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LE PORTE GIREVOLI

La corruzione, la lotta dei forestali in Sicilia e il silenzio dei media.

di: Alberto Rotondo,

31 gennaio 2016

Categorie: Archivio, Politica Interna, Sicilia

L’art. 318 del codice penale disciplina il reato di corruzione per atto d’ufficio, condannando alla pena della reclusione  “il pubblico ufficiale, che, per compiere un atto del suo ufficio, riceve per sé o per un terzo, una retribuzione che non  gli è dovuta”.
Brutta cosa la corruzione,  la cronaca quotidiana è piena di notizie che svelano le marachelle di questo o quel funzionario infedele,  e anche di politici corrotti è fatta tristemente la storia della democrazia.

Oggi  in Sicilia sono stati arrestati  il prof Lo Bosco, amministratore delegato della Rete Ferroviaria Italiana,  e due alti dirigenti del Corpo Forestale perché accusati di aver ricevuto tangenti per svolgere il loro lavoro, che riguarda la prevenzione degli incendi .

La notizia è di quelle che fanno ribollire il sangue, in una regione che ogni anno perde migliaia di ettari di foreste a causa degli appuntamenti estivi con i roghi e dove decine di migliaia di addetti della forestale rischiano di rimanere senza lavoro a causa di una regione sull’orlo del fallimento.In questo momento la città in cui vivo, Catania, è letteralmente bloccata dalle vivaci proteste dei forestali. Stiamo parlando di  ventiquattromila lavoratori che, in assenza di un intervento del governo centrale, domani saranno senza stipendio e senza lavoro.

L’atmosfera che si respira è da rivolta sociale, dalle principali città siciliane  allo svincolo di Scillato sull’autostrada Catania Palermo,   mentre sabato i sindacati scenderanno in piazza contro il governo regionale e nazionale.

E’ chiaro che questo è  anche il risultato dello scambio clientelare fra la peggiore classe politica e un popolo lasciato deliberatamente in condizioni di sottosviluppo, ma fa ugualmente raggelare  la prospettiva di migliaia di famiglie che da domani rischiano di scivolare nella povertà.
Ma vi è un’altra corruzione che nessun magistrato condannerà mai, perché le leggi non glie lo consentono. E’ una corruzione più insidiosa perché investe il senso stesso della politica, che smette di essere  il più alto servizio che si possa rendere alla comunità degli uomini, per diventare il luogo laido dei traffici e degli intrallazzi per garantire carriere individuali e rendite oligopoliste.

Che dire  infatti di un politico come Gerhard Schroeder che,  dopo aver guidato la più ricca e potente nazione del continente europeo,  accetta la nomina della russa Gazprom  a capo del consorzio  Nord Stream Ag ,  che avrebbe costruito e oggi  gestisce  l’omonimo  gasdotto che attraverso il mar baltico porta il gas russo in Germania?

Non sarà un corrotto nel senso giuridico del termine, ma ha venduto l’influenza e le conoscenze acquisite quando era cancelliere federale alla potente azienda di stato russa.
In questi giorni il tema dei conflitti di interessi e dei rapporti poco limpidi tra le multinazionali del capitale globalizzato e le istituzioni politiche è tornato di attualità.

Ieri infatti il CEO ( Corporate Europe Observatory), un gruppo di ricerca e studio sulle attività di lobbying delle grandi imprese multinazionali in Europa, ha pubblicato un rapporto secondo il quale circa un terzo dei componenti dell’ultima Commissione Europea, presieduta dall’ex premier portoghese Barroso, oggi  rivestono importanti cariche nei consigli di amministrazione delle grandi imprese.
Ovviamente il primato spetta a lui, José Manuel Durão Barroso , che riesce a collezionare ben 22 incarichi e che dal mese di maggio di quest’anno è a capo del prestigioso club Bilderberg .
Per questo motivo è stato definito  “ il re delle porte girevoli”, quelle che portano  dalle stanze paludate del governo europeo di Bruxelles ai saloni altrettanto prestigiosi dei campioni del capitalismo globale.
Un gigantesco conflitto di interesse di cui ovviamente non abbiamo traccia nei media di casa nostra.
I giornali e le televisioni che ieri pompavano ad arte la protesta, tra il ridicolo e l’inquietante, dei forconi  oggi chiudono gli occhi sulla sofferenza di decine di migliaia di lavoratori in lotta per il loro lavoro.
Sono gli stessi organi di informazione che  ci hanno minuziosamente informato sui gusti enologici del sindaco di Roma, con annesse interviste a ristoratori ben preparati sulla materia. Gli stessi moralizzatori che hanno montato ad arte lo “scandalo”, con lo sgradevolissimo commento omofobo di qualche politico pagliaccio,  di un ex presidente di regione che addirittura prenderebbe una pensione di 5000 euro lordi al mese.
Questi stessi pennivendoli oggi ignorano il conflitto di interesse, o meglio, la corruzione legale  che vive nel cuore dell’Europa.

 

 

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Alberto Rotondo

Vive a Catania. Attivista politico antirazzista, antisessista e antispecista. Si interessa di questioni economiche e di politica europea e internazionale.

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