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La popolarità di Macron e l’illusione della governabilità

Non può essere semplificata con illusioni plebiscitarie.

Secondo un sondaggio pubblicato nei giorni scorsi dall’Ifop, tra i più antichi istituti francesi di rilevazione dell’opinione pubblica, la popolarità di Emmanuel Macron sarebbe crollata di ben 10 punti percentuali dopo pochi mesi dalle elezioni presidenziali e da quelle legislative. Si tratta di un dato piuttosto allarmante se si considera che solo Jacques Chirac aveva fatto peggio nel 1995.
Lo scorso giugno, nel voto per il rinnovamento dell’Assemblea Nazionale, il partito dell’attuale Presidente della Repubblica, En Marche!, si era affermato a poco più del 32% dei consensi, superando largamente il numero di seggi necessari per ottenere la maggioranza assoluta. Tuttavia, l’affluenza aveva raggiunto il minimo storico, attestandosi intorno al 50%: un francese su due non era andato a votare.
Molti osservatori, anche in Italia, hanno accolto positivamente l’esito elettorale all’insegna della tanto sperata governabilità. Alcuni di loro hanno addirittura rimpianto l’Italicum – legge elettorale bocciata dalla nostra Corte Costituzionale – poiché si prefissava lo stesso scopo, seppure con numerose differenze dal modello francese.
La scelta tra governabilità e rappresentanza costituisce il presupposto di ogni sistema elettorale, ossia l’architrave del circuito democratico dal quale scaturisce il rapporto tra governati e governanti. Cosa si intende, però, per governabilità e rappresentanza?
Nella sua critica alla riforma costituzionale Renzi-Boschi, Gustavo Zagrebelsky definisce “governabile” chi si lascia docilmente governare senza interrogarsi su chi governa. La democrazia degenera così in un linguaggio demagogico e in rassicurazioni vuote, “in una materia passiva, irresponsabile e facile alla manipolazione”. Al contrario, ciò che occorre è un governo, inteso come “idee e progetti politici capaci di suscitare consenso, partecipazione e sostegno”.
Questo approccio è stato condiviso da Massimo D’Alema, in “Fondamenti per un programma della sinistra in Europa”, articolo pubblicato su Italianieuropei lo scorso 30 dicembre: “non c’è governo – soprattutto se per governo si intende la guida di un processo di trasformazione sociale – che possa prescindere dalla partecipazione consapevole della maggioranza dei cittadini e dal contributo attivo dei corpi intermedi della società”.
La governabilità, insomma, è un processo certamente più profondo di un artificio in grado di tradurre (e alterare) il numero dei voti espressi in seggi parlamentari. Non può essere semplificata con illusioni plebiscitarie o accentratrici a scapito degli inputs, ossia delle forme di accesso dei cittadini alle istituzioni.
La retorica dell’uomo forte al comando ha ridotto i partiti ad appendici elettorali e a megafono del capo. Un meccanismo di costruzione del consenso che si basa esclusivamente, ed unidirezionalmente, sulla comunicazione, si dimostra incapace di raggiungere (e comprendere) le periferie del sistema ed i luoghi del conflitto. Questa strategia finisce per considerare in senso dispregiativo ogni forma di protesta sociale, di cui non si comprendono le ragioni, etichettandola come “populismo”.
La centralità dei corpi intermedi costituisce senza dubbio il fondamento della democrazia rappresentativa. Pertanto, bisogna essere cauti nel sovrapporre il principio della rappresentanza con il sistema proporzionale. Quest’ultimo, sebbene possa rappresentare attualmente uno strumento di protezione dalle spinte oligarchiche, trova la sua piena legittimazione in presenza di partiti forti e ben strutturati nella società. La rappresentanza, quindi, dipende da variabili esogene al sistema elettorale in senso stretto.
Allo stesso modo, il processo di costruzione delle alleanze, al centro del dibattito odierno tra le sinistre, non può tenere separato l’aspetto politico da quello sociale. La ricerca del compromesso deve necessariamente essere funzionale a (ri-)equilibrare le istanze di classi sociali differenti, altrimenti rischierebbe di essere concepita come una semplice operazione di spartizione delle cariche.

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