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Sinistra, il Pensiero Lungo e l’ innovazione culturale #2

Riflessioni sulla nuova Sinistra

A quale soggetto politico dare vita?
Stanno sbocciando i germogli di nuova sinistra in Europa continentale, Syriza e Podemos, Regno Unito con la vittoria di Jeremy Corbyn, in Canada di Justin Trudeau e l’ascesa negli USA di Bernie Sanders, con il Partito Democratico Americano che mai è stato a sinistra come in questo momento. Una nuova forza politica in Italia deve tenere conto dei contenuti e delle proposte, che stanno caratterizzando questi nuovi “fenomeni” e che stanno aggregando consensi e partecipazione in tutto il mondo. Dopo tanti tentativi di fusione, scissione e fissione, di sicuro sappiamo quali errori non bisogna commettere. Come ogni progetto nato a sinistra dalla fine della prima Repubblica, persino il PD ha fallito nei propri obiettivi fondanti, smarrendo la bussola dei traguardi principali che si era posto alla sua nascita. Doveva essere la materializzazione di un sogno antico e necessario, la condivisione di un percorso comune di due culture che hanno trovato la propria sintesi, di fatto, nella società. Invece si è trasformato nella semplice somma delle storie politiche di classi dirigenti di diversa estrazione, che ha dato vita ad una faida permanente tra bande organizzate, uno conflitto sterile, che non rappresenta il sentimento reale dei cittadini. Questa è la causa prevalente della crescente mancanza di affezione dei cittadini verso la politica, che ha oscurato gli obiettivi originali della nascita di un nuovo partito. Per costruire un soggetto che abbia un’aspettativa più lunga di una singola generazione dirigente, non si può strutturare l’aggregazione intorno a contingenze, fatti, provvedimenti o scelte legate al momento, per quanto corrette possano essere le battaglie e le posizioni da continuare a prendere, di volta in volta. Non si può quindi tentare di partire dai movimenti “antagonisti”, siano essi condivisi e sempre condivisibili come NOTAV, NoGlobal o NoMose, oppure per l’acqua pubblica o ancor meno intorno all’opposizione alle riforme di un governo conservatore. Soprattutto, non si può strutturare un’identità politica e culturale per contrasto, storico o per divergenza rispetto alle altre proposte politiche che compongono l’arco costituzionale. L’identità di una forza politica è lo specchio di una cultura di riferimento che deve essere riconoscibile. Un nuovo partito che sappia fotografare, comprendere, che torni a rappresentare qualcosa oltre che qualcuno. Che non sia la semplice addizione tra classi dirigenti e che sappia nascere prima di tutto nei territori e nelle unità di base, prima ancora che tra i dirigenti nazionali. I partiti che hanno una radice post-ideologica sono come orologi che non funzionano. Li guardi e hanno tutto in ordine: lancette, quadrante, ore, minuti, secondi. Tutti i numeri sono al proprio posto, eppure ti indicheranno l’ora esatta solo per due secondi al giorno. Il post idealismo è conservatorismo radicale. Pensare di non poter tendere ad una società ideale, diversa nei fondamenti sociali, economici e culturali è accettazione implicita di tutti gli status quo.

[continua]

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