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Firenze, una giornata di ordinaria follia!

Leopolda in scena, tra divieti e rabbia popolare

 

Ciak si gira! Miglior spot pubblicitario contro il NO alle riforme Costituzionali non poteva esser fatto. Gli scontri avvenuti ieri a Firenze portano con sé il rischio di diffondere una percezione sbagliata. Con i “se” ed i “ma” non si scrive la storia né si risolvono le questioni, ma il dubbio che se fosse andata diversamente, la Leopolda non avrebbe sortito l’effetto auspicato dallo stesso Premier, esiste ed è tangibile.
La drastica disposizione impartita dal Questore di Firenze (decisione propria o suggerita?) ha sconcertato e avvilito tutti, e questo non si può negare. Se la memoria non ci inganna, raramente siamo stati testimoni di un rifiuto assoluto che impedisse ogni forma di dissenso, sia pure portato nel rispetto delle regole stabilite dalla legge vigente. Il capoluogo toscano non è certo una realtà provinciale dove sarebbe stato difficile mantenere il livello di sicurezza nei limiti, magari deviando percorsi o circoscrivendo luoghi e itinerari che i manifestanti avrebbero potuto e dovuto percorrere. Ma si è preferito usare la “mano pesante”: niet!
Divieto assoluto di ogni forma di manifestazione. Il sindaco di Firenze, Dario Nardella, intervistato dai mezzi di comunicazione ha glissato su quelle che Lui stesso ha definito “questioni tecniche”. Peccato che siano state proprio queste a fornire l’input per una reazione che poteva essere sicuramente evitata. In gioco non c’è solo quello che può essere l’esito della battaglia referendaria, sia pur essa importante, e la composizione del gruppo dei manifestanti lo dimostra. Considerazioni non certo difficili da dimostrare ci portano a evidenziare come situazioni simili siano scaturite in molti dei luoghi visitati dallo stesso Premier: sintomo incontestabile di un malessere e di un malcontento indirizzato verso le politiche socioeconomiche frutto delle scelte di un governo sempre più discusso e isolato.

Ciò non cambia la realtà e la disamina di quanto accaduto in occasione dell’ormai tristemente famosa Leopolda dei giorni nostri: la bellissima città d’arte Toscana ha vissuto un giorno di “ordinaria follia”.
Scontri tra Forze dell’ordine e dimostranti, danni vari e feriti fortunatamente non gravi, a quanto è dato sapere. Ma oltre la cronaca c’è di più, e questo non ci impedirà di esplicitarlo. Il compito della politica non è quello di creare conflitti quanto semmai di risolverli o gestirli nella maniera migliore.

La domanda corre d’obbligo: è avvenuto questo a Firenze? La risposta, ahimé, è altrettanto chiara e netta: no!
Da una parte c’è stato il furbesco tentativo – andato a buon fine – di far salire  l’attenzione su qualcosa che probabilmente non avrebbe cambiato di una virgola quella che è la percezione del Cittadino italiano nei confronti della scadenza referendaria del prossimo dicembre; dall’altra la reazione, comprensibile quanto ingiustificata nella modalità con la quale è stata espressa da parte di un folto gruppo di dimostranti.

Tirando le somme, il fronte del NO è ben altra cosa dall’essere quello che lo stesso Renzi vorrebbe far passare nell’immaginario collettivo degli Italiani: nessuno di noi pensa minimamente di caratterizzare la battaglia referendaria sullo scontro personale con il premier stesso!
Questo va gridato fino a farlo comprendere fino in fondo. Così come nessuno può tacere sulle vergognose quanto irresponsabili dichiarazioni di Nardella e Renzi, altrettanto non può esser ignorato il fatto che è stato fatto loro un favore che involontariamente è andato oltre le più “rosee” aspettative.

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