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MANCANO LA POLITICA ESTERA E IL MOVIMENTO PER LA PACE

L'appello di Franco Astengo

di: Franco Astengo,

8 aprile 2017

Categorie: Politica Interna

L’orologio della storia sta battendo l’ora della guerra globale?

L’interrogativo è plausibile stando ai fatti di questi ultimi giorni sullo scenario mediorientale (senza dimenticare l’Ucraina, l’Estremo Oriente, il Nord Africa) laddove le due superpotenze si trovano faccia a faccia con truppe sul terreno, aerei, flotte.

Gli USA hanno ripreso il ruolo da “gendarme del mondo” ma non sono soli, anzi sono fronteggiati con forza.

La globalizzazione economica (che è sempre esistita e proseguirà nel suo cammino) ha evidentemente – come si era cercato di far capire già da tempo – un percorso diverso dall’assetto geopolitico.

Siamo di fronte alla costruzione di un nuovo bipolarismo tra le potenze imperiali o meglio a “vocazione imperiale”.

Naturalmente si tratta di uno scenario ben diverso da quello della “guerra fredda” post-secondo conflitto mondiale ma che, comunque, richiama due elementi molto importanti da valutare nel quadro di un’azione politica di sinistra da questa parte del continente, nell’Europa Occidentale: all’interno, cioè, di uno scenario nel quale agiscono le strutture economico-politiche dell’Unione Europea:

1)      Il ritorno della geopolitica intesa come riassunzione di centralità del concetto di “spazio vitale” e di egemonia per l’accesso e l’utilizzo delle risorse energetiche;

2)      Il riproporsi, proprio all’interno dello spazio vitale detenuto dall’Unione Europea, di una questione di vero e proprio schieramento che questa volta non comporta però l’opzione riguardante una scelta di civiltà. Non ci sono più a fronteggiarsi il capitalismo liberale di marca USA e il “socialismo reale” di stampo sovietico ma i due modelli dell’imperialismo USA e della “vocazione imperiale” russa, all’interno di un gioco molto complesso dal punto di vista dell’intreccio economico, produttivo e di scambio di capitali.

La sinistra occidentale che non ha trovato una propria dimensione politica rispetto al tema dell’Unione Europea, del dominio delle banche, dell’egemonia tedesca sull’insieme dei principali punti della filiera produttiva, della moneta unica e del deficit di democrazia adesso è chiamata a muoversi sul terreno prevalente del rapporto con Oltreatlantico attraverso la compiuta acquisizione del richiesto meccanismo di ritorno alla subalternità.

Lo scenario incombente è quello di un conflitto globale di dimensioni e qualità ben diverse da quelli periferici, di natura neo-coloniale, che abbiamo vissuto nel corso di questi anni sugli scacchieri mediorientali, dell’Asia Centrale , dell’Africa, dell’Estremo Oriente e dell’Europa.

A fronte di questo stato di cose l’Italia, oltre ad essere pericolosamente esposta in Libia dove sono state compiute belliciste scelte sbagliate, appare del tutto priva di una politica estera: incredibile la dichiarazione del presidente del consiglio (ed ex-ministro degli esteri) al riguardo del fatto che il bombardamento americano in Siria aprirebbe la strada a un nuovo negoziato, rafforzandone le ragioni. Una dichiarazione che testimonia della totale insufficienza della presenza italiana sul piano internazionale.

Del tutto trascurati, inoltre, rispetto al teatro di guerra mediorientale alcuni fattori di grande importanza: i finanziamenti sauditi al Califfato, la presenza di due Stati super – armati (e finanziati dagli USA) come Israele ed Egitto.

Inoltre quelli che rappresenterebbero i temi decisivi di un possibile movimento per la pace, della neutralizzazione del cuore dell’Europa, del disarmo.

Questi appena elencati costituirebbero temi che sopravanzano quelli di natura più direttamente economica relativi all’interno dell’UE richiamando la sinistra occidentale a riassumere per intero la prospettiva di una sinistra di opposizione e di un rinnovato movimento per la pace: al momento però non esiste sinistra e non esiste movimento per la pace.

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