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La Sinistra o sarà anticonsumista o non sarà affatto

La Sinistra avrà un ruolo ed un futuro? Se sì, quali saranno?

Qualunque cosa nasca sulle o dalle ceneri della Sinistra, su qualunque strada le vestigia delle diaspora rossa si ritroveranno a marciare nella stessa direzione, qualunque sia il contenitore, nostro dovere è quello di mantenere vivi alcuni contenuti e, soprattutto, il legame ideologico che li tiene insieme.

La politica, intesa come attività che modifica il mondo in cui si vive in base all’idea regolativa del mondo che si vuole, è in contraddizione con sé stessa poiché, pur ammettendo che possa esistere ancora l’ambizione di riferirsi ad idee regolative di interpretazione del mondo (quelle che un tempo si chiamavano ideologie), l’evidenza empirica svela la conclamata incapacità della politica di tradurre in realtà, in azione concreta, quell’ispirazione/aspirazione, l’incapacità, cioè di tener fede alla prima parte della definizione di cui sopra.

Perché avviene questo?
Perché una nazione intera (leggasi, a titolo di esempio, la Grecia) si esprime in un senso mediante un Referendum e, nonostante ciò, la volontà politica di quel popolo (che, fino a prova contraria, in democrazia è il sovrano) dimostra di non disporre della forza necessaria per imporsi sopra le regole tecniche del fantomatico establishment?

Perché nell’età della tecnica il ruolo del sovrano (il demos) è esautorato da colui che, nato come suo funzionario (la techné), ad un certo punto si è reso conto che a furia di fornire servigi al sovrano su ogni settore, assistendolo sempre più, togliendogli via via sempre più incombenze, il sovrano era diventato ormai incapace di adempiere al suo ruolo senza essere costretto a ricorrere all’assistenza del funzionario.
Questo ribaltamento dei ruoli, quindi ha dato al funzionario (quindi alla tecnica) il potere sostanziale di decisione e ha lasciato al sovrano (quindi la politica) la possibilità di esprimere il suo ruolo solo a condizione di essere d’accordo col funzionario.
Alla luce di questa presa d’atto, la Sinistra deve essere in grado di uscire da questo schema e rivendicare per sé e per la politica in generale, il primato sulla tecnica.

Se a questo punto è lecito supporre che si sia pressoché tutti d’accordo, le dolenti note iniziano a farsi sentire quando si tratta di delineare una strategia in grado di ribaltare nuovamente i ruoli in considerazione di quanto velocemente (b)analizzato e decidere se si vuole rassegnarsi alla perdita di autorità della politica nei confronti della tecnica, o se invece si vuole cercare di invertire la tendenza, consapevoli che nel perseguire questo obiettivo, il sovrano non ha altra scelta: dovrà rivolgere la propria sfida al funzionario, sebbene le armi a sua disposizione siano molto meno efficaci rispetto a quelle di cui dispone il funzionario.

Io, nonostante tutto, mi ostino ancora a propendere per la seconda ipotesi. A tal proposito, però, ritengo che, essendo lo schema appena illustrato strettamente connaturato alla struttura capitalistica occidentale, non si possa uscire da questa contraddizione senza mettere in discussione l’intero assetto della società, quindi il sistema capitalistico in quanto tale.
In altre parole, temo che la riproposizione di qualsiasi union sacrée che non abbia anche il coraggio di proporre un’alternativa al capitalismo, si scontrerà di nuovo con la contraddizione che oggi ci schiaccia.
Nei nostri partiti quasi nessuno, pur definendo se stesso socialista o comunista, lotta davvero per una società socialista, quasi nessuno crede davvero nel superamento del capitalismo, la stragrande maggioranza dei nostri militanti si accontenta di una prospettiva di “correzione” delle storture capitalistiche, considerando fukuyamamente impossibile l’alternativa allo stato di cose presente, inciampando, però, nella contraddizione storica in cui viviamo oggi: quella per cui il luogo delle decisioni non è più la politica come oggi la intendiamo, ma la tecnica.
Alla fine di tutto, fare politica a Sinistra in queste condizioni non sortisce alcun effetto, e viene percepito come un esercizio inutile.
I risultati elettorali sono in linea con questo sentire.

