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Pericoli di guerra

è doveroso battersi per la pace

Questa la notizia:

Il Pentagono: nel distretto di Achin, nella provincia di Nangarhar, per colpire i tunnel dell’Isis. La Casa Bianca conferma: prese tutte le precauzioni per evitare vittime civili e danni collaterali. Nella stessa zona lo scorso weekend un sergente delle forze speciali Usa era rimasto ucciso durante un’operazione contro i jihadisti.

Prescindendo dalla ridicola assurdità dell’evitare vittime civili e danni collaterali ci troviamo di fronte ad una vera e propria escalation bellica della quale i segnali si avvertivano da tempo del tutto sottovalutata e mascherata da un complesso di altri fattori denunciati a gran voce dai mass media.

 

Così non abbiamo nulla aggiungere con quanto già scritto nel 2014, se non che da allora la situazione si è ulteriormente inasprita grazie a sconsiderate azioni militari susseguitesi nei punti più delicati e nevralgici dello scacchiere globale. Inutile affidare il toto delle responsabilità alla nuova presidenza USA che non fa altro che schiacciare il piede sull’acceleratore di un mezzo già lanciato a piena velocità.

 

Dunque, tanto per riassumere: il testo di 3 anni fa.

Scrivere, in questa tormentata, convulsa e spesso sanguinosa fase della storia mondiale, di rapporti internazionali, di interscambio culturale, di progetti di solidarietà e di pace tra i popoli può apparire del tutto fuori luogo e quasi anacronistico. Venti di guerra si sollevano in molte aree del mondo: in quelle come il Medio Oriente afflitte ormai da decenni da questo male endemico per via, soprattutto, della centralità dell’area attorno alla questione petrolifera e dell’inveterato e apparentemente irrisolvibile dramma palestinese; in altre, come nell’Africa sub-sahariana dove le guerre in atto appaiono ormai dimenticate dai grandi mezzi di comunicazione di massa ma proseguono con il loro carico di morte e di distruzione; e in altre ancora, citiamo soltanto tra i tanti, il caso dell’Ucraina, in esito dei quali li mondo sembra aver spostato all’indietro l’orologio della storia verso i tempi del “gelo” del bipolarismo tra le due grandi superpotenze oggi nuovamente assimilate all’interno della logica imperiale che caratterizza il loro scontro.

I pericoli per tutti noi, per l’umanità, sono immensi e s’innestano nel quadro drammatico della crescita delle diseguaglianze, dell’impoverimento generale, dell’assalto indiscriminato alle risorse naturali del pianeta arrivato ormai a determinare passaggi che sembrano contrastare con la permanenza della vita umana, in una prospettiva di vera e propria catastrofe. Eppure non sentiamo levarsi le voci di protesta, di richiesta di cambiamento, di alternativa epocale che pure ci sembrerebbero naturali: certo ci sono punti di contrasto a livello intellettuale, politico, culturale e anche di riferimento statuale. Appaiono però isolate, fragili, distanti dal poter incedere sulle scelte dei grandi del mondo fra i quali il tema della guerra rimane sempre l’opzione all’ordine del giorno, la più facile e la più redditizia

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