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Io sono mia

Una piccola riflessione sulla gestione del corpo femminile.

di: Roberta Danovaro,

29 febbraio 2016

Categorie: Diritti, Idee a sinistra, La Sinistra, Società

… se qualcuno ha un destino,

è un uomo. Se qualcuno riceve

un destino, è una donna.

Elfriede Jelinek

Le amanti

Secondo molti l’argomento basilare per sostenere l’analogia tra donne e natura è quello biologico: le donne sono più vicine alla natura che alla ragione e quindi pensano e agiscono in modo diverso, perché generano bambini.

Platone sosteneva che la differenza sessuale non fosse rilevante per decidere come uomini e donne dovessero essere educati, invece l’argomento biologico continua a riemergere in varie forme. Come possiamo confutarlo?

Essere donna, d’altro canto, appartenere a un certo genere, è una condizione determinata dai complessi contesti sociali e culturali in cui un essere umano vive: spesso include caratteristiche distinte a seconda del diverso ambiente in cui ci si trova.

Agire in quanto donna in circostanze sociali differenti richiede azioni, sentimenti e virtù definite.

 

Essere donna significa essere madri?

Chi si oppone alla gravidanza surrogata definendola “maternità” elargisce una sorta di unicità al legame fra gestante e feto, stabilisce le condizioni affinché il rapporto fra gravidanza e maternità tornino in uno stato di inscindibilità. Questo accavallamento di “certezze” naturali o sociali su quali basi è supportabile?

 

Cosa ci rende madri e chi può deciderlo?

Non stiamo mettendo in discussione solo l’ipotesi della surrogazione gestazionale, ma anche alcuni comportamenti già disciplinati come diritti dal nostro sistema normativo giuridico, come l’aborto, la possibilità di rinunciare alla potestà genitoriale e l’adozione.

Porre un divieto sulla volontà di quello che una donna desidera fare del proprio utero e corpo significa contestare altri temi apparentemente distanti, come la donazione di organi, l’eutanasia e il rifiuto a terapie intensive.

Prima facciamo un po’ di chiarezza:

La gravidanza assistita è una pratica che permette a coppie sterili (eterosessuali e omosessuali) di diventare genitori grazie a una donna che si propone di portare avanti la gestazione fino alla nascita.

Il seme e gli ovuli dei richiedenti (in alternativa tramite dei donatori) vengono fecondati in vitro e successivamente impiantati nell’utero. In definitiva la madre legale del nascituro sarà colei che ha trasmesso i geni e non quella che ha partorito.

Nessuna violenza quindi.

Sorprende non poco l’accanimento di numerose donne indignate (rigorosamente sui social), pronte a scagliare il tema del legame naturale in nome di un movimento femminista sconosciuto.

Le “femministe” che si battono contro la gestazione d’appoggio sostengono che la libera scelta di una donna non può essere collegata al bisogno economico, ignorando completamente opinioni e scelte altrui legate all’intimità, alle mancanze e alla rispettabilità di chi la pensa diversamente.

Lo sfruttamento di essere umani va osteggiato in ogni sua forma, spazio e condizione, ma non è questo il luogo per inveire all’ingiustizia sociale, non adesso.

Un diritto non è un obbligo, ma una possibilità di scelta.

Benvenuto piccolo Tobia.

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