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Che cosa cerco in un partito di sinistra?

una domanda apparentemente semplice

di: Sara Formichetti,

28 ottobre 2018

Categorie: Idee a sinistra, La Sinistra

Negli ultimi mesi ho decido di andare come ascoltatrice ad alcune
iniziative politiche il cui fine era discutere la linea da adottare
per affrontare l’attuale situazione di consenso dei fascismi nazionali
ed europei. Ed é dopo una di queste, organizzata (tra gli altri) da
Esseblog a Ostia a inizio settembre, che ho deciso di scrivere questo
post.

Prima di tutto, in che veste mi pongo nello scrivere: non sono
un’esperta di politica né di economia, dove con esperta intendo una
persona che si tiene adeguatamente aggiornata sugli accadimenti
mondiali da potersi permettere di dare delle indicazioni su come si
dovrebbe procedere in campo politico ed economico. Questa è un’umile
riflessione di una cittadina che si interessa delle sorti del suo
paese, e, ritenendo di avere dei valori di sinistra, della sinistra
che vorrebbe lo governi. Di una giovane dottoranda che sogna di avere
un giorno un suo laboratorio in Italia e crescere qui i suoi figli. È,
quindi, la riflessione di una spettatrice, sia delle vicende politiche
attuali – lette ed ascoltate attraverso giornali e mass media – sia
della vita quotidiana della sua cittá, Roma (e della frustrazione
delle persone che la abitano), su quello che cerca e attualmente non
vede in un partito di sinistra.

Che cosa cerco in un partito di sinistra?

Innanzitutto, i valori della sinistra: primo fra tutti, l’uguaglianza
dei cittadini, che significa assicurare a tutti le stesse opportunitá
– in partenza e a prescindere dalla famiglia di provenienza – di avere
un pasto dignitoso e gli strumenti per crescere culturalmente ed
economicamente fino al livello da ciascuno desiderato. Quindi,
investimento sull’istruzione pubblica, diffusione ed accessibilitá di
arte, cultura e scienza, garanzia di meritocrazia nella ricerca di
lavoro. E, certamente e prima di tutto, un’instancabilitá legislativa
che non si fermi finché non si sia ottenuto un mercato del lavoro
fuori dalla stanzietá. Questo mercato del lavoro non conosce caste, è
un mondo dove i concorsi quando servono vengono aperti e funzionano in
maniera trasparente, dove i giusti investimenti garantiscono e
scommettono sulla crescita di una varietá di settori tutti importanti
quali l’edilizia civile, la tecnologia e il turismo.

Quindi, pur sempre con regole conformi al suddetto valore, crescita.
Vorrei spendere due parole al riguardo. Alla riunione di Ostia ho
sentito criticare la flessibilizzazione del mondo del lavoro. Credo
che questa critica vada spiegata, se non vuole diventare
pericolosamente anacronistica. Si puo’ pensare di fermare il bigogno
dell’industria di adeguare il proprio meccanismo produttivo alle
possibilitá offerte dall’avanzamento tecnologico? Citando un
successivo intervento che ho apprezzato moltissimo, bisognerebbe
invece “trasformare la modernitá nella mente delle persone da paura a
motivo di speranza”. Forse tra queste “persone” vi sono anche alcuni
politici di sinistra. Il dato di fatto che la manodopera in alcuni
tipi di produzione stia diventando sempre più’ sostituibile andrebbe
visto come l’opportunitá di ricollocare i lavoratori nei settori dove
la mente umana è e sará ancora a lungo necessaria, come la gestione
del verde o la riqualificazione delle aree deturpate dall’industria o
dalla mala-costruzione. Non è uno degli obiettivi di un politico di
sinistra quello di dare dignitá a tutti i cittadini? Ed eliminare
lavori alienanti non rientra forse in questo progetto?

Terzo e urgentissimo punto: serietá, cioè rifocalizzare l’attenzione
degli elettori sui messaggi politici e non sulla critica
all’avversario, non sui congressi del PD, sulle tattiche e sulle
alleanze. La “svolta” non deve venire da nuovi miracolosi personaggi,
ma dal ritorno sugli schermi di messaggi rilevanti. Questi devono
essere espressi in maniera unitaria, chiara e forte, in modo da
evitare l’attuale paradossale situazione che vede i cittadini confusi
sulle posizioni della sinistra sulle diverse urgenti tematiche da
affrontare. Chiarezza non significa però semplificazione e
banalizzazione! Questo è l’approccio mediatico del fronte
nazional-populista e la sinistra che vorrei non vi si adeguerebbe mai.

Ovviamente, non è da sottovalutare che questi messaggi chiari e forti
debbano necessariamente provenire da una voce di cui la gente ha
fiducia. In fondo, la politica e lo spostamento del consenso delle
masse si basano sugli istinti umani primari, e la fiducia è uno di
questi. Una classe politica in cui l’elettorato ha perso fiducia non
potrá mai funzionare, neanche se cambia le sue alleanze. Quindi, volti
nuovi – ma nel senso di ancora non inflazionati sugli schermi e sui
giornali, non invischiati nelle bisticciate politiche – non nel senso
di novellini della politica. Avere un’esperienza politica sana alle
spalle deve tornare ad essere agli occhi dell’elettorato un valore,
perché significa aver maturato e difeso valori forti a discapito della
corruzione del mondo politico circostante, significa saper parlare e
non mettere a ridicolo l’Italia con affermazioni imbarazzanti che
rivelano ignoranza.

Last but not least, vorrei una sinistra che sia Europeista e che abbia
la forza di andare in Europa per cambiarla. Però, come affermato da
Anna Falcone durante l’incontro di Ostia, “non si può pensare di
vincere le elezioni combattendo una battaglia Europeisti vs
Sovranisti”, così come non si può vincere dicendo agli italiani che
sono arrivati i fascisti, perché la storia ci insegna che in momenti
come questo l’elettorato é ben disposto ad accettare sia sovranismo
che fascismo. Bisogna far capire che un’Europa diversa è possibile.
Che limitare gli squilibri garantendo comunque libertá di movimento di
cittadini e lavoratori è possibile. Che una gestione dell’immigrazione
che non preveda il respingimento nelle aree di guerra né la morte in
mare è possibile. Che non sono gli immigrati che stanno “rubando i
posti di lavoro” o i fondi pubblici, ma che ci sono i fondi destinati
all’immigrazione e i fondi pubblici dissipati dalla cattiva gestione
italiana. Messaggi chiari (ma non semplicistici), soluzioni efficaci
ai problemi, riconquista della fiducia.

Per concludere, vorrei una sinistra al governo. Vorrei, quindi, che i
politici di sinistra i quali si rendano conto – durante l’esame di
coscienza piú o meno frequente da cui nessuno di noi può sfuggire – di
non essere in grado di prendere attivamente parte all’urgentemente
richiesto cambiamento del volto della sinistra facciano un passo
indietro. Che la loro coscienza venga smossa dai sogni di una
generazione di giovani che non ha ancora perso la speranza di vedere
al governo, prima che siano troppo vecchi, una classe dirigente che
condivide i suoi valori.

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