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L’ULTIMA OCCASIONE

La sinistra oltre le stanze dei bottoni

di: Chiara Casasola,

1 marzo 2017

Categorie: Idee a sinistra, La Sinistra

La situazione politica in queste settimane sta subendo una serie di trasformazioni segno di indubbia vitalità, eppure il rischio che rimescolamenti, spaccature, ricomposizioni crei confusione è difficile da scongiurare.
È innegabile la necessità di costruire un fronte ampio in grado di ricomporre le anime del centrosinistra, il punto fondamentale starà però nell’individuare un baricentro chiaro in grado di far camminare questa nuova forza con la schiena dritta e verso una direzione precisa.
La polarizzazione della politica ─ specchio di una stessa sorte toccata in linea più generale alla società ─ ci ha abituati all’antagonismo, quasi non riuscissimo più a concepire un’entità se non in raffronto a un’altra da cui differisce. Eppure, io credo vada superata questa concezione.
Le vicende politiche ci stanno offrendo una grossa opportunità a patto si vada oltre i gruppi parlamentari ovviamente, che sono condizione necessaria ma assolutamente non sufficiente. C’è un rischio concreto: rinchiudersi in una stanza a disegnare geometrie.
È invece necessario sviluppare un’agenda chiara, che deve essere costruita anche dal basso, con un coinvolgimento forte delle realtà locali e particolari, dal mondo dell’associazionismo a quello delle cooperative virtuose, ma anche coinvolgendo chi, ricattabile e solo, non è filtrato neppure da associazioni e sindacati.
Siamo in una condizione in cui l’impianto dei diritti del lavoro è stato completamente smantellato, i cambiamenti climatici stanno cambiando la geografia planetaria, i flussi migratori ridisegnano confini ed equilibri mondiali e l’Europa ha fallito la sua missione appiattendosi sulla finanza per allentare la connessione con i suoi popoli. Al contempo dobbiamo fare i conti anche, in particolar modo entro i nostri confini, con un sistema di politiche sociali insufficienti.
Digitalizzazione, flessibilizzazione, automazione, nuovi lavori e ritmi di vita pongono cruciale la proposta di un reddito minimo garantito come misura di civiltà e non assistenzialista.
Perché non è solo l’assenza di lavoro a presentarsi come un problema sociale, lo è anche la ricattabilità.
E allora, prima ancora che dal lavoro, secondo me la sinistra dovrebbe ripartire dalla definizione di un nuovo modello socioeconomico complessivo, che tenga cioè conto del fatto che le risorse su questo pianeta non sono illimitate; che le popolazioni non vivono più in confini netti, ma si spostano, si contaminano; che flessibilità non significa per forza precarietà.
Per rispondere concretamente a questa, che non è più un’urgenza, ma un nuovo contesto strutturale, la sinistra deve ricominciare a sporcarsi le mani.
Non avremo un’altra occasione oltre a questa. Usiamola bene.

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