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Il partito deve essere capace di stare nel conflitto

renderlo utile e non dannoso alla nostra proposta di società

Ciò che è successo a Firenze ci dà l’idea dello sbando in cui si trovano il paese e anche, purtroppo, la sinistra. E’ chiaro che la manifestazione di contestazione a Matteo Renzi, in quanto presidente del consiglio che approva una riforma costituzionale sbagliata, nel metodo e nel merito è non solo legittima ma anche, direi, fisiologica in questa fase.
La prima anomalia è appunto il fatto che Renzi sia al contempo presidente del consiglio e segretario del Partito Democratico.
La seconda anomalia, grave, è la gestione dell’ordine pubblico. La storia delle manifestazioni italiane ed Europee insegna che blindare una città con la creazione di zone rosse per chilometri porta inevitabilmente all’innalzamento del rischio di scontri.
Detto questo però, c’è il tema, fondamentale, di come la sinistra sta dentro i conflitti, di come la sinistra riesce a rendere utile i conflitti per fare percepire la propria proposta di alternativa di società, in primis a chi come la maggiore parte dei cittadini si basa su ciò che vede e non si interessa quotidianamente di politica. La sinistra ha storicamente, il compito di stare nel conflitto per conquistare consensi nella società, fare avanzare le proprie rivendicazioni e la propria idea di società. Ed allora si deve stare in piazza pacificamente, non accettando, mai, le provocazioni di qualcuno o le cattive gestioni dell’ordine pubblico come scusanti per trascendere in atti di ribellismo. Il ribellismo di pochi, i quali si divertono a tirare qualche lacrimogeno o a inscenare rivolte urbane, più o meno credibili, sono da sempre funzionali ai disegni di chi persegue la conservazione dello status quo e la repressione delle ragioni di chi lotta per l’emancipazione dal neoliberismo.
Il partito che dobbiamo costruire deve essere capace di stare nel conflitto (che deve essere conflitto di massa, non di piccoli gruppi) di valorizzarlo, deve sapere costruire una sintesi che tenga insieme le istanze rivendicative e che porti ad un disegno alternativo di proposta di società e di governo. Non capirlo, farsi coinvolgere da un romantico elogio della rivolta fine a sè stessa, ci porta fuori strada e se non lo capiamo vuol dire che non stiamo comprendendo ciò che serve al paese ed in primis al nostro popolo. In questi giorni che ci separano dal quattro dicembre, dovremo fare passare il messaggio di una giusta opposizione alla riforma Renzi, dovremo fare percepire agli Italiani la proposta alternativa di attuazione della Costituzione da fare diventare programma di alternativa e di governo, respingendo sempre e con forza tutte le pratiche che rischino di portarci ad avvantaggiare il campo avverso e di farci perdere la connessione con il paese reale.

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