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La sinistra non abbandoni l’ambizione del partito di massa

il movimento pattista deve essere il passato

In sostanza il referendum del 4 dicembre ci comunica una cosa molto semplice: un NO principalmente rivolto alla frammentazione partitica italiana, un no oltre la costituzione e il merito del referendum, un no oltre il Partito Democratico e senza questionare ulteriormente, un no di sconforto senza precedenti. Un grido disperato rivolto alla politica.

Ed è chiaro a tutti, che ormai viviamo in una situazione di grande complessità soprattutto a livello internazionale, ove si inseriscono in questo scenario globale una serie di altri eventi particolari, come la guerra in Siria, l’Isis, l’esplosione dei flussi migratori verso l’Europa, l’accordo sul nucleare iraniano, le oscillazioni del prezzo del petrolio, la crisi dell’euro. Una situazione chiaramente destabilizzante. In pratica, fin ora eravamo abituati a vedere il mondo sotto un’altra ottica. Chiunque, in Italia dal 1962 al 1985, era perfettamente al corrente della posta in gioco nello scacchiere della guerra fredda. Si sapeva davvero come stavano le cose, gli attori, il ruolo della destra, della sinistra e quello decisivo del Papa. Un’altra storia. Lo scenario attuale, invece, se pur più preoccupante, è completamente diverso, molto più complesso, finanche la politica è destabilizzata dai continui mutamenti, poco chiari che lasciano intravedere possibili condizioni azzardate. Uno scenario, dunque, alimentato dall’ utilizzo del web verso la deriva della regressione. Nel frattempo, tutti i fattori interni ed esterni al sistema capitalistico vanno avanti per la loro strada; la politica, invece, sempre più disattenta, si abbandona ai populismi di destra e in parte anche di sinistra.

Un quadro che non lascia intravedere possibili speranze di cambiamento, soprattutto da quando lo straordinario movimento operaio ha smesso, forse per le continue sconfitte, di intraprendere la strada della lotta, pertanto, di conseguenza, sono terminate le esperienze partitiche comuniste e di sinistra. Una storia, quella, che non c’è più. A tal proposito, credo tocca mettere insieme le (poche) forze di cui ancora disponiamo. Una sinistra che, se non vuol morire di settarismo e marginalità, per forza di cose, deve essere in grado di allargare un fitto dialogo con quelle parti di popolo democratico che vanno dai seguaci di Papa Francesco ai comunisti, dai comitati civici ai collettivi ecoambientalisti, dalle organizzazione per i diritti civili alle associazioni per la solidarietà umana; le uniche realtà esistenti oggi. Con questi propositi, credo sia possibile aprire la partita, forse quella più fiduciosa del campo largo progressista, solo così, coinvolgendo parti sociali ampie, si può ambire al partito di massa. Diversamente, non mi convince affatto, la scommessa velleitaria dell’isolazionismo settario, rischioso su certi aspetti e destinato a raggiungere decimali paragonati a poche migliaia di voti; una storia che conosciamo già. Pertanto reputo lo scorso referendum del 4 dicembre un momento politico estremamente positivo, semplicemente perché si è arrivati a lavorare insieme, gomito a gomito, territorio per territorio, soprattutto perché abbiamo, in non poche occasioni, spiegato bene le nostre ragioni e le differenze con il no pentastellato e leghista. Si tratta di creare spazi fisici che promuovono protagonismo, incontro, azione diretta, organizzazione, sostegno; punti di attività che utilizzano appieno tutte le risorse, anche quelle pubbliche, in forma autogestita, aperta e democratica; un territorio di iniziative che si pone fuori dal rispetto delle regole capitalistiche. Una sinistra che sappia individuare senza se e senza ma l’origine di tutti i nostri mali: il capitalismo. Un capitalismo che ha reso il mondo un luogo troppo ostile. Un mondo in cui l’umano troppe volte è messo in disparte, un mondo in cui il lavoro è alienante e la disoccupazione è alimentata da una flessibilità che crea pochi posti di lavoro e molti licenziamenti; esistono poi i mercati, le speculazioni, in ultima istanza le crisi. A chiusura dei sacchi, c’è tanto da fare. La sinistra, per il momento, deve essere in grado di dire solo due cose chiare ed esplicite: incompatibilità con l’attuale politica Renziana; piena attuazione della Costituzione. E’ questo a mio avviso è il filo che non va lasciato cadere.

Certamente, anche nel campo largo progressista, si potrebbero intravedere rischi e pericoli, in relazione soprattutto alle diverse e differenti tradizioni politiche e anche da visioni differenti dal punto di vista ideologico, ma tutti siamo d’accordo sul fatto che abbassare stipendi e ridurre i diritti mette in pericolo la democrazia, tutti siamo d’accordo che la Costituzione Italiana va difesa e attuata. Infatti, la Costituzione, si basa su un programma politico sociale opposto a quello fascista e a quello capitalista. Non mancano, nella nostra straordinaria carta costituzionale, importanti riconoscimenti alle libertà individuali e sociali, rafforzate da una tendenza solidaristica di base. Partire dalla costituzione, dai diritti, dal lavoro, vale a dire costruire un percorso politico nuovo, alternativo alle attuali compagni di governo. Nessun patto, perché non hanno una forte tradizione nella “famiglia della sinistra”, ma un partito vero e proprio. E’ questa la sfida ambiziosa. Il movimento pattista attualmente, è ancora in corso all’interno delle sinistre, ed è il prodotto di un tempo. Per questo dobbiamo tutti voltare pagina. Speriamo di riuscirci.

Luigi Nappi

Sono nato nel 1985 a Nola, una cittadina della provincia napoletana, territorio vittima della camorra e dallo scellerato inquinamento ambientale definito "terra dei fuochi". Per questo ho scelto di lottare per una realtà diversa, a partire dalla realtà stessa. Scelsi di militare nel partito della rifondazione comunista e per circa dieci anni, ho intrapreso battaglie molto dure in un territorio molto complicato, in difesa del lavoro, a sostegno della legalità, a tutela dell' ambiente e dei beni comuni. Attualmente, insieme a tanti compagni, abbiamo dato vita ad un associazione politica culturale chiamata FRASTUONO, per la crescita del paese verso uno sviluppo armonico, sociale, culturale e morale. Seguo, con interesse i lavori costituenti per un partito della sinistra alternativa, conscio del fatto che essere comunisti e di sinistra è sempre stato difficile, oggi più che mai.

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