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Sel, il gioco dell’oca e l’ennesima matrioska da aprire

Le preoccupazioni dei coordinatori di SEL - Federazione di Pisa

La sinistra radicale in Italia è simile alla matrioska, la bambola di legno russa: se apri la più grande, dentro trovi un’altra bambolina, uguale ma più piccola, e così via fino ad arrivare all’ultima che è minuscola.

Così è stata la storia della sinistra degli ultimi dieci anni, a cominciare da Rifondazione. Adesso pare si stia per sciogliere, ma il condizionale è d’obbligo, anche Sinistra Ecologia Libertà e da questa formazione politica, proprio come in una matrioska, salterebbe fuori Sinistra italiana, un partito che sembra già più piccolo e meno significativo rispetto al precedente.

Quando fondò Sel, Nichi Vendola disse che nascevamo per scioglierci in qualcosa di più grande: non è quello che si sta verificando oggi.

Altra caratteristica della sinistra-sinistra è di fare sempre come nel gioco dell’oca: quando i dadi determinano una situazione sfortunata – ma qua la sfortuna c’entra ben poco – si torna alla casella di partenza indipendentemente dal punto in cui si è arrivati in quel momento. L’invocazione del mantra della legge elettorale proporzionale è solo l’ultimo esempio che va in questa direzione.

E ancora: sempre come nel gioco dell’oca, a ripartire dalla casella zero ogni volta sono le solite pedine (e i soliti giocatori), magari solo diversamente posizionate rispetto al passato. Diversamente dal gioco dell’oca, però, nelle caselle sul tabellone si alternano due situazioni soltanto: «alleanza con il Pd» oppure «mai col Pd» (nella nuova edizione pare ci sia anche la casella «alleanza con il Movimento 5 stelle, ma non si può dire»). A rendere ancora più noioso il tutto è evidentemente la lunghezza dei tempi: la partita (congressuale) dura da circa un anno e mezzo… un’era geologica insomma.

Così la sinistra è inutile. Non rappresenta niente e nessuno, si autorappresenta soltanto. Si accanisce terapeuticamente su se stessa. Alle rivoluzioni e manifestazioni ha sostituito i tormentoni e le mozioni (parlamentari). Già, perché pensa che fare politica sia scattarsi i selfie o fare un video nei (presunti) luoghi del conflitto, specularmente a come fa Renzi: perché una fetta di mercato politico-elettorale non si nega a nessuno.

Fa tutto così schifo quindi? No.

Per aprire davvero le porte e far muovere le idee su nuove gambe occorrerebbe essere meno saccenti e più umili. Sabato scorso, a Roma, l’iniziativa #PorteAperte ci ha provato. Se «sinistra» per un ventenne di oggi non rappresenta nulla o, nel migliore dei casi, viene considerata al pari di un concetto storico come «giacobino» o «mazziniano», forse dovremmo ripartire proprio da «ciò che non siamo» e da «ciò che non vogliamo», come scriveva il poeta.

Siamo troppo grandi – e troppo piccoli allo stesso tempo – per aprire l’ennesima matrioska e inseguire le solite pedine del gioco dell’oca. È ora di cambiare le regole del gioco e, finalmente, riaprire l’unica partita che ci appassiona: cambiare il nostro paese e il mondo.

 

Francesco Cecchetti, Dario Danti, Luca Panicucci

*coordinatori Sel Pisa, 2009-2016

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