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Le regionali siciliane e la paura di perdere di Matteo Richetti

Tra minestroni e capri espiatori

C’è un filo conduttore che collega le elezioni regionali siciliane con le elezioni nazionali.
Storicamente la Sicilia si è rilevata un incubatore, un laboratorio che, a torto o a ragione, ha anticipato il trend politico nazionale.
 
Il quadro politico è ormai delineato: il centro destra si è riunito attorno alla figura dell’ex missino Musumeci, il M5S è una realtà consolidata, il centro sinistra (dicitura politica, assolutamente, inopportuna dato che uno dei partiti che compone la coalizione si chiama Nuovo centro destra!) che propone la figura di Micari e la sinistra siciliana che scommette sulla figura di Fava. In realtà, potrebbero competere altre due “sinistre”: quella dell’ambiguo Rosario Crocetta che finora è stato completamente snobbato dal suo partito e quella più movimentista di Ottavio Navarra dal quale potrebbe arrivare un atto di grande responsabilità, ovvero un ragionevole passo indietro, per convergere, tutti insieme, su Fava.
 
La conferma che questo scenario potrebbe ripetersi su scala nazionale non viene solo dalla tradizione ma direttamente dalle parole di Matteo Richetti rilasciate sul quotidiano “La Stampa”.
Matteo è un renziano di ferro di quelli che non si piega e non si spezza. Non a caso, l’altro Matteo, ovvero l’eroe dei mille giorni, ripone molta fiducia nelle sue capacità organizzative e mediatiche.
Richetti ha immaginato, in vista delle prossime politiche, un “listone unico” alla camera con Renzi (PD), Pisapia (Campo progressista), Calenda (ex Scelta civica) e Alfano (NCD). Insomma, un minestrone ben condito che, per la varietà degli ingredienti, supera di gran lunga la minestra di San Giuseppe tipica della migliore tradizionale culinaria siciliana.
 
A proposito di Sicilia e di minestre, Richetti ha criticato la scelta di MDP e SI di non aderire al progetto Micari che lui, ispirato da chissà quale musa greca, definisce “civico” con all’interno politici di lungo e medio corso come: Castiglione, Alfano, Cardinale, Faraone e così via.
 
Dunque, nell’auspicato “listone unico” non è prevista (per fortuna!) la presenza di MDP e SI mentre in Sicilia, secondo l’autorevole esponente renziano, “la loro scelta di non stare nel patto civico costruito col centrosinistra di Pisapia e Orlando indebolisce il nostro schieramento”.
 
Più verosimilmente, Richetti, Renzi e company sono alla ricerca di un capro espiatorio da sacrificare in nome di una certa sconfitta. Inoltre, come se non bastasse, Pisapia non ha ancora scelto da che parte stare.
Per questo motivo, queste analisi grossolane fanno pure tenerezza.
 
La nuova sinistra considera il partito democratico un interlocutore per il presente e per il futuro; a patto che, il perimetro delle alleanze deve essere necessariamente chiaro, lineare e, soprattutto, coerente. Pasquale Cucchiara

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