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Ecologismo di Sinistra

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30 Aprile 2020

Categorie: Società

Da tempo ricorre sempre più spesso il tema dell’ecologia. Non c’è dubbio che sia la chiave per capire e governare il futuro. Sembra però che ognuno lo giri verso una visione di parte.
Eppure l’ecologia, scienza che studia la relazione tra organismi e ambiente, è un esempio d’approccio pluridirezionale.
Criterio ormai adottato in tutti i campi. Man mano che cresce il sapere appare in tutta evidenza il bisogno di superare il metodo delle divisioni schematiche, delle differenze manichee, tutto appare come interdipendente.
Solo in Politica, in particolare su questioni inerenti la fede, si conserva la miope e comoda abitudine di vedere i fatti separati dal contesto reale.
Mentre è diventata luogo comune la fine delle ideologie: Destra e Sinistra incarnano ormai il passato.
Si accetta che sia il mercato l’unica guida del presente, si trascura completamente l’ambiente, si mettono da parte tutte le questioni inerenti i cambiamenti climatici. La visione ecologica, nella più benevola delle intenzioni, viene ascritta ad una “educazione ambientale” vista però in ottica commerciale, essendo i cittadini considerati come consumatori.
Anche l’economia circolare in tal modo diviene nuova frontiera del profitto, non come reale necessità.

Dicono che bisogna cambiare rotta, ed è giusto, ma si sorvola chi veramente manovra il Sistema.
Perché la fusione fra Sinistra laica e quella cristiana tentata dal PD è rimasta fredda? Perché questa distanza ha fatto un’Europa monca, a partire dal famoso preambolo (diventato poi pomo della discordia) inerente il tema delle radici?
Credere nel Big Bang e nell’evoluzionismo non significa escludere che la scintilla sia scoccata per volere Suo.
Non sta all’essere umano dimostrarlo e tentare ciò equivale a macchiarsi di superbia.
Creazionismo o evoluzionismo? È una grande sciocchezza, non sussiste dicotomia: l’Onnipotente può creare qualcosa capace di evolversi da sé. E non c’è niente di più miracoloso.
L’evoluzione si erige sulla lotta e non sulla fratellanza, ma quest’ultima per gli essere umani può invece risultare vantaggiosa nella competizione per la sopravvivenza? Non esiste il buonismo in natura. Esiste però la necessità crescente di elevare la suddetta fratellanza a valore fondante laddove il contrario rimanderebbe a livelli preumani. Non ci si può chiedere quindi dove si trovasse il Padre o dove fosse il Figlio quando ci si scontra con il Male supremo. Il Creato è così, non è come vorremmo che fosse. Se vogliamo distinguerci dalle altre specie occorre continuare il percorso di umanizzazione senza salti indietro.

La Sinistra laica deve riflettere su certe posizioni ideologiche: la competizione nell’evoluzione è essenziale in tutti i sensi. La rivoluzione, la prova di forza non democratica, anche per ragioni sacrosante, non implica automaticamente e non garantisce che tali ragioni vengano perseguite nel tempo. Anzi sicuramente no! Ciò che si conquista con la forza finisce per essere conservata con la stessa, quindi non vive, ma muore.

L’essere è ciò che mangia, quindi ciò che respira, che sente e che fa. Si evolve anche nell’attraversare un tunnel. Quando si torna alla luce si è diversi ed è cambiato pure il panorama. Banale riflessione, ma forse è quella mancata alla Bolognina per non avere quelle remore che ci impediscono di dire oggi con orgoglio: “Eravamo comunisti”.

In principio fu il paradiso, erano in pochi ed erano liberi di fare senza limiti e senza regole. L’unico posto sarebbe stato la Mela, non per provare il grado d’obbedienza, ma il simbolo della nascita del concetto di libertà, il senso dell’essere, del potere di scegliere tra due opzioni, del trasgredire, di separarazione dai primati. Bellissimo, se non fosse diventato nel tempo il pensiero unico dell’uomo moderno: la luce in fondo al tunnel che illumina(va) il libertarismo.

Nasce quindi la necessità dei limiti, delle regole per convivere e competere in maniera conveniente e con esse la società e il socialismo.

Cos’è l’Homo Sapiens nell’ecosistema? Nasce come il più debole, ma dispone di capacità uniche in fatto strategia di sopravvivenza.
Determinante è, da sempre e in ogni dove, quella di accumulare esperienze, sapere e potere da tramandare ai posteri. Sicché l’umanità si presenta come un organismo unico.
L’essere umano ha le capacità per capovolgere il rapporto di dipendenza fra essere e Natura, ciò è allarmante. Occorre quindi rimodulare il concetto di Madre Natura, intendere quest’ultima come portatrice di diritti delle generazioni future anch’esse senza voce.

Spesso le persone possono contare solo su una evanescente rappresentanza, priva di ideali granitici su cui far leva per conquistare e difendere ad oltranza i propri diritti. Diritti che in natura non sono scritti da nessuna parte, sono conquiste. A tratti tutto viene rimesso in discussione, non solo il plusvalore di Marx, ma anche i diritti umani riconosciuti fanno acqua da tutte le parti, come nel Mediterraneo.
La sinistra, annichilita nei valori, è stata depauperata: alcune parole chiave le sono state rubate. A partire dal caso più eclatante passato alla storia, ossia “Arbeit Macht Frei”, rubato da un certo tale, tedesco, per scopi indicibili.

