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Trump, rischio nucleare e campagna elettorale

quando l'uomo solo al comando può causare danni incalcolabili

di: Roberto Gramiccia,

5 febbraio 2018

Categorie: America del Nord, Politica Estera

Non c’è da meravigliarsi se in questa campagna elettorale i temi di politica estera siano completamente assenti nell’agenda della maggioranza dei vari politici che gareggiano nel promettere l’impossibile ai propri elettori, dimostrando spesso una spudoratezza senza limiti. È così che passano inosservati fatti che invece dovrebbero allarmare oltremisura non solo l’opinione pubblica tradizionalmente pacifista ma tutte le persone di comune buon senso.
Parliamo delle notizie relative al Nuclear Posture Review, diffuse dal Washington Post, che riferiscono i lineamenti del nuovo Piano di difesa americano elaborato e reso noto dal Pentagono. Il segretario alla Difesa Mattis si dilunga in questo documento sulla necessità di controbilanciare le minacce di Stati considerati un pericolo permanente per gli Stati Uniti: la Corea del Nord, la Cina, l’Iran ma soprattutto la Russia.
 
Di quest’ultima soprattutto si intende rimarcare, attraverso la diffusione di notizie non documentate, un’intensa attività di potenziamento e rinnovamento dei propri arsenali, capace di configurare pericoli enormi per gli Stati Uniti e per l’umanità, fino ad evocare la produzione di terrificanti tsunami radioattivi. “È una risposta all’espansione russa della loro capacità nucleare” spiega il segretario della Difesa nell’introduzione del documento di 75 pagine. E Greg Weaver, responsabile della sezione capacità strategiche dello stato maggiore, aggiunge: “Abbiamo consistenti indizi che la nostra attuale strategia sia percepita dai russi come potenzialmente inadeguata a fermarli”.
Questo è l’alibi per giustificare la realizzazione e la messa a regime di nuove testate nucleari a potenza ridotta per effettuare attacchi mirati, presunti chirurgici ma comunque devastanti, ipotizzati per rispondere ad eventuali offensive della Russia di Putin. In particolare, le nuove armi nucleari leggere sarebbero allestite sui missili Trident in dotazione ai sottomarini atomici e predisposte per diventare le testate dei missili Cruise in dotazione alla Marina militare statunitense. Si tratta di armi solo eufemisticamente definite “a basso rendimento”, dal momento che avrebbero una capacità distruttiva enorme rispetto agli esplosivi convenzionali.
 
È così che artificialmente si ricrea un clima da guerra fredda per giustificare atteggiamenti aggressivi e superomistici, che assumono sembianze caricaturali se riferiti alla gestualità, alla forma e ai contenuti delle abituali dichiarazioni di Donald Trump. Purtroppo, per ormai consolidata esperienza storica, abbiamo imparato a spese nostre a prendere sul serio l’istrionismo farsesco di uomini soli al comando i quali, assumendo sembianze circensi, hanno in passato prodotto danni e devastazioni di incalcolabile gravità.
 
I supposti e ventilati piani di riarmo della Russia non sono altro che la giustificazione aprioristica di comportamenti che falsificano in toto le precedenti scelte strategiche di Obama, proiettando ombre minacciose sui rapporti non solo con la Russia ma anche con l’Iran, oltre che con la Corea del Nord e la Cina, e facendo il paio con le scelte scellerate che hanno di recente ulteriormente drammatizzato la questione palestinese. La credibilità delle autorità statunitensi, del resto, è quella che si è costruita sulle menzogne relative alle (inesistenti) armi chimiche in Irak, che ha provocato una guerra infinita con centinaia di migliaia di morti.
Le recenti notizie sulle testate nucleari mobili riconfermano la volontà di una potenza che esibisce il nuovo profilo identitario che Trump gli ha conferito, fondato sul nazionalismo, l’identitarismo, il protezionismo e la xenofobia. Questa nuova (si fa per dire) narrazione scrive una pagina che forse supera in gravità quella del pensiero unico neoliberale, scritta a partire dalle false lusinghe della globalizzazione neoliberista. Ritornano pesantemente gli spettri di una guerra planetaria e di una politica estera fondata sul ricatto e la deterrenza.
 
Una Sinistra che aspiri a recuperare una propria fisionomia e un proprio peso non può che reagire con forza e preoccupazione a tutto questo, ribadendo una vocazione pacifistica fondativa di una visione del mondo ispirata ai principi più saldi dell’antifascismo e dell’antimilitarismo. Il disegno egemonico statunitense, del resto, non dimostra inibizioni nell’esibire il suo volto peggiore. Anzi fa di questa minaccia, che assume le sembianze terroristiche del ricatto nucleare, un’ arma di distrazione rispetto al perduto predominio finanziario. Al terrore della finanza si sostituisce il terrore nucleare, al centro del medesimo progetto di dominio che con Obama aveva conosciuto, per lo meno, dei momenti di attenuazione e di relativizzazione.
Noi pensiamo che di tutto questo la campagna elettorale si dovrebbe occupare. Perché è fondamentale da che parte ci si pone rispetto all’evidenza di una minaccia brandita come un randello per intimidire qualsiasi ipotesi di resistenza nei confronti degli sconsiderati progetti di dominio agitati da Donald Trump e dai suoi sodali. Il fatto che non accada dovrebbe farci porre degli interrogativi rispetto alla volontà della maggior parte delle forze politiche di assumere posizioni autonome e indipendenti rispetto all’arroganza degli Stati Uniti. Così come assume un’importanza decisiva l’ipotesi progettuale di una forza europea, anche militarmente autonoma, capace di svolgere un ruolo significativo nello scacchiere internazionale. Non si può che lavorare in questa direzione se si vuole davvero rinascere come Sinistra.

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