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La cena dei falchi

Le insalatine della crisi (di governo)

di: Daniela Mastracci,

9 dicembre 2016

Categorie: Politica Interna

Ieri sera De Angelis parlava del “secondo giro” e di un Mattarella alla “democristiana” che vorrebbe dilatare i tempi della crisi di governo, per dare tempo al PD e agli altri di “maturare”, e quindi proporre qualcosa che ad oggi, sull’onda dell’emotività, non hanno ancora messo a fuoco: insomma tempi più lenti per sbollire e riflettere, nella speranza che riflessione ci sia.
De Angelis aveva scritto della cena dei FALCHI già ieri, sull’Huffington Post. E per chi volesse farsi una domanda sulla coerenza di Renzi, l’articolo gli risponde bene. E anche noi altri, che stiamo a guardare, mentre loro mangiano a base di insalatine “della crisi” e architettano, si fa per dire, le future manovre, ci possiamo sentire soddisfatti, se ci siamo chiesti se Renzi se ne sarebbe andato: stavolta il NO lo dicono loro, i falchi. Non vogliono mollare palazzo Chigi. Sembra stiano sotto assedio medievaleggiante. Con tanto di principesse da salvare e cavalieri arditi, di certo però non “senza macchia” nè, mi pare “senza paura”. Ma in che mani siamo? Non vogliono mollare. Ma veramente dovrebbero star lì a palazzo Chigi per risolvere i nostri problemi, dovrebbero ravvedersi e tanto, dopo le bestialità che hanno prodotto, e non serve farne l’elenco, perchè a me ne basta già soltanto una : il jobs act! Cosa hanno dato ai nostri ragazzi? Cosa hanno proposto affinché non se ne andassero dall’Italia? Cosa propongono perchè escano dalle case dei loro genitori, dopo averli presi in giro chiamandoli bamboccioni? Come pensano che i giovani li stiano guardando? Se soltanto, i ragazzi, hanno un pò di visione delle cose reali, se hanno un genitore cassintegrato, una nonna malata, un fratello più grande che resta disoccupato, o appunto deve accettare l’umiliazione di un voucher; se guardano negli occhi una commessa di un supermercato, occhi stanchi di chi fanno lavorare anche a ferragosto, di domenica, tutti i santi giorni a testimoniare che di santi non ce n’è più per nessuno! Oppure se provano a domandarsi, quelli che riescono a stare a scuola, che cosa farò dopo? Di fronte all’interrogativo, che chi ha le spalle coperte non deve porsi, di fronte ad una domanda cruciale, che solo chi vive la condizione materiale infame in cui ci troviamo, affronta con un dolore, non da scelta esistenziale e professionale, come in un mondo migliore di questo sarebbe, ma una scelta tra mangiare e vestirsi e il nulla, di fronte a questo interrogativo i ragazzi vacillano e soffrono. Perché la loro, semmai ci fosse, è una scelta che non può includere nessun progetto, perchè i voucher ora ce li hai in mano, se ce li hai, ora già non ce li hai più. Non puoi contare su un’entrata che ti dia un minimo di stabilità, ma nemmeno un minimo di certezza che potrai ancora mettere, come si suol dire, un piatto sulla tavola, magari di insalatine dei falchi! Ieri sera Oliviero Beha ha detto che lessicalmente dire povertà è una menzogna, disconosce la vera dura realtà che invece si chiama miseria. Famiglie che non possono pagare le bollette, che devono stringere per sopravvivere…ecco io, che provo a scriverne, mi vergogno di scriverne, perchè devo usare l’immaginazione per entrare nelle case dove la gente sta soffrendo, ma anche io scrivo mentre bolle il latte e ho i biscottoni pronti con nutella e marmellata. Anche io non sono fededegna perchè non lo so come davvero stanno le famiglie in miseria. Posso soltanto provare ad immaginarlo. La Arendt diceva che occorre sapersi