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Prove di coalizione fra sociale e politico

coalizione sociale

di: giulio di donato,

2 Marzo 2016

Categorie: Archivio

C’è senz’altro il tema della coalizione sociale al centro della scena politica di sinistra delle ultime settimane. Un’operazione – quella lanciata dalla Fiom – che suscita grandi speranze e aspettative, anche se è difficile ad oggi prevederne gli sviluppi e definirne i contorni. Resta scivoloso poi ogni tentativo di rapportarla alla dimensione politica, anche se di politica pur sempre si tratta, sebbene ben diversa da quella a cui si è abituati. Perché ci riporta all’abc della Politica, al suo senso e significato più profondo e autentico.

Quasi un ritorno alla fine dell’Ottocento, alle prime esperienze di organizzazione del movimento operaio, come è stato a più riprese notato.

D’altronde, se si è stati ricacciati indietro nel tempo, si dovrà pur ricominciare daccapo.

Se la dimensione politica e istituzionale è tenuta sotto sequestro ed è ormai un terreno impervio e accidentato, c’è da riferirsi alla dimensione sociale come terreno privilegiato d’azione e di intervento. Per restituire alla politica la dignità di strumento utile ad incidere in positivo sulle condizioni materiali di esistenza, in grado di intrecciarsi nuovamente con i momenti di vita e di sofferenza delle persone.

Ancora oggi c’è prima da ricostruire e organizzare una nuova formazione sociale prima ancora che partitica in senso stretto.

Non si può allora che partire dall’idea di una “coalizione sociale” che lavori per ricucire la frammentazione del mondo del lavoro e riconnetterlo alle innumerevoli esperienze di sofferenza e resistenza individuale, assumendo come centrale tanto il punto di vista del lavoro tradizionale, quanto quello del non-lavoro e del lavoro precario. Per ricostruire un nuovo blocco sociale accumunato dalla coscienza di vivere una stessa condizione di ricatto e sfruttamento. Una nuova massa critica politicamente significativa capace di produrre nuove e più efficaci pratiche di conflitto sociale e di esercitarsi generosamente in opere di mutualismo e solidarietà che siano in grado di affrontare le emergenze più impellenti: fra queste, certo, il dato drammatico della disoccupazione (in particolar modo di quella giovanile). A questo proposito, ben venga l’idea di favorire e supportare la nascita di nuove cooperative di lavoro nel settore dei servizi di cura alla persona e al territorio; anche replicando e rilanciando, su più larga scala, quelle esperienze di auto-organizzazione sociale dal basso già esistenti, come a inaugurare, nel conflitto, un nuovo modo di fare economia, di relazionarsi con gli altri e con l’ambiente circostante.

Se la coalizione sociale si configura ad oggi come un coordinamento ristretto fra la Fiom e quelle realtà che si sono distinte negli anni per una straordinaria opera di resistenza e di solidarietà sociale, c’è da augurarsi che riesca quanto prima a rivolgersi con efficacia verso l’esterno, lanciando un appello forte e appassionato all’intero mondo dei vecchi e nuovi sfruttati (disoccupati, precari, lavoratori dipendenti, partite iva, eccetera). Nelle forme di una nuova chiamata alla lotta politica sul modello proletari (vecchi e nuovi) di tutto il paese unitevi e organizzatevi.

Definendo contestualmente una prima forma di organizzazione, la più leggera, aperta e inclusiva possibile, utile a coinvolgere e motivare il maggior numero di persone, ben oltre la cerchia ristretta del circuito militante, e a ridimensionare i tratti inevitabilmente verticistici propri di questa fase iniziale. Sperimentando al contempo modalità diverse e innovative di partecipazione, anche attraverso un sapiente utilizzo del web.

Per il resto, la speranza è che le diverse operazioni unitarie sul fronte politico sappiano intrecciare e incontrare positivamente il percorso della coalizione sociale. Mettendosi a disposizione in termini di idee, strutture e militanza (una condizione, quest’ultima, che comunque già c’è nei fatti). Contribuendo a dare un respiro più propriamente politico e una direzione coerente ad un quadro così delineato, nel tentativo di mettere a sistema le varie rivendicazioni entro un comune disegno organico, sulla base di un diverso progetto di società. Per rilanciare una proposta che nasce fuori (a partire in questo caso dalla coalizione sociale) e “oltre” l’angusto quadro politico degli ultimi anni.

D’altra parte, la stessa coalizione sociale rischia di perdere slancio e ripiegare su se stessa se non troverà un’articolazione e una connessione sul versante politico e istituzionale che gli consenta di trasferire anche lì, a quel livello, la propria forza e le proprie lotte.

In ogni caso, in questa fase di crisi e di sfiducia nella politica e nella rappresentanza non vale certo quello schema per cui da una parte c’è chi si adopera nel sociale e nei conflitti che poi delega i cosiddetti “professionisti” (qui intesi senza alcuna accezione polemica) della politica per i compiti della rappresentanza politica.

La sfida resta quella di riconnettere dimensione politica e dimensione sociale, dentro un modello che sale dal sociale – a partire dai bisogni, dai conflitti e dalla necessità di ricomporre un tessuto oggi frammentato e diviso –  al politico, e viceversa.

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giulio di donato

Romano. Militante di base. A Sinistra, in direzione ostinata e contraria.

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