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Genova e l’onda nera

L'emergenza petrolio in Liguria. Una catastrofe evitabile.

di: Roberta Danovaro,

24 aprile 2016

Categorie: Salute, Società

E’ la sera del 17 aprile scorso, il fatidico giorno del Referendum contro le trivelle, quando per il quartiere di Fegino e la città di Genova inizia un incubo interminabile.

Lo sversamento di circa 680 tonnellate di greggio nel rio Pianego, nel torrente Fegino e nel Polcevera, un disastro ambientale provocato dalla rottura di cinque condutture della Iplom, raffineria situata a Busalla in Valle Scrivia, nell’entroterra genovese.

Nonostante le tempestive operazioni di soccorso l’onda nera ha raggiunto il mare, e secondo gli ultimi rilevamenti avrebbe superato Savona, arrivando all’altezza di Loano, direzione Costa Azzurra.

Una tragedia che ha coinvolto l’intera biodiversità della zona colpita, animali intrisi nel petrolio e un ecosistema completamente annullato.

La popolazione di Fegino chiede aiuto, nonostante l’aria irrespirabile e gli occhi lucidi; un quartiere dalle condizioni ambientali e di sicurezza gravissime, già vittima di servitù industriali nei decenni passati e dal continuo passaggio di mezzi pesanti.

Il rischio è quello di determinare l’ennesima guerra fra poveri, da una parte il problema ecologico e dall’altra il lavoro. Infatti da lunedì scorso la Iplom, messa sotto sequestro da parte della magistratura, ha lasciato a casa ben 240 dipendenti, probabilmente in cassa integrazione a rotazione dalla prossima settimana.

Secondo le indagini l’ultima ispezione della conduttura incriminata (installata negli anni Settanta), sarebbe stata nel 2013.

Una catastrofe evitabile.

Un dramma che dimostra quanto sia importante investire con forza verso la transizione per un nuovo modello di sviluppo sostenibile, compatibile con la salvaguardia dell’ambiente e del sociale.

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