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QUANTITATIVE EASING 2

L'ennesimo regalo alla Germania, lo stato più indebitato di Europa

di: Alberto Rotondo,

29 gennaio 2016

Categorie: Archivio, Economia, Europa, Politica Estera

Supponiamo che un istituto di statistica realizzi un sondaggio su scala europea, ponendo ai cittadini dell’Unione una domanda : 1) qual è a vostro giudizio il paese europeo che presenta un più elevato grado di indebitamento in rapporto al prodotto interno lordo ? Credo che la stragrande maggioranza degli europei non avrebbe difficoltà a rispondere, individuando nella Grecia il paese più indebitato e nella Germania, o in qualche altro paese “virtuoso” del  Nord,  la nazione che gode di una maggiore solidità finanziaria. La realtà è profondamente diversa, al punto che un sondaggio di questo tipo sarebbe la dimostrazione più chiara dell’efficacia del pensiero unico neoliberista egemone, che in questi anni ha imposto una narrazione sulla crisi con  unico fine,  quello di travisare la realtà e occultare le pesanti responsabilità di chi ha avuto un ruolo importante nei processi decisionali che l’hanno causata. In  effetti se consideriamo soltanto il cosiddetto debito di Maastricht, che compare al numeratore di uno dei famigerati parametri che dettano il passo all’austerità europea e che è composto principalmente da titoli del debito pubblico, la Grecia con un rapporto debito/pil  che nel 2014 ha superato il 175% guida in Europa la classifica degli stati più indebitati. Tuttavia vi è una parte consistente di debito del settore pubblico che i parametri di Maastricht non catturano. Si tratta dei cosiddetti Contingent Government Liabilities , debiti potenziali che potrebbero contribuire in  maniera rilevante a minacciare la stabilità fiscale di un paese. Stiamo parlando principalmente di debiti di società controllate dallo stato o dalle sue articolazioni territoriali, un’esposizione al rischio che aumenta sensibilmente quando lo stato controlla una parte importante del  settore bancario. E’ esattamente il caso della Repubblica Federale Tedesca.  Una parte importante del sistema bancario teutonico, infatti,  è  in mano alle Landesbanken e alle Sparkassen, banche di dimensione regionale il cui controllo è in mano ai singoli Lander o ai maggiori comuni tedeschi. Questo fa sì che la Germania abbia una percentuale di debito contingente in rapporto al Pil che nel 2013 si avvicinava al 150% ( fonte Eurostat). Se sommiamo al debito ufficiale il debito contingente scopriamo che la Germania nel 2013 era, dopo l’Irlanda, lo stato più indebitato dell’eurozona.

Non sono riuscito a reperire i dati per il 2014, ma  l’anno scorso  l’Irlanda  è riuscita a diminuire i suoi contingent liabilities di circa 30 miliardi di euro, cedendo alla bad bank nazionale ( la NAMA National Asset Management Agency) i crediti deteriorati delle banche che aveva nazionalizzato per salvarle dal fallimento.

Conseguentemente la palma dello stato più indebitato di Europa in proporzione al suo prodotto interno lordo spetta incontestabilmente alla Germania.
Ma vi è di più. Se questo debito è contingente, e quindi potenziale, ci si aspetterebbe che i tecnici di Bruxelles e di Francoforte  abbiano affinato la loro proverbiale sapienza per rilevarne le caratteristiche e scongiurarne i rischi.

Ovviamente non è così, se gli algidi e incorruttibili commissari della Troika in questi anni si sono esercitati sui conti delle capitali di mezza Europa per dare pubblica dimostrazione di austerità e di virtù regolamentare, con la Germania sembrano aver giocato a nascondino,  impedendo che si formasse un’opinione pubblica correttamente informata sulla natura dei loro tristi giochi di potere.
Come è noto dopo l’unione monetaria si sta procedendo alla creazione di un’unione bancaria europea.

Il risultato sarà che i poteri di vigilanza sulla gestione dei grandi gruppi bancari passeranno dalle banche centrali nazionali alla Banca Centrale Europea. Si tratta però di un’unione bancaria a metà.
Una delle condizioni poste dal governo tedesco è che i tecnici dell’ Eurotower non potranno ficcare il naso sui conti delle loro grandi banche regionali, che infatti resteranno sotto la vigilanza della Bundesbank.
Inoltre l’anno scorso la Bce ha provveduto a pubblicare i cosiddetti stress test sui bilanci delle maggiori banche europee. L’idea era quella di simulare delle condizioni di mercato  particolarmente sfavorevoli per misurarne la resistenza,  ed eventualmente rafforzarne il capitale per garantire condizioni di maggiore stabilità.
Il problema è che le regole con cui sono stati effettuati gli stress test sono state costruite ad arte perché le principali banche commerciali tedesche ne uscissero particolarmente favorite.   Il criterio utilizzato era infatti quello di valutare con grande rigore l’esposizione delle banche europee al rischio di credito, mentre si trascuravano i rischi assunti dalle banche  attraverso la loro partecipazione diretta ai mercati finanziari.
Ne veniva fuori quello che Fabio Pavesi  su  il sole 24 ore ebbe a definire il paradosso delle banche tedesche,  che hanno più derivati che crediti e che nonostante tutto vengono promossi  dai tecnici di Francoforte.
A completare il quadro  sono intervenute le decisioni assunte dalla Bce il 3 dicembre scorso. Come è noto si è proceduto ad allungare  tempi e modalità  del cosiddetto Quantitative Easing , il programma di acquisto di titoli pubblici con cui si sta inondando di liquidità l’Europa per favorire una ripresa piuttosto debole.

Il programma continuerà almeno fino a marzo 2017 e riguarderà non soltanto le emissioni sovrane dei singoli stati ma anche i cosiddetti MuniBond, obbligazioni emesse dai comuni e dalle regioni.
Se per esempio il governo regionale della Baviera avrà necessità di finanziare le operazioni (presumibilmente) spericolate della sua banca regionale ( la Bayerische Landesbank) potrà emettere delle obbligazioni che la Banca Centrale Europea acquisterà a piene mani con moneta fresca di stampa.
La Germania si è sempre opposta a forme di mutualizzazione del debito sovrano, l’unica via di uscita equa e solidale alla grande crisi europea, ma sarà tra i principali beneficiari di quella che a tutti gli effetti è una monetizzazione del debito. Una vera e propria  mutualizzazione del debito,  nascosta dalle operazioni eterodosse di politica monetaria della Banca Centrale Europea.
L’ennesimo regalo allo stato più indebitato di Europa e alle sue banche.

 

Alberto Rotondo

Vive a Catania. Attivista politico antirazzista, antisessista e antispecista. Si interessa di questioni economiche e di politica europea e internazionale.

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