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Cari compagni il tempo è già scaduto

Sinistra Italiana si faccia da subito promotrice di un progetto di unità

Qualche giorno fa alcuni miei compagni della Direzione Nazionale di Sinistra Italiana hanno presentato le loro dimissioni. Lamentano il “prevalere di uno scontro più che di una costruzione prospettica che rimediasse agli errori del passato” e, continuano, “nonostante il Renzismo (…) non si è riusciti a coagulare forze e consensi ma, anzi, molto è stato disperso.”
Oggi leggo tramite un retweet della compagna Celeste Costantino, un intervento del mio segretario Fratoianni, in risposta a D’Alema, che afferma: “quando parliamo di unità della Sinistra, penso che dovremmo partire dall’analisi di ciò che si muove nel mondo reale, nella società, nel mondo del lavoro”. E, conclude, “il tempo è ora”.
 
Vorrei dire che no, il tempo era ieri.
Il tempo era già a Rimini quando l’odg presentato da Arturo Scotto e Alfredo d’Attorre, fu tacciato di tradimento “alla linea del partito”.
Il tempo era durante i Congressi Provinciali e Regionali, quando si era creata l’occasione di segnare discontinuità con l’esperienza fallimentare di SEL e, invece, da bravi masochisti abbiamo perpetrato negli stessi errori, insistendo in ogni intervento a parlare di “mutazione genetica del PD” come se questa espressione ci salvasse e ci scagionasse dai nostri di errori.
Il #tempo era già nella scorsa direzione nazionale, quando alcuni compagni ponevano il problema delle amministrative facendo notare che “mai con il PD” sui territori era una bestemmia colossale: ci avete affidato il progetto di Italia Bene Comune, e sui territori abbiamo costruito alleanze, collaborazioni, amministrazioni. Oggi dobbiamo salutare con un -arrivederci abbiamo scherzato- il lavoro sui territori perché, pare, “mai con il PD”.
 
Fratoianni nell’intervista parla della necessità di una Sinistra “coraggiosa”. Sono d’accordo. Ma una Sinistra coraggiosa è una che va a schiantarsi contro il muro della follia? Una Sinistra coraggiosa è una che deve votarsi a “qualche anno di catarsi all’opposizione”, come qualche compagno scrive orgogliosamente, fregandosene che alle opposizioni valiamo nulla e che i famosi “problemi della gente” non si risolvono alle opposizioni?
 
Una Sinistra coraggiosa è una Sinistra che deve stare in coalizioni civiche così non vede il simbolo del PD e possiamo vantare autonomia e cambiamento?
Per me una Sinistra coraggiosa è una Sinistra che smette di pretendere di avere ragione,
accontentandosi di questa, e sacrificando la gestione della cosa pubblica alla “limpieza de sangre”. Essere dalla parte della ragione e rimanere fuori dalle amministrazioni, dai governi ci basta? A me no. A ME NO.
 
Voglio stare dalla parte del ragionamento, voglio portare la mia differenza di pensiero a corredo del confronto e non come elemento di rottura. Per scegliere la strada della “radicalità” in Campania io non ho un mio consigliere regionale di riferimento. E questo mi pesa. TUTTI I SANTI GIORNI.
 
A Rimini tra gli interventi più applauditi c’è stato quello di Maurizio Landini che diceva, tra le altre cose: “non importa da dove veniamo ma dove vogliamo andare insieme”. Ecco, dove vogliamo andare allora? Vogliamo ancora dire ad Arturo che è un venduto a Renzi? O vogliamo da adesso, creare un progetto condiviso che metta a tacere i pasaran della ragione e capire che il tempo non può quasi essere ora perché il tempo è già scaduto? Si può uscire da questa ambiguità che un poco dice e un poco nega che, da prima di Rimini a oggi, ci sta regalando solo emorragie?
Quando escono compagni come Rosa, Luigi, Marcella, o come Igor, Federica, Giuseppe, Maria Pia, Simone, non escono da soli: escono le loro storie, i loro percorsi, il loro lavoro. Esce un pezzo di anima del partito che, giorno dopo giorno, coltiva la Politica nel cuore del loro territorio. E noi questo non possiamo permettercelo.
 
Fratoianni sembra aver preso consapevolezza che “Presentarsi con tre o quattro liste a sinistra del PD potrebbe essere poco intelligente.” Aggiungo una cosa: togliamo il condizionale: non è che “potrebbe” essere poco intelligente, è irrimediabilmente stupido senza ombra di dubbio.
 
Perciò, se è vero che Fratoianni non vuole che l’appello di D’Alema cada nel vuoto, allora è già troppo tardi. Sono stanca di un colpo al cerchio e uno alla botte che inasprisce i contrasti al nostro interno, in barba alla “Sinistra plurale” che è una parola tanto bella quanto inutile attualmente. Sono stanca di vedere compagni validi che hanno la mia stessa prospettiva, andare via delusi dopo aver dato anima e corpo a un progetto. Sono stanca. Alla prossima Direzione Nazionale proverò a chiedere che Sinistra Italiana, da partito in cui milito e in cui sono rimasta con tutti i NONOSTANTE, si faccia promotore da subito di un progetto di unità alla luce di ciò che Fratoianni sta dicendo oggi. Perché, ricordo a me stessa, che per quanto straordinario sia stato il risultato di Melenchon in Francia, al ballottaggio non è arrivato. Quindi la Sinistra che conta, per me, non è nè quella radicale, nè quella gentile, nè quella plurale o altri aggettivi a gradire. La Sinistra che conta, per me, è quella che guida il suo popolo. E, se ci riesce, vuoi vedere che magari vince pure.

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