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Ho messo un piede sulle strisce

L'Umanista n. 3

di: Riccardo Ceriani,

20 maggio 2016

Categorie: Cultura, Letteratura

Ho messo un piede sulle strisce e me l’hanno fatto a fette.
Volevo solo attraversare, sono rimasto almeno cinque minuti ad aspettare.
Sembrano pochi, ma lì così fermo in piedi sul cordolo con le macchine che sfrecciano davanti, è come stare in fila alle poste anzi peggio.
Peggio perché ti domandi: “ma non mi vedono?” o “mi vedono, ma non gl’ importa?”- “passo o non passo?”- “ mi schiacciano o no?”- “quanto vanno veloce?”- “ma sono matti?”.
E intanto quello che guida e ti vede che vuoi attraversare si domanda: “ma che fa quello? passa o no? se no passo io; anzi passo io che ho fretta; anzi passo in fretta così lui non deve aspettare molto!” e dietro tutta la fila di automobilisti pensa la stessa cosa e tu pedone intanto rimani lì, con quelli in macchina che ti sfrecciano davanti come pazzi, ma, pensano loro, per farti un favore!
È una lotta vera e propria, un confronto di cervelli in imbarazzo incapaci di scegliere la cosa giusta.
Perché? Cosa manca a tutti e due? Chiaro, si: mancano le istruzioni d’uso! E chi le da queste istruzioni? E dove? C’è il codice della strada che parla chiaro: in prossimità delle strisce pedonali, tu automobilista devi rallentare e vedere se c’è un pedone che vuole attraversare; se non c’è nessuno, tiri dritto con prudenza; se c’è qualcuno, è lui che ha la precedenza, è il pedone che deve passare per primo. Non tu, che non sei Nico Rosberg in gara, sei solo un automobilista che va per la sua strada, che non è proprio tua tua, ma un po’ di tutti e per primo dei pedoni che sono umani, ma pure gli animali hanno la precedenza, anche se il codice non lo dice- degli animali- e in città o in paese, dentro o fuori in campagna, vengono sempre prima gli umani e gli animali; non primi al traguardo: diciamo primi nei diritti, prima delle macchine e degli automobilisti.
E allora , se il codice parla chiaro, perché sembra che nessuno lo sa?
Io per primo, che mi stupisco quando sono a piedi, ma non ci penso quando sono al volante?
Ecco, mi stupisco o non ci penso, a seconda del ruolo che ricopro al momento. Come si spiega questo fatto? Il codice parla chiaro, ma a me, e mi sa a tutti quanti, l’hanno detto solo di sfuggita alla scuola guida, dove più importante è insegnarmi a guidare perché la parte difficile dell’esame dicono che è la guida.
La teoria , basta imparare a memoria i segnali per poi fare i quiz, ma nessuno mi istruisce bene sull’etica della guida, sul rispetto degli altri, sull’ educazione da tenere con gli altri, che siano a piedi o in macchina, ma soprattutto a piedi. Perché, dico io, sarebbe molto importante: se rispetto il prossimo, sono più prudente e se sono più prudente faccio meno incidenti e meno danni; e ci sono meno morti sulle strade.
E perché solo a scuola guida? Che poi c’è chi la patente se la compra, quindi manco studia i cartelli a memoria e manco lo fa l’esame di guida; va be’, ma questi in effetti sono pochi.
Perché non insegnano l’educazione stradale per bene nella scuola? Per bene vuol dire, mica una volta ogni tanto il vigile che viene mandato dal Comune o chiamato dal preside a fare la singola lezione in dieci anni dall’ asilo in avanti, importante anche questo certo, ma un programma vero e proprio, sia all’ elementari che poi alle medie, con lezioni di educazione stradale, esercizi ed esami; certo di teoria, mica della pratica; la pratica si farebbe poi, alla Motorizzazione o in agenzia, come uno vuole, ma l’educazione, quella dovrebbe venire dalla scuola obbligatoria, quando siamo bambini e ragazzi, così impariamo subito e ci rimane dentro.
Il rispetto degli altri, il rispetto delle regole della strada. Una delle basi del rispetto in generale, con cui tutti abbiamo a che fare sempre nella vita. Certo, uno dice: “l’educazione la devono insegnare le famiglie!”.
Si, ovvio, ma non basta: se una famiglia è poco attenta sul tema, che si fa? E le famiglie? da chi ricevono l’educazione che dovrebbero impartire ai figli?
Siamo sempre lì: tutto dovrebbe partire dalla scuola: educazione stradale, educazione sessuale, educazione civica: educazione.
Sembra una parola vecchia, poco “smarty”. Ma è la base della convivenza. Che poi ritrovi dappertutto: a casa, al bar, in posta, allo stadio, col vicino straniero, col cliente del negozio, col vicino di casa, in fila in farmacia….
Nei rapporti di lavoro.
Si va bene, intanto il tempo passa e ancora non ho attraversato.
Ho messo il piede sulle strisce e me l’hanno fatto a fette.
Il piede?
No, per fortuna!
Me l’hanno fatto a fette ad aspettare di passare! Dai, come te lo devo dire?
Con un disegnino?

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