Esse - una comunità di Passioni

L’intervento di Alessandro Fatigati

ESSEblog alla plenaria di COSMOPOLITICA

C’è un dato che in queste settimane ha contaminato le nostre parole indignate, ma che forse non ha stimolato con altrettanto fuoco vivo le nostre riflessioni più profonde, quelle meno scontate, quelle capaci di gettare non solo il cuore oltre l’ostacolo, ma anche lo sguardo, per orientare un pensiero lungo.

Quelle riflessioni che in definitiva distinguono la politica dalla pura e semplice gestione dell’esistente. E il dato è questo: meno di cento persone al mondo possiedono più delle risorse disponibili all’altra metà del mondo.

Se alla politica consegnamo un ruolo più nobile, più virtuoso della battaglia dei posizionamenti, se la concepiamo come sguardo curioso della realtà; e se di quella realtà la sinistra è la forza trasformatrice, quel dato dovrebbe condizionare il nostro dibattito più di ogni altra questione, più di ogni valutazione tattica, più di ogni strategia di più o meno lungo respiro.

Quel dato, dove la politica si fa storia – e non solo commento della storia, – sconvolge oggi teoria e prassi, supera categorie, le travolge, la invade, cancella schemi precostituiti. Ed è così che una forza di alternativa governa la Grecia, e al contempo due forze di alternativa in Spagna in questi giorni provano a formare un’esperienza di governo con il partito socialista del proprio Paese.

È proprio in questa chiave – la chiave della politica che cambia il corso materiale della storia – che i blocchi granitici europei oggi vacillano, sgretolandosi impacciati, e il dibattito sul contrasto alle politiche di austerità in alcune delle economie più potenti del mondo diventa egemonico.

Lo diventa nell’Inghilterra di Jeremy Corbyn e perfino negli Stati Uniti d’America, dove in queste ore per la prima volta i sondaggi nazionali danno Bernie Sanders vincente alle primarie democratiche.
Gli schemi precostituiti che saltano, la storia che irrompe e sconvolge certezze, lontano da qualunque determinismo.

Di fronte all’impeto di questi mutamenti, mi persuade sempre più l’idea che l’unica sinistra utile – non a noi stessi – sia quella che prima di montare le barricate al suo interno per condannare o difendere questa o quell’alleanza, le monta nelle strade e nelle piazze, essendo capace di intercettare emozioni, condividere un pensiero presente, proiettare nel futuro una visione del mondo. Una sinistra nuova nelle pratiche, non solo come motto stantio da ripetere ogni volta che si ricomincia. Una sinistra capace di guardare oltre il proprio dito e osare laddove il titolo di questa tre giorni ci richiama: al cosmo, al destino inteso come scelta collettiva, alle questioni che fanno tremare le vene e i polsi alle persone in carne d’ossa.

Al popolo, nuova parola antica, con cui bisogna stringere un vincolo di laica sacralità, che vada oltre le tattiche precostituite. Dobbiamo essere capaci di tornare a interrogare la realtà, quella grande che si muove come un inestricabile rumore di fondo, e quella piccola, fatta di militanti e amministratori locali nelle terre di frontiera. Abbiamo provato a scriverlo nei giorni scorsi, coi compagni di Esse: interrogare ma soprattutto di interrogarsi, avendo il coraggio di non rinunciare ai grandi valori; avendo il coraggio di rinunciare alle piccole certezze.

Non c’è nulla di più eretico della democrazia in un Paese in cui la Costituzione si modifica con un colpo di spugna. E allora questo sia un processo democratico e di creazione democratica.
Evviva Cosmopolita, in bocca al lupo a noi.

Aggiornato: 22 Febbraio: La redazione di Esse ringrazia Radio Radicale per il video

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