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LA BANCA CATTIVA E LA BUONA POLITICA

Riflessioni sul caso spagnolo

Era il 2012 e il sistema bancario spagnolo stava collassando.La crisi finanziaria del 2008  si era abbattuta con particolare virulenza sulla penisola iberica .

La Spagna aveva conosciuto  dalla seconda metà degli anni 90 ai primi anni del nuovo millennio un’importante fase di crescita economica . Chi non ricorda la faccia sorridente di  José Luis Rodríguez Zapatero che annunciava trionfante il sorpasso economico della Spagna rispetto all’Italia ?

Tuttavia si trattava di un modello di sviluppo drogato da una gigantesca bolla immobiliare : la politica del denaro facile del capitale finanziario globale si era trasformata  facilmente in colate di cemento che hanno invaso  il territorio spagnolo. Basta percorrere le coste andaluse, valenziane e catalane per rendersi conto delle devastazioni ambientali causate dalla speculazione immobiliare.
Vi era un altro elemento che contribuiva a peggiorare la situazione, nel sistema bancario spagnolo avevano un peso esorbitante le  Cajas de Ahorros ( Casse di Risparmio) , banche medio-piccole di dimensione regionale, nei cui consigli di amministrazione sedevano esponenti della politica e dell’imprenditoria locale, e che si erano distinte per una gestione non proprio oculata del rischio. Per farsi  un’idea si potrebbe parlare di un caso Montepaschi  di dimensione sistemica.

Queste casse di risparmio con la caduta dei prezzi degli immobili e l’aumentare dei mutui in stato di insolvenza si sono trovate nella necessità di essere ricapitalizzate per non fallire.Il caos fu evitato attraverso un intervento massiccio dei governi europei  che misero a disposizione dell’operazione ben 100 miliardi di euro .

Venne creato un fondo per le ristrutturazioni bancarie (FROB) che nazionalizzò momentaneamente le banche in difficoltà e si stabilì, dietro pressione di Bruxelles, che i crediti deteriorati delle casse di risparmio unitamente alle garanzie patrimoniali (immobili) che li assistevano venissero cedute a un Banco Malo  ( Bad Bank) , la famigerata SAREB , allo stesso tempo una gigantesca  società di recupero credito e una mega società immobiliare che oggi gestisce più di 100.000 appartamenti relativi a prestiti ipotecari di dubbia esigibilità.
L’idea di base era quella di liberare i bilanci bancari da prestiti che non venivano più rimborsati, e che assorbivano gran parte delle riserve di capitale che si rendeva così indisponibile al normale esercizio dell’attività bancaria. Una banca quando presta dei soldi deve coprirsi dai rischi che assume tramite accantonamenti di capitale, la cui entità è direttamente proporzionale alla qualità del credito erogato. Avveniva quindi che il capitale delle banche spagnole era interamente assorbito dalle sofferenze sui mutui che avevano concesso.  Con la cessione degli attivi deteriorati le banche sopravvissute alla gigantesca operazione di ristrutturazione possono oggi vantare bilanci più solidi, mentre  alla SAREB  spetta il compito di recuperare nel tempo i soldi investiti  acquistando a forte sconto i crediti inesigibili delle banche, approfittando della risalita dei prezzi degli immobili, che nel momento peggiore della crisi sono arrivati a perdere anche il 40% del loro valore.
Si era creato un mostro. Una sorta di ufficiale giudiziario unico che non si faceva scrupolo di mettere letteralmente alla porta centinaia di migliaia di famiglie per requisire immobili che sarebbero rimasti chiusi in attesa di poterli rivendere sul mercato a prezzo maggiorato.
Contro l’aumento vertiginoso degli sfratti  e per difendere le persone, che dopo aver perso il lavoro si trovavano senza una casa e senza prospettive di una vita normale, già la mobilitazione degli Indignados del 2011 aveva creato reti di resistenza, solidarietà e lotta.
Da quell’esperienza nacque la Plataforma de Afectados por la Hipoteca (PAH), con il compito preciso di fornire assistenza legale ai cittadini interessati, fermare o ritardare gli sfratti con azioni mirate di disobbedienza civile non violenta e raccogliere petizioni  per modifiche legislative che fermassero o attenuassero la voracità degli speculatori.

Una lotta che sta cominciando a produrre i primi risultati concreti.  In Catalogna è stata presentata una proposta di legge di iniziativa popolare per far fronte all’emergenza abitativa, un’iniziativa popolare capace di raccogliere oltre 143000 firme e il sostegno dei principali comuni catalani. Da luglio, nonostante l’opposizione del partito popolare e della destra catalanista, la proposta è diventata legge.
Tra le misure più importanti vi è la norma sulle dazioni in pagamento, secondo la quale il debitore che non può ripagare il mutuo deve potersi liberare dal debito con la cessione dell’immobile ipotecato, l’impegno per le grandi istituzioni finanziarie di provvedere a forme di affitto sociale e l’obbligo, per le società che detengano più di 100 immobili sfitti, di cederli temporaneamente ai comuni che ne facciano richiesta per far fronte all’emergenza abitativa.
Nel  mese di giugno Ada Colau, la portavoce nazionale della PAH, è diventata sindaca di Barcellona grazie al sostegno popolare delle migliaia di cittadine e cittadini che hanno potuto contare in questi anni sulla sua passione e sul suo impegno . Ieri la nuova alcaldesa  ha ufficialmente chiesto alla SAREB consegna obbligatoria dei 562 appartamenti inoccupati che possiede nel comune di Barcellona.

 

Alberto Rotondo

Vive a Catania. Attivista politico antirazzista, antisessista e antispecista. Si interessa di questioni economiche e di politica europea e internazionale.

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