbero estremamente interessanti. Anche per questo forse si è visto un Farage (che si è dimesso da tutto meno il suo seggio al Parlamento Europeo) particolarmente infastidito e pronto a minacciare clamorosi ritorni al centro della scena.

Il Labour ha applaudito la decisione della corte, ribadendo la necessità di rispettare il voto popolare del referendum, coerentemente col proprio sostegno alla scelta di organizzarlo (risalente ai tempi di Miliband). Corbyn dall’opposizione giustamente chiede al governo di mostrare le carte per primo, e in Parlamento. Quella sarà la sede di una battaglia sul quando e sul come, ma non sul se attivare il Brexit.

Di fatto, le speranze di una marcia indietro del Parlamento, seppur formalmente esistenti, sono molto scarse, avendo il Parlamento votato per lo svolgimento del Referendum. Possibile ma non probabile che un parlamento dove i sostenitori del Remain sono la maggioranza trovi un accordo per un Brexit auspicabilmente più soft di quello distopico ipotizzato alla Conferenza Tories di Birmingham, a settembre. Se l’accordo sul Brexit non si troverà diventa invece molto più probabile andare a una early General Election che può avvenire soltanto per effetto di un voto di sfiducia al governo o da un accordo tra maggioranza e opposizione.

In ogni caso un grosso smacco per Theresa May e per tutti quei sostenitori del Brexit che invocavano a gran voce il ritorno della sovranità parlamentare britannica, tornata si, ma per sottrargli il potere di decidere cosa significa Brexit in nome di un popolo che non rappresentano. Qui sovranitate ferit sovranitate perit

Andrea Pisauro

http://andreapisauro.com

Andrea ha 32 anni e tanta voglia di diventare saggio. È consigliere nel Comites di Londra per la lista Moving Forward e coordinatore del circolo di SEL del Regno Unito. È un cittadino europeo di lingua italiana e fede romanista. Nel suo passato burrascoso, una laurea in fisica di cui va molto fiero, un inguaribile ottimismo che inizia finalmente a superare, e la direzione di un webmagazine situazionista. Ama giocare di squadra e giocare d’attacco, da cui si fa vezzo di definirsi zemaniano. Da circa un anno è Ricercatore in Neuroscienze all'Università di Glasgow, dove studia i processi cognitivi che guidano le decisioni.

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