Esse - una comunità di Passioni

Sinistra Italiana: né subalterni né residuali

Intervento all’assemblea nazionale di Sinistra Italiana del 16 luglio.

In primo luogo voglio ringraziare, a nome di Esse, Alfredo D’Attorre per la sua relazione introduttiva che condivido e che colloca la nostra discussione alla giusta altezza: il rischio di una nuova spirale tra guerra e terrorismo, l’Europa in subbuglio, i nuovi equilibri geopolitici che trasformano radicalmente le certezze accumulate nei decenni passati. Abbiamo bisogno di questa capacità di visione, di alzare lo sguardo oltre i confini nazionali, perché altrimenti il nostro dibattito politico, se non è collegato al mondo, è sterile, senza futuro e senza prospettiva. Solo a quest’altezza, con questa ambizione, possiamo trasformare il nostro progetto costituente in un partito della sinistra utile al nostro Paese.

 
Detto questo, occorre una linea politica chiara, sono d’accordo con chi lo ha detto. Discutiamone finalmente fuori dalla retorica e dalle caricature. La mia opinione, la nostra opinione è che bisogna prendere definitivamente atto che due modelli di sinistra sono stati sconfitti in questi ultimi anni. Il primo è il modello del centrosinistra per come l’abbiamo conosciuto negli ultimi vent’anni con una sinistra subalterna, incapace di concepirsi se non come costola esterna del Pd, come stampella di politiche sbagliate e ormai di destra. Dall’altra parte, specularmente, è sconfitto il modello di una sinistra radicale, residuale, che si definisce soltanto per contrarietà e che misura la propria identità solo nei metri di distanza che la separano dal Pd. Anche questo modello, ce lo ha detto anche il voto delle amministrative, in primo luogo delle città nelle quali avevamo presentato liste molto caratterizzate in questo senso, non c’è più, è stato sconfitto.
L’unica possibilità che abbiamo affinché la nostra impresa abbia un senso nel nostro Paese è evitare le due linee opposte, tra loro complementari e ormai fallimentari. Questa è la nostra via: né subalterni né residuali, né una nuova ammucchiata, una nuova federazione della sinistra radicale, né una costola esterna del Pd.

 
Dobbiamo costruire un partito popolare, radicato, autonomo dal punto di vista strategico e in grado di una proposta di governo per il Paese. Una sinistra alternativa e di governo appunto, esattamente come ci insegnano i compagni di Syriza, i compagni spagnoli, lo stesso partito laburista britannico e tutti coloro che mentre noi ci arrabattiamo in un dibattito autoreferenziale e autocentrato stanno facendo quello che noi avremmo dovuto iniziare a fare già da molto tempo: costruire una vera proposta di cambiamento e trasformazione per il Paese e per l’Europa intera. Questo è l’approccio: noi non siamo disposti a scegliere tra chi si arrende e chi rinuncia, imprigionato nel proprio recinto, a fare politica. E la politica la si fa corpo a corpo con le contraddizioni di ogni territorio, a fianco e non sopra la sofferenza e i bisogni della nostra gente.

 
In molti qui hanno chiesto che il processo si apra. Hanno ragione, lo diciamo da tempo. Il problema è che forse non siamo d’accordo sulla direzione verso cui farlo. Noi non vogliamo archiviare la fase 1 di Sinistra Italiana per ritornare a sederci al tavolo con altri segmenti della sinistra radicale. Noi vogliamo archiviare la fase 1 per aprire porte e finestre al mondo, a quello che nel paese c’è, si muove ed è oggi senza rappresentanza e per questo chiede, rivendica, un protagonismo nuovo, perché non vuole morire tra l’incudine del Partito Democratico e il martello del movimento cinque stelle. Per queste ragioni il passaggio referendario è fondamentale: non per calcoli politicisti, ma perché lì, sconfiggendo il renzismo nel punto più alto del suo progetto autoritario è evidente che si potrebbe aprire una nuova stagione, avendo finalmente la possibilità di costruire un movimento popolare, reale, di opinione e di massa che vinca, salvando la democrazia e la Costituzione.
Non possiamo far finta di non vedere questo scenario e soprattutto questo popolo. Quello è il nostro popolo, quelli sono i compagni e i cittadini con cui costruire la sinistra di alternativa e di governo che ancora non c’è. Qui, solo qui, si può riaprire una partita grande che porti la sinistra italiana di nuovo a porsi credibilmente l’obiettivo di governare e non di commentare, di cambiare il paese e non di guardare le mosse degli altri, magari continuando a evocare scenari che non ci sono.

 
Quindi da domani abbandoniamo i posizionamenti di un dibattito che interessa soltanto i gruppi dirigenti e posizioniamoci al centro della lotta politica. Con umiltà, passione e coraggio.

Francesco D'Agresta

http://esseblog.it

Per l'internazionale politica e calcistica. Voglio la sinistra al governo del Paese.

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