Come uscire da questo schema?

Innanzitutto dovremmo renderci conto del mondo che ci circonda e approfondire questa analisi, nel pensiero e nell’elaborazione, in modo da metabolizzarla, capirla bene e leggere con chiarezza alla luce di questa lente, quindi il nostro mondo intellettuale di riferimento dovrebbe uscire dalla turris eburnea dell’autoreferenzialità per diffondere questo punto di vista fuori dal contesto esoterico e portarlo all’interno del dibattito comune. Ma, al di là di questo, la Sinistra deve fornire proposte alternative che siano concrete nel mondo reale, e che siano fuori dal circuito del mercato. Abbiamo il territorio che cade a pezzi, i ponti che cadono, le dighe che crollano e le case che si sgretolano alla prima scossa di terremoto?
Allora si proponga davvero, con la concreta intenzione di realizzarlo non solo a parole, quel grande piano di investimento per la ristrutturazione e la messa in sicurezza nazionale, con soldi pubblici e fuori dalle logiche del profitto, in modo da creare lavoro e migliorare le condizioni di vita collettive.
“Sì, bello.. Lo diciamo da anni, ma i fondi non ci sono”, si dirà.
Eh no. I fondi ci sono, invece, se si vanno a prendere dove le risorse si trovano: nella finanza e nella rendita, nei profitti delle grandi multinazionali e nell’evasione fiscale.

Ed è qui che muore l’utopia (ma non nel senso inteso da Marcuse) dei nostri militanti ex-socialisti ed ex-comunisti, muore nella consapevolezza che i nostri Dirigenti non hanno il coraggio di sfidare apertamente quegli schemi all’interno dei quali siamo impantanati.
Che senso ha, allora, parlare di partito rosso-verde?
Che senso ha l’espressione eco-socialismo?
Che senso ha parlare di sostenibilità se non si ha il coraggio di dire che consumiamo troppo?
Non si può coniugare nella stessa casa la morale del servo e quella del signore, il rapporto che lega l’una all’altra è un rapporto dialettico, conflittuale, in costante riequilibrio e in constante opposizione.
Spetta a tutti, e quindi anche alla Sinistra, scegliere una delle due parti e immaginare il mondo in conseguenza a quella scelta.

Il tempo delle scelte al ribasso, delle mediazioni, dei compromessi temporanei è ormai finito.
Nessuno ci obbliga a costruire la Sinistra per forza, probabilmente il mondo sarà in grado di trovare un proprio equilibrio anche senza di essa, ma se questa prospettiva non ci sta bene, allora si abbia il coraggio di farla davvero, questa benedetta Sinistra, non con una etichetta, non con la nostalgia, ma con il coraggio e la paura di spezzare lo schema dominante, con la consapevolezza di iniziare una battaglia probabilmente più grande di noi, con la certezza di subire i colpi della reazione di chi non sarà disposto a veder vacillare le proprie posizioni di privilegio e con la responsabilità, se davvero si vuole fare, di farlo fino in fondo a qualunque costo, altrimenti si desista da subito, si parli chiaro e ci si dedichi, tutti quanti, ad attività più redditizie per l’umore e per la salute, ve ne sono a iosa, dal bricolage al turismo enogastronomico.

Tempo da perdere, personalmente, non ne ho più, e anche la voglia di mettere energie e risorse a disposizione di progetti timidi e, in fin dei conti, inutili, inizia a scarseggiare.
Sono, però, ancora disposto a mettere a disposizione fino all’ultima goccia di energia, a condizione che ne valga davvero la pena.
Esattamente come il ragazzo di Zabriskie Point, anche io sono disposto a morire, ma non di noia.

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