Esse - una comunità di Passioni

Come tutti, per tutti

L'Umanista N°24

di: Riccardo Ceriani,

24 dicembre 2016

Categorie: Cultura, Letteratura

Come tutti, anche io mi recavo quella sera alla Festa del Sole.
“Da domani le giornate tornano ad allungarsi” – pensavo- “il Sole rinasce dal torpore dell’autunno, e riprende l’eterno cammino attraverso l’inverno che inizia, nella luce che lentamente di giorno in giorno si rischiara e si prolunga, fino al tepore delle settimane di primavera”.

Camminavo per i vicoli del villaggio, diretto verso il primo campo al di là del torrente, dove al tramonto i contadini si riuniscono per celebrare insieme la ricorrenza.

Giunto all’angolo della bottega dei falegnami, udii all’improvviso un debole lamento, come il gemito di un capretto, ma non poteva trattarsi di quello perché non era stagione di nascite.
Pensai che fosse la mia immaginazione, ma cosa non è immaginazione nella vita e nel pensiero dell’uomo, così volli credere a ciò che avevo sentito e mi guardai attorno.
Ora i rumori mi giungevano confusi perché in lontananza si sentivano i pochi frastuoni del paese, un motorino che percorreva qualche strada più in là, le voci di qualcuno che in gruppo come me andava verso i campi passando dai vicoli vicini.

Qualche metro più avanti, sotto l’unico lampione del viottolo, c’era la stalla dei fratelli di Giuseppe.

Mi avvicinai attratto dalla debole luce che filtrava dalla finestrella attraverso lo straccio che la copriva dall’interno.
Sentii ancora, questa volta più chiaramente, il vagito di prima.
Non era il verso di un animale, ora ero certo. Era il pianto di un bimbo.

Allora bussai alla vecchia porta della stalla chiedendo a voce non troppo alta ma decisa: “Serve aiuto?”-“Posso entrare?” e intanto spinsi il battente per farvi ingresso senza aspettare risposta.

Mi trovai di fronte un uomo maturo in piedi e una giovane donna seduta sul fieno con in braccio un piccolo bimbo avvolto in una coperta.
Nei tratti del viso dell’uomo riconobbi i lineamenti di Giuseppe, che non vedevo da tempo ma non era cambiato.
Non sapevo invece chi fosse quella giovanissima donna.
Aveva l’aria sfinita, e dai segni lasciati a terra e sui vestiti, capii che aveva partorito da poco.

Giuseppe mi disse che era tornato per far nascere quel bimbo vicino alla casa dove lui stesso era nato, ma all’ultimo aveva avuto paura di presentare una moglie così giovane ai suoi severi fratelli e si erano nascosti li nella stalla dove intanto lei, assalita da doglie improvvise, aveva dato alla luce il figlio.

Mi chiese di sostenere anche io una giusta bugia, per proteggere la donna e il bambino: che il bimbo era stato affidato loro fuori del paese, mentre erano in viaggio, dalla vera madre incontrata lungo la strada, che non poteva tenerlo.

Lui, Giuseppe, e la sua giovane aiutante Maria, lo avrebbero tenuto ed allevato come un figlio loro.
Corsi fuori e raggiunsi presto il campo della festa, radunai due uomini e sottovoce, per non farmi udire dagli altri, dissi loro cosa avevo visto e li pregai di arrivare li, alla stalla sotto il lampione, per darmi una mano con ciò che serviva.

Tornai veloce alla stalla portando con me della polenta gialla che avevo preso da un paiolo alla festa e avvolto in un panno che tenevo nella borsa, e dietro di me arrivarono poco dopo anche i due contadini che avevo avvisato, con decotti e resine per la giovane mamma e per ripulire tutto.

Intanto molta gente del villaggio si era radunata li fuori, perché la voce che un bimbo era appena nato nella stalla del lampione si era diffusa in un baleno, riferita velocemente dalle donne e dai ragazzi del paese, e siccome noi dicevamo che non era nato li, tutti dicevano che era mandato dal Sole.

Tutti vollero vedere il nuovo nato e fu preso come un segno di buon augurio: nasceva un bimbo sconosciuto nel giorno della festa del Sole.

Nasceva il figlio del Sole e portava con sé, per sempre , il nome e la speranza di un futuro buono per tutti.

Bevvi buon vino quasi tutta la notte con i paesani alla festa.
Quando il paese si risvegliò tardi il mattino seguente, tutti mi dicevano che la notte alla festa raccontavo la storia di un uomo, una giovane donna e un bambino, nato in una stalla in un paese lontano lo stesso giorno della festa del Sole.
Qualcuno mi credeva, qualcuno meno.

Io stesso non so se è vero o immaginazione.

Ma cosa non è immaginazione nella vita e nel pensiero dell’uomo.

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