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Intellettuali e Potere

L'appello degli intellettuali al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella contro la deriva xenofoba del Governo

di: Franco Astengo,

30 giugno 2018

Categorie: Politica Interna

Questo il testo che sarà inviato da un gruppo d’intellettuali al Presidente Mattarella:

“Siamo insegnanti, docenti universitari, scrittori, artisti, attori, registi, economisti, membri della società civile. Denunciamo come incostituzionale, moralmente inaccettabile e contraria ai più elementari diritti umani la politica sull’immigrazione del Governo Salvini- Di Maio.
Nel futuro non assisteremo senza opporci con tutti i possibili mezzi legali al respingimento di navi umanitarie, alla minaccia di “censimenti” di tipo etnico – razzista o ad altri fatti di questa gravità. Denunciamo come ugualmente pericoloso, incostituzionale e inaccettabile l’intero asse politico europeo di orientamento razzista e nazionalista cui questo governo guarda ideologicamente.
Da sempre i flussi migratori sono naturali ed essenziali per le civiltà umane; il rispetto della diversità culturale, del diritto d’asilo e del diritto all’integrazione, principi duramente conquistati dall’Europa con la sconfitta del nazifascismo, sono l’unica strada che è necessario regolare e percorrere, naturalmente a livello europeo.
Chiediamo al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella di impedire come incostituzionale ogni provvedimento ispirato a discriminazione etnico – razzista o lesivo del diritto d’asilo”.

Un documento che rappresenta uno squarcio nel tradizionale ossequio della maggioranza degli intellettuali verso il potere quando questo si presenta, come accade oggi in Italia, in forma apparentemente dominante.

Uno squarcio che sicuramente può essere giudicato come positivo perché rompe la gabbia dell’indifferenza che, in particolare attorno ad un tema della delicatezza di quello evocato, sta avvolgendo gran parte della società italiana.

Un appello che si presenta elaborato, però, in un vero e proprio vuoto di analisi.

L’Italia sembra stretta nella morsa tra “antipolitica” e “populismo”, micidiale miscela che ha composto il propellente destinato alla formazione del Governo in carica.

Ne è sortito un clima pesante, quasi di odio individualistico, di rifiuto degli altri e non solo dei “diversi”, quasi una fotografia di una società italiana esausta e sfrangiata pronta ad abbandonarsi nell’idea della forza, magari esercitata in forme di vera e propria limitazione della democrazia.

Nel frattempo sembrano smarriti i valori fondativi non solo della Resistenza e della Costituzione, da parte di un ceto la cui ascesa può essere definita come avvenuta senza contrasto.

Lo smarrimento di questi valori fondativi si è verificato mentre si sono innalzati gli indici di disuguaglianza, sfruttamento, sopraffazione, in una dimensione insopportabile.

Il richiamo, quindi, non può limitarsi al “grido di dolore” rivolto da un’élite sul ritaglio di una ‘single issue’.

Richiamo allora due punti da sviluppare:

  1. Una ricostruzione seria delle ragioni per le quali si è giunti a questa condizione e delle enormi responsabilità dell’insieme di quella che si è auto-definita nel recente passato “classe dirigente” (non solo politica beninteso) soprattutto sul versante della scissione operata tra azione pubblica e cultura avvenuta nella crisi complessiva degli strumenti fondativi della convivenza civile.
    Così si è creato un vuoto che ovviamente è stato riempito;
  2. La ricerca delle ragioni fondative per ritrovare un impegno diretto fuori dalle “Torri d’Avorio”, da sviluppare ciascheduno per la sua parte e con le proprie idee autonomamente conservate e rese visibili anche in politica tenendo assieme lotta all’indifferenza, spirito di scissione, tensione unitaria.
    Si tratta di costruire un’alternativa prima di tutto nella trama sociale e nella cultura sviluppando un lavoro diffuso rivolto soprattutto a produrre istanze di capacità critica, di proposta, di dedizione alla vita pubblica, di rinnovamento di una democrazia ormai logora.
    Occorre andare alle radici della disgregazione in atto, non limitandoci a indicarne i pur perversi effetti.

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