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Giustizia e vendetta

Le bugie degli USA sulla vicenda Bin Laden

di: Tommaso Bruni,

8 agosto 2016

Categorie: Politica Estera

Ho passato un po’ di tempo a guardare l’ultima convention democratica americana. Una cosa che mi ha colpito è che sia Barack Obama sia Hillary Clinton hanno detto che Osama Bin Laden è stato “portato di fronte alla giustizia.” Usavano quest’eufemismo per indicare il fatto che era stato ucciso. L’uccisione di Bin Laden era citata come uno dei risultati più importanti del partito democratico americano negli ultimi anni.

Osama Bin Laden sosteneva e appoggiava un’interpretazione fondamentalista dell’Islam e ha utilizzato la strage come mezzo per perseguire il suo fine di costruire una società basata sulle sue credenze religiose. Come ateo, sostenitore dei diritti umani e della democrazia costituzionale, trovo abominevoli gli obiettivi di Bin Laden, come pure i mezzi che ha usato per perseguirli. Tuttavia, il modo in cui Bin Laden è stato ucciso non costituisce “giustizia” secondo una qualsivoglia definizione plausibile di questo termine.

Diamo un’occhiata agli argomenti usati dal governo statunitense per giustificare l’uccisione di Bin Laden:

1) Bin Laden era “un comandante nemico sul terreno” (Eric Holder, ex procuratore generale USA – in pratica l’ex guardasigilli USA) e di conseguenza la sua uccisione è stata un atto legittimo di “autodifesa nazionale”.

Ma c’è mai stata guerra fra gli USA e Al-Qaeda? È possibile che ci sia guerra fra uno stato e una rete terroristica dispersa, che non controlla alcun territorio? Tutto ciò mi pare assai dubbio. Inoltre il terrorismo è una forma di criminalità, ricade sotto la competenza del sistema di giustizia penale e in principio non ha nulla a che fare con la sfera militare. L’idea che Bin Laden fosse un “comandante nemico” dipende dalla retorica sbagliata della “guerra al terrorismo” dell’ex presidente statunitense G. W. Bush, una retorica che Holder sembrava condividere implicitamente. Quindi no, Bin Laden non era un “comandante nemico” perché non c’era uno stato di guerra reale e legalmente rilevante fra gli USA e Al-Qaeda nel 2011. Inoltre Bin Laden non era in una zona di guerra quando è stato ucciso. Era invece sul territorio di uno stato sovrano (il Pakistan) che non è stato neppure avvisato del raid imminente dal governo statunitense. Per quello che riguarda infine la “autodifesa nazionale”, essa non si applica al caso in questione perché Bin Laden non rappresentava un rischio imminente per gli USA nel 2011. Bin Laden era praticamente un invalido e la sua capacità di organizzare ulteriori attacchi terroristici era minima.

2) L’uccisione di Bin Laden potrebbe essere scusata se costui avesse attaccato le teste di cuoio americane, che lo avrebbero quindi ucciso per autodifesa.

Per prima cosa occorre considerare che il raid ebbe luogo di notte e che l’elettricità era stata tagliata dalle teste di cuoio, cosicché non c’era alcuna illuminazione elettrica. Il 2 maggio 2011 era quasi luna nuova. Di conseguenza, solo le teste di cuoio statunitensi, che stavano indossando visori notturni, potevano effettivamente vedere che cosa stava succedendo. Cinque persone sono state uccise durante il raid, ma solo una (Abu Ahmed al-Kuwaiti) era dotata di un’arma in grado di uccidere e aprì il fuoco sulle teste di cuoio. Non ci sono prove credibili che Bin Laden fosse armato o che abbia cercato di usare la forza fisica per nuocere alle truppe americane. C’erano due armi da fuoco nella stanza in cui Bin Laden fu ucciso, ma non pare che egli cercò di prenderle. È stato anche riportato che queste armi non erano cariche. Bisogna concedere che Bin Laden non si arrese, ma una persona che deve essere arrestata non dovrebbe essere uccisa solo perché non si arrende. Sappiamo anche che la più giovane delle mogli di Bin Laden (Amal Ahmed al-Sadah, che gli americani hanno ferito al polpaccio durante il raid) era posizionata fra Bin Laden e le teste di cuoio nel momento in cui Bin Laden fu raggiunto dai proiettili che lo uccisero. Non è chiaro se Bin Laden abbia cercato di usarla come uno scudo umano o se lei abbia spontaneamente voluto proteggere suo marito. In ogni caso, la situazione non è compatibile con un qualsivoglia scenario di “autodifesa”: Bin Laden non rappresentava una minaccia per le teste di cuoio. Dunque Bin Laden non era un comandante nemico e non fu ucciso per autodifesa.

Complessivamente il comportamento della prima amministrazione Obama in questo caso si presta a forti obiezioni. Lo stato di diritto detta che i diritti umani di una persona non possano essere limitati se non sulla base della legge e in presenza della sentenza di un giudice competente, dopo un giusto processo. A Bin Laden fu negato un giusto processo e non ci fu alcuna sentenza. Inoltre, Bin Laden era sospettato di strage. Era stato incriminato dal tribunale distrettuale per il distretto meridionale di New York, cosicché ciò che le teste di cuoio avrebbero dovuto fare sarebbe stato arrestare Bin Laden e portarlo a New York in modo che egli potesse esser messo a processo di fronte a un giudice e a una giuria. Forse questa sarebbe stata giustizia. Invece, egli fu vittima di un’uccisione extra-giudiziaria. Questa non fu e non è giustizia, bensì vendetta contro un nemico, qualcosa che non ha nulla a che fare con la legge o con la civiltà.

Considerando che gli USA si rappresentano come i paladini mondiali dei diritti umani e dello stato di diritto, è sorprendente che la maggior parte dei cittadini e dei politici americani non vedano il problema dell’uccisione di Bin Laden.Tuttavia, gli orrori di Guantanamo Bay e del carcere di Abu Ghraib mostrano che la passione americana per i diritti umani e per lo stato di diritto è sovente più ideologia e auto-rappresentazione che realtà. Attraverso l’uccisione di Bin Laden non fu amministrata giustizia né a lui né alle vittime della strage dell’undici settembre 2001. Purtroppo, questo è uno dei molti casi in cui noi ci inventiamo una storia falsa per poter chiamare giustizia ciò che in realtà è vendetta.

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