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Penultimi per numero di laureati?

Torniamo ad investire nell'istruzione come mezzo per migliorare la propria condizione sociale

L’Eurostat ieri ci ha ricordato che l’Italia è penultima in Europa rispetto alla percentuale di cittadini tra i 30 e i 34 anni ad aver conseguito una laurea (26% contro una media EU del 39.1%), peggio di noi solo la Romania. Il motivo di tale traguardo negativo è da ricercarsi in un altro rapporto dello stesso istituto che ci racconta come l’Italia sia penultima anche negli investimenti sull’università (0.3% del PIL contro una media EU dello 0.8%). Risulta evidente come per le famiglie la laurea sia sempre meno una priorità di investimento se il primo a tagliare è proprio lo Stato. Continuiamo a crescere in maniera drammaticamente lenta, restando ben distante dell’obiettivo del 40% di laureati fissato da “Europa 2020”.

Altro dato negativo che l’Eurostat mette in evidenza è quello sulla dispersione scolastica: in Italia il 14% dei 18-24enni non ha raggiunto un diploma di scuola superiore, a fronte di un obiettivo EU del 10%. Su questo incide il fatto che le scuole hanno smesso di essere luoghi di inclusione, interazione e integrazione, fondamentali in determinati contesti territoriali e di marginalità sociale. Troppo spesso i giovani cadono nelle braccia della criminalità organizzata, abbandonando la scuola, perchè non vedono prospettive per il proprio futuro.

Abbiamo bisogno di una Sinistra che torni ad investire in maniera strutturale nell’istruzione, per rimettere in moto l’ascensore sociale e permettere la crescita sia individuale che collettiva.Oggi l’operaio non vuole più il figlio dottore perchè non vede per esso la prospettiva di una vita migliore della sua: costi elevatissimi per mantenere un figlio agli studi, senza una reale prospettiva lavorativa per il futuro. Dobbiamo archiviare subito la stagione delle misure spot e dei bonus evitando di cedere alle false sirene salvifiche della monetizzazione diretta di diritti e servizi, che inevitabilmente, nella storia è finita con l’essere sottostimata. Piuttosto bisogna ripartire da investimenti stabili e diretti sia nel mondo dell’istruzione che nelle politiche attive per il lavoro, che mettano al centro i diritti e la creazione di nuovi posti di lavoro.

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