mettere al posto dell’altro per comprendere il mondo dell’altro. Io non lo so fare, ma lo posso evocare quel mondo dell’altro e testimoniare, dati alla mano, che quel mondo di miseria c’è eccome. E per esempio ce lo abbiamo sotto il naso noi qui in provincia di Frosinone anche senza dover guardare troppo più in là, come se il problema riguardasse altre realtà. No sta qua in casa nostra, e si chiama disoccupazione cronica, incancrenita. Si chiama 135.000 senza lavoro. Cosi si chiama. E provare ad immaginare che non riescano a fare la spesa o a pagarsi affitto e bollette, quelle cose là, quelle che diamo per scontate, non è difficile. Non è difficile provare ad immaginarlo. E allora immaginiamolo, e immaginiamolo mentre costoro mangiano insalatine perchè, poverini, sono innervositi da un voto che li ha schiaffeggiati, o si chiedono come mai li odiamo tanto col viso incredulo, esterrefatto, oppure dicono solo che non ci abbiamo capito niente. Come Chicco Testa nel suo tweet quando finisce con “c’è altro da aggiungere?” E’ lui che non lo aggiungerei da nessuna parte. E invece da aggiungere c’è eccome! Se ti chiedi una pò di geografia del voto, lo vedi subito da dove viene il No: dai meno abbienti, dagli impoveriti, da quello che chiamiamo “disagio sociale”, che a dirla così non pare tanto brutto, ma dietro quelle parole ci sta la miseria, altro che solo disagio; e ci sono i giovani che al voucher non ci credono per niente, e nemmeno alla buona scuola che di buono ha dato solo che gli insegnanti tornassero a scioperare il 5 maggio 2015, in massa, ma di nuovo senza essere minimamente ascoltati, perchè il governo ha tirato dritto, veloce come il vento, verso la terra promessa che però hanno promesso, chi non si sa (?), solo a loro. Ecco allora, alla cena dei falchi si sono seduti gli irriducibili che non sanno niente del popolo che pretendono di governare, che hanno spaccato il paese con riforme che hanno prodotto diseguaglianza e che hanno mortificato l’articolo 3 della Costituzione, ma soltanto per citare la punta dell’iceberg. E ci hanno costretti a sudare sopra la legge elettorale, che adesso spudoratamente qualcuno sventola come legge in vigore e quindi da utilizzare: una legge scellerata che non fa parlare i cittadini mettendogli il bavaglio di un premio di maggioranza indecente. E per giunta che vale solo per una Camera: e questo da un governo che vanta governabilità, alla faccia! E ancora, ci hanno fatto sudare sopra gli articoli e i commi della riforma, che abbiamo respinto, ma che ci ha portati “sotto natale”  con la scadenza forcaiola della Legge di Stabilità e della Legge di Bilancio. E poi, in attesa della Consulta (il 24 gennaio, pare) loro architettano…Ma ecco che spunta l’obiettivo della mezza stagione inverno-primavera! De Angelis affonda “Ecco dunque il piano dei falchi. Che pare abbiano convinto il Capo: “Matteo si dimette. Facciamo finta col governo istituzionale, con l’obiettivo di farlo fallire. A quel punto ci chiederanno di rimanere. E a palazzo Chigi o resta Matteo o mettiamo Gentiloni, con Lotti che rimane sottosegretario alla presidenza”. Perché non si sa mai. Il prossimo anno ci sono in agenda nomine che rappresentano il cemento di qualunque governo. Già si parla, per i primi mesi del prossimo anno, di un cambio dei vertici Rai e del direttore generale del Tesoro Vincenzo La Via. E poi in primavera si passa ad Enel, Eni, Poste, Finmeccanica, Terna e tanti altri consigli di amministrazione. Gran finale, Banca d’Italia, col mandato di Ignazio Visco che scade nel 2017. Chi le gestisce? Il prossimo governo”

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