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Cagna a chi?

Un commento alla pessima iniziativa di una discoteca romagnola

di: giuliadalmonte,

14 Marzo 2016

Categorie: Diritti, Società

Ho iniziato ad andare a ballare in discoteca molto presto, forse a tredici anni la prima volta.
La mia è stata una delle prime generazioni a varcare le porte di una discoteca a quell’età.
Poi pochi anni dopo ho smesso, un po’ perché ho iniziato a frequentare altri ambienti e compagnie, un po’ perché quei posti mi avevano stancata.
I ragazzi che guardavano le ragazze con la bava alla bocca, quelli che provavano a toccarti il sedere, quelli che quando passavi dovevano obbligatoriamente commentare.
Ecco, di certo il mio femminismo non era consapevole e sviluppato come adesso, ma questi atteggiamenti già mi davano fastidio. Quindi senza tante polemiche né rancori mi congedai da quegli ambienti, optando per sabati sera alternativi alla discoteca.
Da qualche tempo ho riiniziato a frequentare sporadicamente i locali della riviera romagnola, perché con il passare degli anni capisco sempre più che so divertirmi ovunque, anche se sono circondata da energumeni affamati di sesso.
Non mi faccio rovinare la serata da loro.

Questa premessa perché oggi mi ha fatto molto sorridere e incazzare sapere che qualche sera fa, in un locale della riviera romagnola, hanno fatto trovare nel bagno delle donne una ciotola per animali con scritto sotto “troppe cagne, poche ciotole”. Proprio lì, nella discoteca, il luogo simbolo delle molestie contro le donne, ci danno delle cagne. (*)

Una madre – che mantiene giustamente l’anonimato – manda una lettera a “Il Resto del Carlino – Cesena” lamentandosi dell’accaduto e scrivendo “mi piacerebbe anche sapere cosa ci sarà nel bagno degli uomini”. Da quel momento i giornali riprendono il fatto, intervistano gli organizzatori della serata e sui social si scatena la polemica.

Come al solito le risposte sono così deboli e stupide da far quasi passare l’incazzatura, se non fosse che noi che ci interessiamo di violenza di genere 365 giorni all’anno sappiamo che queste frasi non sono che la base di una piramide molto alta.(**)

Lo voglio dire subito: questa è violenza. Che una ragazza non possa andare a letto con chi le pare senza essere marchiata a fuoco come cagna, troia o puttana è violenza.

Le donne che offendete in questo modo becero sono le stesse che fate entrare gratis nei locali per attirare la clientela maschile. Attorno alle discoteche avete costruito un marketing maschilista che vede le donne esclusivamente come oggetti sessuali, e quando le donne iniziano a vivere la sessualità liberamente, allora le offendete perché non riuscite più a controllare la loro autodeterminazione.

Questo moralismo patetico l’hanno già vissuto le nostre madri che hanno riempito le Piazze negli anni ’70. Lo conosciamo, non ci fregate questa volta.

Sono battute, e fattela una risata dai, madonna ma non ridi perché non scopi, madonna ma non ridi perché scopi troppo, ma quanto sei pesante, avete problemi mentali. Eccetera, eccetera, eccetera.

Mi sto chiedendo, chiedo a voi, come si chiamano i ragazzi che ti toccano il culo mentre cerchi solo di ballare in santa pace con una tua amica in mezzo alla pista?

Come si chiamano quelli che mettono pasticche dentro i drink delle ragazze per farle addormentare?
Come si chiamano quelli che ti seguono per tutto il locale, tutta la sera, sebbene tu insista nel dire loro di andarsene?
Come si chiamano quelli che ti fanno i commenti sul seno quando passi? E quelli che si strusciano? E quelli che fanno finta di cadere su di te? E quelli che ci provano con le bariste visibilmente infastidite?

No, non li avete mai chiamati CANI, e neanche PUTTANI, e neanche TROII.
E allora perché chiamare cagna una ragazza che ha la stramaledetta voglia di divertirsi – senza infastidire nessuno, al contrario dei soggetti sopracitati – con chi vuole, in discoteca?

Le colpe ricadono sempre sulle donne, sono sempre colpevoli: se – secondo i vostri canoni – si divertono sono cagne, altrimenti suore, sante, frigide, fighe di legno, profumaie.
Avete un’etichetta pronta per tutte noi, voi che indignatissimi commentate i fatti di Colonia, voi che “difendiamo le nostre donne”, voi che “le nostre donne sono libere, al contrario di quelle velate”, voi che qualche giorno fa “tanti auguri alle nostre meravigliose e dolcissime donne”.

Piantatela con il vostro moralismo spicciolo, piantatela, sia donne che uomini.

Guardate in faccia alla realtà per una volta, e ammettete di avere un problema che danneggia innanzitutto voi: il maschilismo.

Vi assicuro che potrete divertirvi anche senza dover dimostrare davanti ai vostri amici e amiche di essere machi che possono dire e fare alle ragazze ogni cosa che vi passa per la testa.

Iniziate da qui, magari, a rispettare le donne.
E fatelo tutti i giorni dell’anno. Non soltanto l’8 marzo.

 

 
(*): “cagna” nel loro slang significa “poco di buono”. È un sinonimo di “puttana” o “troia”.
Il termine è stato revisionato nell’autunno del 1968 da Jo Freeman che ha scritto un meraviglioso Manifesto “Cagna”, al quale dubito si siano ispirati gli organizzatori della serata.

(***): “non è vero, le discoteche sono posti in cui vige la parità tra i sessi”; so già che ci sarà il maschio alfa di turno che mi risponderà così, quindi allego alcune storie di ragazze prese dal sito di Hollaback Italia, movimento internazionale contro le molestie in strada:

giuliadalmonte

Studentessa di antropologia culturale e religioni. Migranti e donne il mio pane quotidiano. Il centro interculturale delle donne di Trama di Terre è la mia stanza tutta per sé.

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