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Può nascere un fiore

Serve un richiamo al senso di responsabilità di tutti gli attori politici che si dichiarano di sinistra.

1. La sconfitta delle idee di sinistra in Italia e nel mondo è stata così profonda che molti ritengono necessario un non facile e non breve cammino per la ricostruzione di valori, progetti, proposte programmatiche, pratiche politiche. E’ vero, ma al tempo stesso la condizione materiale degli strati popolari non aspetta una lontana ora x, l’infelicità vissuta ogni giorno da tante persone non si cura domani, ma oggi: chi deve dar loro voce e rappresentanza istituzionale, ora e non poi? Una tappa e uno strumento di questa ricostruzione potrà essere la presenza di una forte sinistra nel prossimo Parlamento, in grado di modificare gli equilibri e i rapporti di forza, incidere nella situazione politica per dare valide risposte ai problemi dell’Italia.
 
 
2. Non serve l’ennesimo appello per l’unità della sinistra. Ne abbiamo visti troppi, scivolati come acqua sul marmo o stiracchiati di qua e di là, come se esistesse una parte o un’altra depositaria del vero e del giusto.
Serve un richiamo al senso di responsabilità di tutti gli attori politici che si dichiarano di sinistra. C’è qualcosa di più grande della riproposizione all’infinito dei torti altrui e delle virtù proprie, della misurazione delle differenze e non delle cose che possono unire, delle tattiche, dei risentimenti, degli accomodamenti personali, dei vacui narcisismi. Tutto ciò riguarda solo un microcosmo di individui. Ripulito il terreno da questa gramigna, si può seminare ed affrontare una sfida superiore: fornire alle persone una speranza ed ai cittadini una lista credibile da votare. In nome di un interesse superiore, le differenze arricchiscono se vengono portate a credibile sintesi, le attitudini e le risorse individuali impreziosiscono se fanno un gioco di squadra; così si delinea un progetto comune dove ciascuno sente di aver portato qualcosa di utile e di aver fatto un passo avanti verso l’altro.
 
 
3. Per presentare a cittadini/e una credibile proposta di sinistra alle prossime elezioni c’è bisogno di alcune cose.
 
a. Un programma. I voti si chiedono proponendo cose concrete per la vita delle persone. Si individuino 10 proposte concrete per il Paese, quelle che oggi uniscono (comune denominatore) su questi temi: sostegno al lavoro, progetti per nuova, buona, stabile occupazione, investimenti pubblici, tutela dei diritti di tutti i lavoratori/trici (carta dei diritti universali Cgil); difesa e rinnovamento dello stato sociale con adeguate risorse da progressività fiscale e lotta a evasione/elusione, carattere pubblico e universalistico della sanità, scuola pubblica potenziata, contrasto della dispersione scolastica e per il diritto allo studio universitario, strutture per l’infanzia ed azioni incisive sulla disabilità, pensioni dignitose, lotta alla povertà; riconversione ecologica dell’economia, azioni contro i cambiamenti climatici, messa in sicurezza del territorio, tutela dei beni comuni; diritti di cittadinanza, nel segno dell’integrazione e della laicità; riduzione delle spese militari ad iniziare dai nuovi armamenti.
Proposte semplici, comprensibili e diverse dalle politiche degli ultimi governi; che arrivino alle solitudini umane e alle sofferenze sociali delle periferie geografiche, sociali, identitarie e facciano nascere una concreta speranza di giorni migliori in un universo grande da conquistare (giovani al primo voto, elettori di centro-sinistra delusi/critici dalla deriva del PdR, elettori di sinistra ora scontenti delle furberie del M5s, i tanti astenuti).
 
b. Un vasto coinvolgimento popolare per discutere le dieci proposte in cerchi sempre più grandi (primarie delle idee): assemblee pubbliche, web, gazebo nelle piazze, circoli tematici, incontri con associazioni di volontariato e ong, organizzazioni sindacali e università. Rompendo oziose querelle – “decide il basso o l’alto” (servono tutti e due), “partiti o esperienze civiche” (entrambi) – e i circuiti autoreferenziali della sinistra che c’è. Il programma deve vivere nella società delle persone normali che non fanno politica ed essere vissuto come il pane della buona politica.
 
c. Una connotazione credibile che superi le barriere dell’ostilità verso la politica.
La proposta sarà considerata dagli italiani prima di tutto non tanto se sarà più radicale nelle parole, ma se sarà incarnata da autorevolezza e affidabilità delle persone che la propugnano. C’è un enorme bisogno di serietà, rigore, spirito di servizio, senso delle istituzioni al posto del cialtronesco teatrino che, infangando politica e istituzioni, crea ripulsione e spaventosa astensione.
 
In secondo luogo sarà apprezzata se, nel dare voce ai “dimenticati”, sarà e verrà tangibilmente avvertita come utile a migliorare la vita delle persone che più hanno sofferto la crisi e le politiche passate, non a sbandierare slogan dell’autoconvinzione.
In terzo luogo la proposta sarà stimata se sprigionerà una diversità anche etica rispetto ad altri giocatori (i cinici, i disonesti, gli spregiudicati imbroglioni, i neo-politicanti): vi sono parole “universali” come onestà, sobrietà, rispetto, umiltà e dignità che devono illuminare la proposta politica ed esserne la cifra alternativa.
Infine, essa sarà valutata dalla concreta capacità di incidere nel gioco politico-istituzionale dopo le elezioni. Col PdR non è possibile fare una coalizione. Se si voterà con la legge elettorale “Consultellum”, si proponga un governo di Alternativa democratica e si chiedano voti per esso. Se la proposta della sinistra riceverà un ragguardevole consenso, potrà scombinare il quadro politico, mutare equilibri, leadership e impostazioni programmatiche e allora si potrà ragionevolmente parlare di alleanze. Altrimenti ci sarà una doverosa opposizione per rappresentare degnamente le ragioni di chi ha votato la proposta, strappare miglioramenti seppur parziali per la vita dei ceti popolari e per il Paese, proseguire, anche dal Parlamento, la ricostruzione della sinistra che implica in ogni caso un fondamentale lavoro nella società.

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