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Sinistra e Proporzionale

Qualche chiarimento

di: Franco Astengo,

19 maggio 2017

Categorie: Italia, Politica Interna

“Il Manifesto” del 19 Maggio ospita un intervento di Aldo Carra nel quale si affronta il tema della formula elettorale proporzionale ponendo in relazione alla costruzione di un “campo largo della sinistra” che si “anche capace di condizionare” partendo “dalla propria autonomia progettuale”.
 
E’ necessario chiarire su questi punti:
 
1) La formula elettorale proporzionale (al favore delle quale andrebbe sviluppato un forte movimento d’opinione) richiama necessariamente l’identità definita degli attori presenti nell’arena politica e la capacità di condizionare (o di sviluppare un’azione di governo) deve essere vista all’interno del quadro di centralità parlamentare (nel”caso italiano”, del resto ben indicata dal dettato costituzionale);
 
2) Una definizione d’identità è possibile soltanto attraverso la formazione di un soggetto politico organizzato, un partito. Non entro nel merito delle caratteristiche del partito che deve disporre, comunque, di una propria autonomia – prima di tutto – sul piano teorico, poi sul terreno della visione complessiva riguardante il sistema politico (in particolare con riferimento alla politica delle alleanze) in stretta connessione con la specifica progettualità di fase;
 
3) Nel suo intervento, contenuto il 18 Maggio, nell’inserto dedicato dallo stesso “Manifesto” al ricordo di Gramsci nell’anniversario della scomparsa, vi accenna Luciana Castellina, almeno in alcuni punti che riguardano – da un lato – il recupero di elementi d’identità del PCI che furono del tutto trascurati al momento della liquidazione del partito anche da quella parte del fronte del “NO” che costituì Rifondazione Comunista trascinandola in una sorta di limbo movimentista/governativista che ha causato il tracollo di quel soggetto in un tempo relativamente breve e dopo una tragica esperienza di governo;
 
4) Gli elementi cui faccio cenno al proposito, presenti nell’intervento di Luciana, sono soprattutto due: quello che, grazie a Lucio Magri, è definito “genoma Gramsci” e l’indicazione di quella che riassumo sinteticamente come “via consiliare”. Due temi sui quali, senza rivendicare nulla per carità, ho cercato di esercitarmi nel corso di questi anni probabilmente annoiandovi ma senza ricevere granché di risposte concrete mentre l’agire politico della sinistra erede della grande tradizione del movimento operaio italiano marciava più o meno compatta all’interno di un quadro di mediocre utilitarismo politico accettando di scambiare come di sinistra le varie trasformazioni degli epigoni della svolta e delle loro ubbie para – governative.
 
Oggi però mi pare siamo al dunque : Hic Rodhus, Hic salta.

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