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La sottomissione all’economia, origine dell’antipolitica

Per un nuovo dominio della politica sull'economia

di: giulio di donato,

2 Marzo 2016

Categorie: Archivio

Dentro la crisi economica sono esplose la crisi della democrazia rappresentativa e la crisi dei partiti. Tutte in qualche modo figlie di quel processo di ritirata della politica sul terreno dell’economia che ha caratterizzato quest’ultimo trentennio di dominio neoliberista. Dalla stretta mortale con il neoliberismo è nata una politica dimentica dei propri alti doveri, che si è ritratta da quella che è la sua funzione principale, ovvero il governo dell’economia. Normale, poi, che una politica così “inadempiente” presti il fianco alla cosiddetta antipolitica, che tanto piace ai potentati economici.

Difatti, più è debole e delegittimata la politica, più sono forti le grandi oligarchie economico-finanziarie, che sono la vera Casta da combattere.
La democrazia rappresentativa senza i partiti si svuota e perde di significato. La sfiducia verso i partiti e, di conseguenza, verso le istituzioni democratiche nasce dalla percezione della loro comune inadeguatezza e incapacità nell’affrontare, governare ed orientare i processi economici, e quindi di intervenire in positivo sulle condizioni materiali di vita delle persone. Questo in un contesto di crisi parallela della sovranità statuale, della democrazia nazionale, incapace di governare processi che, sovrastando i singoli stati, si determinano in una dimensione oramai europea e globale. Mai come oggi le decisioni fondamentali che riguardano l’economia o non arrivano agli organi rappresentativi o se arrivano vi arrivano prese in altra sede, in una sede in cui la stragrande maggioranza dei cittadini non ha alcuna voce in capitolo.
Insomma, la questione fondamentale è creare le condizioni perché la politica, finora subalterna al potere economico, possa riaffermare il proprio primato sull’economica. E restituire poteri e funzioni alle istituzioni democratiche paralizzate e indebolite prima dalla globalizzazione neoliberista, poi dal cosiddetto “pilota automatico” messo in moto dalla tecnocrazia europea.

Il problema, però, viene abilmente e falsamente spostato altrove, in quella architettura istituzionale che secondo alcuni impedirebbe alla decisione politica di esprimersi ed articolarsi come dovrebbe. La soluzione proposta è ben nota: il presidenzialismo. Così, in questa fase storica di predominio assoluto dell’economia e del mercato, la politica, ora atrofizzata, rientrerebbe surrettiziamente sul proscenio nella persona dell’uomo solo al comando che apparentemente su tutto può, ma che nei fatti su ben poco può decidere. Dentro uno schema simile a quello statunitense. Tutto questo al netto dei rischi di una possibile curvatura in senso autoritario del nostro sistema istituzionale.

Così discorrendo, trovarsi a ribadire alcuni convincimenti e propositi: ferma e decisa tutela della forma parlamentare della nostra Repubblica, la sola che può contenere eventuali spinte populistico- autoritarie; netta preferenza per una legge elettorale di natura proporzionale che privilegi il principio della rappresentanza al feticcio della governabilità; superamento del bicameralismo perfetto in alternativa al puro e semplice dimezzamento del numero dei parlamentari (la rappresentatività non è un costo ma un valore, e ridurre drasticamente il numero dei parlamentari, così come ridurre il numero dei consiglieri regionali e comunali, sono misure certamente simboliche, ma che avrebbero risultati economici modesti, e persino qualche effetto negativo nel momento in cui andrebbero a comprimere la rappresentatività degli organi di rappresentanza popolare); rafforzamento dei momenti di democrazia diretta presenti nel nostro ordinamento a partire dalla necessità di una nuova disciplina per le proposte di legge di iniziativa popolare affinché sia davvero obbligatorio il loro esame da parte delle Camere, permettendo che il loro iter presso le commissioni parlamentari possa essere seguito direttamente dai promotori; infine, una chiara posizione di favore per il principio del finanziamento pubblico alla politica a tutela della sua indipendenza e autonomia dai poteri economici, sebbene ricondotto a criteri della massima trasparenza e sobrietà.

 

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giulio di donato

Romano. Militante di base. A Sinistra, in direzione ostinata e contraria.

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