Esse - una comunità di Passioni

È ora di scrivere il programma

Partendo dalle proposte della Falcone e di Montanari

Giovedì, in un intervento all’Assemblea Regionale Toscana di Articolo UNO, ho sollevato alcune questioni sulle quali mi pare che i militanti si aspettino risposte nette dalla dirigenza. Tra queste, testualmente, la necessità di buttar giù al più presto un programma di dieci pagine, un tema per pagina, dieci semplici righe per ogni tema, con cui dare sostanza alla discontinuità che vogliamo. Questa bozza, che ci permetta di dire “chi siamo” quando chiediamo ai simpatizzanti di fare le tessere (invece di essere costretti a continuare a dire: è il movimento fondato da alcuni usciti dal PD e da SI…), dovrebbe, dicevo giovedì, essere sottoposta a tutti coloro che dicono di volere questa discontinuità: l’unità della sinistra parte da lì, nessuno escluso vuol dire questo: chiunque partecipi alla stesura e sottoscriva le semplici linee guida di appoggio per l’alleanza per il lavoro che abbiamo in mente sta dalla nostra parte, e iniziamo a rendere concrete le categorie che animano il dibattito: sinistra, centro-sinistra, discontinuità, etc. Riferendomi agli eventi del 18 giugno, dicevo che la patologia non sono i fischi in un teatro; quelli sono fisiologici, nel corso di un processo reciproco di autocritica, critica, e, auspicabilmente, sintesi. La patologia è l’assenza di una bozza di impegno di alleanza fondata su contenuti. Che cosa stiamo aspettando?
 
Bene, oggi quelle linee guida sono uscite: un indice di temi da cui partire, su cui lavorare nei territori, per arrivare in tempi brevi a un breve documento di rottura con le politiche degli ultimi anni, su cui fondare un’alleanza che sia davvero basata “sui temi e non sulle persone”. Tra i dieci capitoli, Attuazione della Costituzione, Lavoro, Giustizia sociale, Diritti sociali, Istruzione, Ambiente e patrimonio culturale. Non è stato Articolo UNO a fare il primo passo: i tentennamenti e lo stallo dell’ultimo mese sono stati decisivi in questo senso. La proposta arriva da Anna Falcone e Tomaso Montanari: ma, nessun problema, è rivolta “a tutti quelli che si uniranno”. Credo che sia arrivato il momento di smettere di parlare di “unità della sinistra” per iniziare invece a farla. Mi aspetto – e chiedo – che noi di Articolo UNO facciamo il proverbiale passo indietro per farne molti insieme avanti. A partire dal 2 luglio, prendiamo i 10 punti programmatici e iniziamo la discussione all’interno delle sezioni, e fuori, con chi vorrà farlo, con le altre forze presenti sui territori. Altrimenti, chiedo che mi si spieghi cos’altro voglia dire che bisogna lavorare per una sinistra unita, e che bisogna fondare la sinistra unita sui temi, sui contenuti, su una proposta di governo in discontinuità con il neoliberismo, e non sulle persone, sulla figura del leader, sui veti.
 
Non è solo necessario, a mio parere, è anche urgente. Per alcuni motivi: come me, molti altri hanno aderito a Articolo UNO (o lo osservano con curiosità) mossi da una profonda (generazionale e non solo) insoddisfazione per l’esistente, e dalla percezione di una situazione di emergenza nazionale, di crescenti sacche di marginalità sociale, povertà, di una deriva culturale, economica, politica, di fronte alla quale non vogliamo rimanere inerti. È un progetto che affronti questi nodi che mi e ci interessa, che elabori una proposta autonoma; non ci interessa il posizionamento rispetto ad altre forze politiche, o l’identità o la storia personale di chi dovrà esserne “leader” o “federatore”. È urgente anche perché nell’ultimo mese noi militanti abbiamo percepito un vuoto: avevamo bisogno di toni forti, parole chiare di indirizzo politico, radicalità nei temi e nei toni; anche per rivolgersi ai simpatizzanti, per non far allontanare i curiosi. Invece i tentennamenti e le ambiguità hanno fatto sì che i giornali strillassero alle manovre policistiche, agli incontri di palazzo, e alcuni simpatizzanti, dopo aver fatto la tessera, in questo mese mi hanno detto “mi sono già stufato”. La discontinuità che ci si aspetta – se vogliamo davvero tornare a parlare con i ceti popolari che vogliamo rappresentare, e coinvolgere l’ampio elettorato potenziale che rimane ai margini della società – è infatti anche nei metodi e nei confronti di un modo di fare politica percepito come avulso dalla realtà, elitista e, sostanzialmente, antipopolare.
 
È urgente anche per un altro motivo, di natura più tattica ma non meno importante, un tema che non mi affascina, ma che riguarda una cospicua riserva di competenze e energie preziose per il cammino che abbiamo intrapreso. È in corso un esodo (più o meno) silenzioso dal PD (dopo le amministrative: una frana): facciamo chiarezza sul chi siamo e dove vogliamo andare, prima che diventi – di nuovo, in un magma di ambiguità, oggetto di negoziazione al ribasso al nostro interno. Se ci chiamiamo Movimento è perché non pretendiamo di essere autosufficienti e perché vogliamo aggregare tutte le energie che vogliono questa discontinuità, non perché rappresentiamo un cartello di tutti coloro che ce l’hanno con Renzi e col PD renziano, aperto a ogni posizione, ogni postura ideologica e finalità politica, purché si sia in dissenso con Renzi. La discontinuità che cerchiamo non è solo nei confronti di Renzi, un treno a cui sono stati tagliati i freni e che sta andando a sbattere a tutta velocità contro un muro, ma verso un insieme di politiche che hanno portato i partiti di sinistra a smettere – a volte consapevolmente, a volte come effetto inconsapevole e collaterale – di rappresentare gli interessi dei ceti popolari. Anche Franceschini, Veltroni, Letta si stanno smarcando dal segretario del PD, ma non mi pare che da parte loro sia venuta alcuna parola di ripensamento verso il modello liberista che hanno negli anni precedenti sposato senza troppi ritegni.
 
Sanders ha coinvolto milioni di persone e di giovani riportando il socialismo nella scena politica; Corbyn ha ottenuto un risultato straordinario parlando di nazionalizzazioni, giustizia sociale, diritto a ribellarsi a ciò che non va. Troviamo anche noi un linguaggio e un programma di chiara, netta e radicale discontinuità; facciamolo a partire dai 10 punti sollevati da Falcone e Montanari, lavoriamo insieme: mi auguro che, in un paese con 5 milioni di poveri e il 12% di disoccupazione, una linea di intesa comune si possa trovare, un programma “di emergenza” e di cambiamento, non di responsabilità e stabilità: quella che ci circonda non è una stabilità che ci piace. Dispiace che non si sia trovato il modo di coinvolgere nella maniera adeguata all’iniziativa di oggi i protagonisti del Brancaccio, dagli estensori dell’appello per la democrazia e l’uguaglianza a Sinistra Italiana, da Rifondazione Comunista alle realtà civiche territoriali. Ma credo fortemente, e constato personalmente che è sicuramente così tra i militanti, che Articolo UNO è pronto a discutere un progetto comune assieme a questi e ad altri soggetti. Aspettiamo un chiaro segnale dalla dirigenza in questo sento: oggi in piazza Santissimi Apostoli, e di nuovo con più forza a partire da domani.

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