Esse - una comunità di Passioni

FAQ 2.0

L'UMANISTA N. 12

di: Riccardo Ceriani,

23 luglio 2016

Categorie: Cultura, Letteratura

D-Ti prego, dimmi, cosa stai facendo con tutti noi? Forse stai compiendo un esperimento?
R-Io non faccio esperimenti, realizzo continuamente il mio essere in varie forme e ciò che tu percepisci è la parte che dedico a te . Il termine esperimento nella mia logica non esiste perché io so già di cosa si tratta e so già come si concluderà. Fa parte di me , come tu stesso fai parte di me.

D-Cosa ti aspetti dalle prove che continuamente ci spingi ad affrontare?
R-Io non mi aspetto nulla. Io determino gli avvenimenti senza sosta e tutto ciò che avviene mi determina in un circuito in cui prima e dopo esistono solo per te, che percepisci il tuo essere in una forma finita che necessita di misure di spazio e di tempo. Ma io no, la mia natura è senza spazio e senza tempo. Io sono. E quello che tu avverti come avvenuto, in realtà è, e basta. Quelle che tu chiami prove, semplicemente sono manifestazione dell’essere che io sono e tu sei. Fanno parte di me e di te, perché tu fai parte di me.

D-Quale limite dell’umana natura vuoi misurare nel piegarci tanto e tanto spesso alla prepotenza del dolore?
R-So che fatichi a capire, ma io non misuro nulla. Le emozioni che tu chiami dolore sono la medesima cosa che tu chiami gioia. Sei tu che percepisci le cose in modo diverso e questo avviene perché io sono il tutto, quindi mi manifesto in tutti i modi possibili e tu, che fai parte di me, non puoi percepire le cose se non come stanno, cioè in tutte le forme possibili. Questo avviene in contemporanea per tutte le cose che tu chiami gioia o dolore, ma non potresti percepirlo in modo unitario, così distingui e chiami dolore questa cosa che è inevitabile come quella cosa che chiami gioia.

D-Quando la tua sete di conoscenza sarà finalmente appagata, quale premio ci offrirai per averci usati a questo scopo?
R-Io non ho sete di conoscenza perché questo significherebbe che non so tutto e alcune cose dovrei impararle. Ma questo è impossibile perché io sono tutto, quindi so tutto sempre e ovunque.
Io non ti do nulla e non ti darò nulla in futuro perché tutto ciò che hai è esattamente ciò che sei e ciò che sei è esattamente in parte ciò che io sono. Quello che tu chiami premio è proprio questo tuo essere in parte come me, conoscere tutto quello che puoi conoscere e sempre, che tu avverti come i momenti in cui accade. Dire che ti uso è sbagliato: sei tu che usi me, anche in questo momento. Io semplicemente sono, e uno dei modi di essere, per me, è il tuo modo molteplice di essere, anche , quindi, di usarmi.

D-Hai previsto una ricca ricompensa per tutti noi?
R- A questa domanda devo rispondere come ho risposto alla precedente

D-Dopo tutti gli affanni e le pene sofferte, hai previsto un lungo periodo di pace e riposo per noi? Di serenità ?
R-Tu chiami castighi e affanni quelle esperienze ò che ti impediscono di vivere sempre in una condizione unica che chiami serenità. Ma se vivessi sempre in quella condizione la percepiresti come una pena infinita perché non avresti confronti. È quindi necessario vivere le due condizioni. In realtà le vivi in contemporanea, ma le collochi in tempi diversi perché solo io percepisco tutto senza tempo e tu sei solo in parte come me, e anche questo è necessario perché se tu fossi come me in tutto, saresti me. Ma anche io, per percepirmi come sono, ho bisogno di conoscermi come non sono, e questo avviene nella mia particolare manifestazione che sei tu.
Tu dici sempre “noi” perché aspiri a non essere solo, ma anche questa è un’illusione benefica, perché in realtà tu non sai cosa gli altri sentono. Io ti do questa consolazione e lascio che tu dica “noi”, perché il contrario è impossibile. È possibile solo come per te inaccettabile.

D-Pensi che potremo ancora amare intensamente ed essere amati? Ci puoi assicurare che l’amore non mancherà a nessuno di noi?
R-L’amore non ti manca perché l’hai dentro te, come il disprezzo e l’odio. Sta a te andare in una direzione o nell’altra. Io te le offro entrambe. Nulla è unico in me, quindi nulla è unico anche in te e per te.

D-Finalmente potremo godere di amicizie sincere?
R-Se dici amicizia, allora dici sincerità. Se dici ipocrisia, allora non è amicizia. Quello che tu chiami amico è per forza sincero. Il suo opposto non lo è. Tu conosci entrambi e , come tutte le cose, li hai entrambi: amici ed ipocriti. Se tu sei sincero, riconoscerai gli amici sinceri e ti accompagnerai a loro.

D-Quale suprema fine ci hai preparato?
R-La fine è un tuo modo di dare un nome al tempo che tu percepisci come reale. Il tempo in verità non esiste, così non esistono nemmeno un inizio e una fine. Esistono gradi diversi dell’essere. Il tuo essere è in certe parti di grado intenso, in altre di debole grado. Quello che tu chiami fine, è la parte di grado debole del tuo essere. Quella debolezza è sempre gradevole, perché manca di intensità, cioè di contrasto. È la parte più univoca di te.

D-E prima della fine, che tipo di vita ci farai vivere ancora?
R-Quello che tu chiami prima, è adesso.

D-La lotta a cui ci costringi, certamente non ci delizia. Possiamo aspettarci un duraturo periodo di estasi vera?
R-L’estasi è la parte di grado debole che ti dicevo prima. Ce l’hai in eterno. La lotta, in realtà, è ciò che ti delizia, perché è la parte di grado intenso del tuo essere. Delizia è piacere e il piacere è il contrario dell’estasi: è il divenire continuo della passione, è il moto perpetuo dell’anima.
È il dualismo che sostanzia il mio e il tuo essere. Senza, non può darsi l’essere, cioè io e tu.
La lotta è ciò che chiami vita. Non c’è una delizia più grande.

D-Intanto dobbiamo ringraziarti ?
R- Voglio aiutarti a capire. Tu puoi ringraziare solo te stesso. Io sono quel che sono. Per capire quel che io sono, puoi pensare, in termini per te attuali, ad un sensore sferico, che vede tutto, ascolta tutto, avverte tutto, registra tutto fuori e dentro di sé, nello stesso istante. E aleggia su tutto, come un drone nell’aria.
Le domande che mi fai, dai tuoi avi erano chiamate preghiere. Essi non volevano risposte. Chiedevano per vivere l’illusione di vedere esauditi i desideri. E se anche il desiderio restava insoddisfatto, essi credevano ancora.
Oggi, tu mi fai domande precise, che richiedono una risposta, perché, se non ti rispondo smetti di credere.
Non sono preghiere, sono FAQ, ovvero, come le chiami tu, le domande ricorrenti degli utenti.
Non si può non rispondere ad un utente.
E siccome le rivolgi a me,che vengo prima e oltre ogni cosa, le chiamerò FAQ 2.0.
Sono sicuro che ora capisci.

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