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Sinistra e Internazionalismo

I valori a cui far riferimento e gli errori da evitare affinché la Sinistra resti tale

di: Franco Astengo,

25 Giu 2018

Categorie: La Sinistra, Politica Estera

Esiste e non può essere negato il rischio concreto che, a Sinistra, lo smarrimento che si sta affermando nella drammatica situazione in corso finisca con il far prevalere opzioni contrarie a quelle che debbono continuare a essere le basi teoriche di un movimento per l’eguaglianza e la solidarietà.

Un movimento per l’eguaglianza e la solidarietà collegato, nel suo divenire, alla storia del movimento operaio europeo, a quelli che sono stati – in passato – i partiti socialisti e comunisti nel loro sviluppo storico pur contraddittorio, complesso, difficile.

Mi riferisco al rischio dell’affermazione del cosiddetto “sovranismo di sinistra” che, addirittura, prende per buona la possibilità di “incidere” – almeno per quel che riguarda il “caso italiano” – sul governo Lega – 5 Stelle fornendo rispetto a esso quello che (pericolosamente) viene formulato come “giudizio articolato” sul quale basare una “opposizione flessibile”.

Verrebbe da dire: tanta voglia di accodarsi, visto che si vede occupato sia lo spazio di lotta sia quello di governo.

Verrebbe da pensare che una posizione del genere derivi – addirittura – da un retro pensiero da “socialismo in un solo paese” senza riflettere su tutte le conseguenze del caso.

Siccome in gioco c’è la possibilità di ricostituzione di una soggettività politica della sinistra italiana capace di affrontare le contraddizioni dell’oggi senza smarrire il proprio passato è il caso, allora, di rinverdire qualche principio di fondo, come quello del concetto d’internazionalismo.

Il concetto d’Internazionalismo sottende l’esistenza di un principio comune: quello dell’impossibilità di concepire l’aspirazione alla libertà e all’eguaglianza entro i confini di una singola realtà statuale o, anche, sovranazionale come nel caso dell’Unione Europea.

Si ritiene, infatti, che ai valori di solidarietà ed eguaglianza sia connaturato un orientamento all’universalità che trascende i nazionalismi (fenomeno cui oggi stiamo assistendo come momento di imbarbarimento di ritorno) e si estende a tutto il mondo in nome della solidarietà tra i popoli e le classi.

Nell’Internazionalismo socialista, il concetto si basa sul carattere universale dei principi di emancipazione sociale e porta a individuare nell’abolizione delle società divise in classi il presupposto per il superamento dei conflitti tra le nazioni.

L’Internazionalismo deve trovare alimento nella necessità di coordinare le diverse organizzazioni nazionali all’interno di soggetti sovranazionali nella lotta comune contro l’organizzazione capitalistica che, come ha ben dimostrato anche la gestione della crisi in atto, applica ovunque la stessa logica di sfruttamento.

Sotto questo aspetto, in Europa, non si è compreso il rallentarsi, a causa di fenomeni particolarmente complessi, del meccanismo di cessione di sovranità dello “Stato-Nazione” che avrebbe dovuto essere incalzato proprio da una proposta internazionalista e non di ritorno proprio all’ambito nazionalista di cui sono stati protagonisti proprio i paesi dell’attuale gruppo di Visegrad, dopo la loro ammissione all’Unione Europea e l’esaurimento di funzione delle forze che erano state protagoniste della fase immediatamente seguente alla caduta del muro di Berlino.

Quelli dell’internazionalismo rappresentano principi elementari che dobbiamo tornare a portare avanti con grande determinazione e che debbono ispirare una ripresa di presenza delle forze di sinistra, anche in una realtà come quella italiana nella quale appaiono, in questo momento, quasi del tutto assenti.

Gli esempi storici cui riferirci non mancano, se si pensa al punto effettivo di sconfitta del movimento operaio che fu determinato nell’agosto del 1914 dallo scioglimento della seconda Internazionale dovuto allo schierarsi del Partito Socialista Francese e della SPD tedesca all’interno delle rispettive “union sacrée” al momento dello scoppio della prima Guerra Mondiale.

Così come, sul versante opposto, non può essere dimenticato il coraggio di chi seppe opporsi a quella guerra esplicitando il proprio dissenso nel corso di ben due conferenze internazionali svoltesi in Svizzera, a Zimmerwald e a Kienthal.

Da ricordare ancora le brigate internazionali in Spagna come conseguenza del valore internazionalista dei Fronti Popolari e ancora, per riferirci alla seconda guerra mondiale, il carattere “europeo” della Resistenza così come in seguito sarebbe il caso di soffermarsi sul valore internazionalista del dissenso rivolto verso la realtà del cosiddetto “socialismo reale”.
Dissenso dimostrato soprattutto nelle grandi occasioni storiche come quelle dell’invasione dell’Ungheria e della Cecoslovacchia. Dissenso palesato senza deflettere dalle concezioni fondamentali riguardanti appunto il principio di eguaglianza accompagnato a quello di libertà politica, pur restando all’interno del movimento comunista e socialista, senza scivolare a destra come sarebbe stato (anche opportunisticamente) facile.

Oggi è il caso davvero di tornare a riflettere meglio sui passaggi dell’Internazionalismo: lo stesso recente documento di Lisbona siglato da alcune forze politiche di diversi paesi d’Europa va inteso utile per sviluppare un’azione politica rivolta ad altri soggetti in una visione più ampia della battaglia per la modifica e il superamento dell’attuale assetto dell’Unione Europea, così come prevede lo stesso “Piano B” elaborato da France Insoumise che, almeno a mio giudizio, potrebbe rappresentare il punto di partenza per lo sviluppo di un’azione politica comune.

Così come servirebbe la costruzione di un più largo spettro di rappresentanza politica, sia a livello di Sinistra Europea (considerato tra l’altro il progressivo esaurimento della funzione del PSE) e – in chiave istituzionale – dello stesso GUE al Parlamento Europeo.

Le Elezioni europee del 2019 rappresenteranno un passaggio sicuramente importante da affrontare proprio in questa chiave: guai se la sinistra si presentasse con una visione nazionalistica, con l’idea di rinchiudere la rappresentazione (indispensabile) della lotta sociale dentro i confini nazionali.

Su quest’ultimo punto il cedimento alla destra sarebbe totale.

E’ il caso dunque di aprire un confronto a tutti i livelli in una dimensione sovranazionale per raggiungere un equilibrio di decisionalità politica capace di metterci in grado proficuamente di affrontare quelli che sono i dati d’incremento della disuguaglianza e di crescita della sopraffazione e dello sfruttamento che caratterizzano fortemente l’offensiva di destra in atto e che richiedono un forte livello di contrasto nella società e nella politica.

Contrasto senza sconti e senza ammiccamenti di sorta.

Non è retorico affermare ancora una volta (proprio in questi giorni in cui tanti si affannano a ricordarne i 170 dalla pubblicazione e i 200 anni dalla nascita del suo autore) il principio contenuto nell’appello che chiude il “Manifesto del Partito Comunista” di Marx ed Engels: “Proletari di tutti i paesi unitevi!”.

Quell’esortazione rappresenta ancor oggi l’espressione di un’esigenza storica insuperabile e incancellabile.

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