Bisogna portare alla luce le radici del diritto dell’uomo, in quanto essere sociale, membro del “Corpo sociale”.
L’organismo “Umanità”, nel suo insieme, con la sua massa cerebrale, ha creato le idee, il sapere, la tecnologia, le piramidi di pietra e quelle di ricchezza e potere. I pochi che hanno inventato il Potere, derivato prima dagli Dei, poi conquistato con le guerre ed infine consolidato con la catena piramidale della finanza, si sono impadroniti dell’uso della scienza e della tecnica. Frutto anch’esso di uomini perlopiù nati poveri, che hanno lavorato al loro servizio, spesso avversati o torturati dal potere che ne ha tratto i frutti nonché donne, anche nel passato (perlopiù ricche) a cui è stato vietato di avvicinarsi al sapere. E stranamente, o per sua natura, il successo scientifico finisce per essere prima di tutto funzionale alla crescita e gestione del potere.
La vecchia catena di Sant’Antonio trova nella rete il terreno ideale fino a diventare il paradigma dell’economia moderna

Questo è il fenomeno che, depotenziando la democrazia, rende la frustrazione popolare sensibile alla retorica populista per ritrovare nell’istinto primordiale il solito Uomo-Dio solo al comando, quale soluzione. È ora che la Sinistra naturale ritorni a mettere insieme i cocci di razionalità degli ultimi , dei senza ascolto, dei senza voce, riportarli all’unisono con Madre Natura. Basta osservare ciò che la tecnica oggi rende evidente per capire quale è la logica che mantiene l’ecosistema in equilibrio. Per capire quello che ai Sapiens-potenti sfugge (e che gli altri vedevano da tempi immempori ad occhio nudo): il troppo stroppia.

Quei pochi hanno infatti messo sù un meccanismo diabolico. Frutto della sinergia tra sindrome di Babele e tecnologia digitale. L’accumulo di ricchezza si concentra senza limitazioni nelle loro mani. Si moltiplica senza limiti in forma virtuale, ma diventa reale e prevaricatrice quando scoppia la bolla e ricade sugli ultimi.

Cambiare rotta sta diventando improcrastinabile, lo stanno denunciando tutti. Però se la crescita rallenta, se i debiti sovrani appaiono gonfiarsi per colpa del denominatore, se la nave affonda, la soluzione che appare è: “Bisogna crescere”. Se il treno va verso il muro bisogna andare più veloci. Schizofrenia pura, segno di essere prigionieri nel circolo vizioso del neoliberismo.

Quale via indicherebbe Madre Natura alla sinistra laica e cristiana perché sia rispettato il principio cardine della sostenibilità se non cercare l’equilibrio e rifuggire dall’iperbole? Cosa direbbe Madre Natura di fronte alla Flat Tax, alla proliferazione umana, alla concentrazione nelle metropoli, alle smisurate differenze e all’annullamento delle diversità? Cosa avrebbe detto di fronte alla concentrazione assoluta di Potere? E alla globalizzazione’

Direbbe che è come aprire le gabbie dello zoo per liberare tutti gli animali, è come mettere tutte le specie di pesci del mondo nel Mediterraneo, è come fare un unico Campionato di calcio con tutte le categorie dentro.
Pochi vincitori e tutti gli altri perdenti, sicché alla fine non resta nessun vincitore. In fondo globalizzare significa considerare la crescita come tendente all’infinito: per tutto ciò che riguarda i comuni mortali, il Pianeta Terra equivale all’Universo. Esclusi solo gli alieni del futuro, come chi ha inviato la sua auto nello spazio e chi pretende di scoprire dove sta il muro che divide il vuoto dal nulla.

La globalizzazione è un “assurdo-fisico”, almeno per quanto concerne gli ultimi. Non vale per vincitori umani, bensì per i visionari del futuro smart.
I potenti sapiens non si preoccupano dei perdenti, si occupano dei robot, dei computer, della intelligenza artificiale, dei taxi senza pilota e del cibo sintetico, nonostante taluni innegabili slanci di benevolenza sociale.

Ma poi l’essere umano sarà ancorà tale?
È una mutazione antropologica quella in atto. Serve un moderno approccio multidisciplinare.

1) L’egemonia si conquista cogliendo gli elementi di verità contenute nelle visioni altrui

2) Porre limiti ai fenomeni esponenziali potenzialmente pericolosi (vedasi il precedente con l’energia atomica)

3) Si è riusciti a far viaggiare uomini nello spazio, a costruire algoritmi che riescono a controllare un mondo intero, ma non si è riusciti a sfornarne uno per la tassazione progressiva, o forse nessuno ha voluto. Meglio Flat, così risulta chiaro anche ai bambini dove si vuole andare a parare.

Tutti i processi naturali tendono all’equilibrio, perché contengono due forze antagoniste. Quelli umani, di natura esponenziale, spesso portano al disastro.

Il lavoro umano non può diventare oggetto in balia della domanda e offerta, da rimpiazzare quando un robot risulta più conveniente.
È tempo di rimodulare il concetto di società: la società deve includere Madre Natura come soggetto politico, silente, di cui conosciamo la straordinaria potenza.
Occorre un socialismo ecologico, un ecologismo sociale. Tutto è interconnesso: prima lo si comprende, meglio si vivrà.

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