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Cacciatori dell’Oro nero, il petrolio

Perché è necessario fermare il business dei combustibili fossili: la salute delle persone è un diritto inalienabile e il rispetto per la Natura una condizione non trattabile

di: Franco Frediani,

10 marzo 2016

Categorie: Italia, Politica Interna

Vogliono prendere gli Italiani nel sonno. Presto arriverà il momento della verifica sull’impiego delle trivelle “cacciatrici” di combustibili fossili, ed un popolo dormiente, narcotizzato dall’informazione che “lor signori” più gradiscono – quella che tace – potrebbe aggirare l’ostacolo e allontanarsi indifferente o male informato.
Il tempo scorre veloce, come le parole e i caratteri di un articolo che necessiterebbe di uno spazio molto più lungo per non sembrare solo un grido disperato di chi ammonisce a non calpestare l’ambiente in cui viviamo e la stessa salute delle persone.

 

Contrariamente a quanto deciso da Segoléne Royal, ministro dell’Ambiente e dell’Ecologia francese nonché presidente di Cop21 – da dove ci ricorda la decisione di ridurre la quota dei combustibili fossili in Europa – con l’imposizione dello stop alle trivellazioni sul territorio del suo paese, il nostro governo dispensa da tempo e con estrema facilità, licenze assai vantaggiose ai tanti lupi affamati che da anni hanno messo gli occhi sulle “ricchezze naturali” del territorio Italiano.
Non è un caso l’aver citato come esempio proprio la Francia del “nucleare”, non certo titubante di fronte a rischi da “codice rosso”, ma ancora abbastanza cosciente quando si tratta di capire che l’avvelenamento della terra non può reggere il paragone con la ricerca di fonti energetiche alternative, come nel caso delle cosiddette “rinnovabili”.

 

In pratica, cos’è che incentiva la ricerca e l’estrazione dei combustibili fossili (petrolio, carbone, gas naturali) nel nostro paese?

 

Perché da tempo si assiste ad un vero e proprio boom delle trivellazioni in Italia?

 

L’incentivo maggiore viene offerto dallo stesso Governo che, non solo mette a disposizione circa 17,5 miliardi di euro di sostegno alle fonti fossili, ma apre ad un vero e proprio Far West applicando costi bassissimi per le cosiddette royalties. Senza parlare del fatto che le garanzie richieste alle società che si impegnano nel settore risultano pressoché nulle.
Via libera dunque a veri e propri speculatori altamente inaffidabili, come già abbiamo avuto modo di sperimentare a causa dei noti fatti che hanno coinvolto la stessa Petroceltic International.
Questo significa che, nel caso di danni all’ambiente, nessuno mai sarà in grado di porvi rimedio o di “attutire il colpo” aggiungendo al danno pure la beffa!

L’elenco dei danni e dei pericoli ad alta frequenza sono riassumibili in pochi ma determinanti punti, sicuramente sufficienti per consigliare di bandire dalla faccia della terra queste pratiche nefaste:

  • Inquinamento dell’aria, prodotto in presenza dei pozzi e delle centrali
  • Inquinamento dell’acqua
  • Altissimo rischio di danno idrogeologico del Territorio e sismicità
  • Alto rischio di incidenti (basta vedere cosa è accaduto negli USA e quale risposta gli stessi hanno applicato ponendo fine alle trivellazioni marine già dal lontano 1969!).

 

E Noi?

Dopo l’Adriatico, la Puglia, la Basilicata e il Canale di Sicilia (tanto per citare qualcuna tra le realtà più coinvolte), è la volta della Toscana. Notizie recentissime ci dicono che sono state autorizzate concessioni per trivellazioni in luoghi che fino ad oggi sono stati considerati intoccabili, vere e proprie oasi naturali come il “Masso delle fanciulle”, nella provincia di Pisa, dove saranno aperti due pozzi geotermici che puntano a spingersi fino alla modica profondità di 2200 metri.
La cosa è seria, tanto da vedere in loco la presenza di veri e propri colossi del settore all’interno dei quali operano personaggi come Hunter Biden, figlio del Vice di Obama, Se questi “signori” si scomodano vuol dire che l’intenzione di passare sopra le teste dei cittadini è una realtà …che gli è stata permessa!
Il livello di allarme cresce con i segnali non certo incoraggianti che ci vengono consegnati dalle più note Associazioni ambientaliste nostrane. Si parla di un rilancio di progetti da “codice rosso” che sembravano scongiurati già all’epoca della ministra Prestigiacomo, tanto che stanno riacquistando credito le possibilità di vedere presto in attività tutta una serie di trivellazioni offshore al largo delle Isole di Pianosa e Montecristo. La cosiddetta concessione di ricerca “Elba Sud” di 643 km2, rilasciata alla Puma Petroleum della multinazionale australiana Key Petroleum Ltd, ricadrebbe infatti nel pieno della zona protetta che include al suo interno le aree protette di Bergeggi, Cinque Terre, Portofino, Secche della Meloria, Asinara, i parchi nazionali dell’Arcipelago toscano e dell’Arcipelago della Maddalena.

Un vero e proprio bollettino di guerra che invoca risposte concrete, la più importante delle quali saranno gli stessi cittadini italiani a gestire, chiamati in causa dallo stesso referendum del 17 aprile.

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