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Sinistra Italiana: punto e a capo

Ripartiamo senza personalismi, senza accordi pattizi. Rilanciamo Sinistra Italiana a partire dagli iscritti e dal referendum costituzionale

Le ultime elezioni amministrative ci consegnano un quadro politico completamente terremotato: il pesante arretramento del Partito Democratico intacca l’aura di apparente invincibilità di Matteo Renzi, riaprendo la speranza per il referendum costituzionale di ottobre; il Movimento 5 Stelle avanza, riuscendo ad assorbire quasi tutto il voto di protesta contro le politiche neoliberiste del Governo e, infine, da non sottovalutare, una destra che, seppur in una situazione di grande difficoltà interna, riesce a riorganizzarsi e a presentare una proposta credibile come quella di Parisi a Milano.

In questo quadro carico di stravolgimenti una cosa appare chiara: il quarto polo, quello della sinistra, ancora non esiste. Va detto con estrema chiarezza, senza reticenze, per capirne le ragioni e cambiare rotta. Perché come sinistra non riusciamo ad essere percepiti come una reale alternativa? A una prima analisi ci si rende conto che i risultati rispecchiano perfettamente lo stato di salute attuale di Sinistra Italiana: un processo che non riesce a nascere, un cammino che non riusciamo a intraprendere. 

Ripensiamo al successo che fu Human Factor, non solo per la partecipazione all’evento, ma anche per la proiezione esterna che ebbe. In quel momento un partito, Sel, con grande umiltà e coraggio, si era messo a disposizione della costruzione di un processo largo e inclusivo, intercettando il bisogno di tanti e tante di non dare vita solo alla semplice somma di vecchi pezzi della Sinistra, ma bensì di far nascere un nuovo progetto di reale cambiamento. Ciò che prevale oggi invece è la disillusione, la mancanza di entusiasmo e di interesse verso un progetto che appare arenato su una discussione tutta incentrata sul proprio ombelico invece che sui cambiamenti che avvengono ogni giorno nella società. Dobbiamo interrogarci sul perché sta avvenendo questo, dobbiamo avere la capacità di ascoltare i nostri iscritti, che lamentano una cosa in particolare: la mancanza di chiarezza, figlia della riproposizione della solita logica pattizia che, per tutelare piccoli gruppi, oggi affossa il processo generale. La vicenda delle amministrative ne è stata l’esempio: chi ha voluto caricare di significato il percorso di alcune liste contro altre di altre città e regioni, si è consciamente assunto il ruolo di chi oggi lavora per dividere al posto di unire, alzando muri e fomentando divisioni. Oggi le logiche pattizie stanno offuscando il futuro di Sinistra Italiana: i dati del tesseramento ci parlano di un disinteresse largo già a partire dai nostri militanti, come i molti che oggi fanno parte del Comitato Nazionale ma la tessera di SI ancora non l’hanno fatta. Pure la grande e positiva innovazione che abbiamo provato a creare, Commo, ad oggi è sempre più ferma al palo, senza un’anima forte e che non riesce a giocare quel ruolo importante che poteva avere nella costruzione di una nuova comunità umana in cammino verso un nuovo progetto politico.

Come ripartire quindi? Dobbiamo rilanciare il profilo pubblico di Sinistra Italiana, provando a ridare contenuto e chiarezza alla nostra proposta politica, provando a costruire nei prossimi mesi, prima del congresso, alcune campagne da sviluppare nei territori. Cose semplici, che qualifichino la nostra azione, prima fra tutte la battaglia referendaria, su cui si gioca il futuro della sinistra e, ben più importante, del Paese. Lavoriamo per superare le inadeguatezze degli strumenti che abbiamo messo in campo, provando a rimetterci in connessione con il tessuto reale di militanti in giro per l’Italia, trovando modalità che sappiano coniugare la necessaria esigenza di rinnovarci con la valorizzazione dei migliori strumenti della tradizione della sinistra. Infine, proviamo a costruire un congresso realmente democratico, dove il principio di “una testa, un voto” non sia solo uno slogan, ma una precisa volontà politica. Un congresso che provi a definire la futura linea politica di SI con una discussione articolata su documenti o tesi, evitando di utilizzare anche noi pratiche figlie del peggiore personalismo di questi anni, che mettono al centro la competizione tra individui piuttosto che tra le idee, per ridare dignità alla politica e costruire davvero una Sinistra Italiana degna di questo nome.

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