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Un NO costruttivo

Una Costituzione per i cittadini, non per i colossi finanziari

di: Alessia Galizia,

26 Settembre 2016

Categorie: Politica Interna

Ventidue dicembre 1947: viene approvata la Costituzione della Repubblica italiana, che verrà poi promulgata il primo gennaio 1948. Un evento storico che ha radicalmente cambiato il nostro sistema giuridico, politico, sociale ed economico, permettendo alla Carta Costituzionale di divenire fonte primaria del diritto. Ma l’importanza di tale avvenimento non si ferma solo all’aspetto innovativo, ma ne fa emergere uno di natura compromissoria. Il termine “compromesso” in ambito politico, e ancor di più costituzionale, potrebbe essere percepito a prima impressione in senso negativo, in realtà sta anche in questo la straordinarietà della Costituzione italiana: l’aver saputo mettere insieme la volontà di numerose forze politiche completamente diverse fra loro e con interessi fortemente differenti, operando dunque una somma e non una selezione. Non a caso la nostra Costituzione viene definita “lunga”, “aperta”, ma anche “rigida” perché la sua modifica è subordinata ad un rigoroso procedimento di revisione costituzionale, secondo quanto disposto dall’attuale art. 138.

28 maggio 2013: la JpMorgan, un colosso del mondo economico – finanziario, redige una lettera dal titolo “Aggiustamenti nell’area euro”. Nel documento si leggono testuali parole: “ I sistemi politici dei paesi del sud, e in particolare le loro costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea.[…] I sistemi politici e costituzionali del sud presentano tipicamente le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti; governi centrali deboli nei confronti delle regioni; tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori; tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo; e la licenza di protestare se vengono proposte sgradite modifiche dello status quo. La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche. I paesi della periferia hanno ottenuto successi solo parziali nel seguire percorsi di riforme economiche e fiscali, e abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali (Spagna), e dalla crescita di partiti populisti (Italia e Grecia)”.

Dodici aprile 2016: viene approvato in Parlamento il testo di legge costituzionale contenente la proposta di riforma della Costituzione, meglio conosciuta come Riforma Renzi – Boschi. A detta del governo si tratta di una riforma volta al superamento del bicameralismo perfetto, al taglio dei costi della politica, alla semplificazione dell’iter legislativo, e quindi ad uno snellimento generale del sistema giuridico e politico italiano.

Che sia una coincidenza che a distanza di soli tre anni dalla redazione dell’ormai famosa lettera della JpMorgan, il premier Renzi abbia proposto delle modifiche costituzionali? La ricetta che il governo ci propone è semplice, quanto inquietante e preoccupante. Benché, infatti, la riforma si pone l’obiettivo di revisionare la seconda parte della Costituzione, inevitabilmente va a svuotare di valore e significato la prima, ossia la parte più importante, quella contenente i diritti fondamentali e i principi su cui si fonda la nostra Repubblica, fortemente voluti dai padri costituenti. La Costituzione italiana nasce come carta “democratica”, ma l’attuale proposta di riforma limita la democrazia. L’unica cosa che verrà abolita non è certo il bicameralismo, dal momento che il Senato, seppur in modo differente, continuerà ad esistere e a prendere parte in determinati procedimenti legislativi, ma verrà meno il diritto di noi cittadini di eleggerlo; ed inoltre, come se non bastasse, per non dare troppo potere al popolo verrà aumentato il numero di firme necessarie per poter proporre un referendum di iniziativa popolare. E questi sono solo piccoli accenni allo scenario futuro che, leggendo il testo della riforma, appare davvero molto più buio e antidemocratico.

L’ascesa del “Renzismo”, oggi, e chissà di quale altra corrente, domani, appare del tutto favorita dalle modifiche che si vogliono mettere in atto, perché di fatto, così facendo, si dà vita ad un “premierato”; e la cosa più aberrante è che ciò avverrà, da un punto di vista prettamente giuridico, in modo del tutto legittimo, per cui l’unico modo di bloccare questo processo estremamente pericoloso è quello di votare. Votare in modo consapevole, tenendo ben presente che non si sta modificando una semplice legge, bensì la Costituzione, e che questo ricade direttamente su noi cittadini. Abbiamo la possibilità di dire NO, di impedire la nascita di un moderno Stato hobbesiano che vede l’emergere di un sovrano dispotico; ma allo stesso tempo abbiamo anche una chance in più: quella di  metterci in campo per avanzare una proposta di cambiamento, che però rispetti al tempo stesso quei principi fondamentali richiamati in precedenza. Facciamolo, quindi, diciamo NO al pacchetto che sostanzialmente ci viene proposto da JpMorgan, e solo formalmente da Renzi, e diciamo invece SI ad una democrazia che dia ancora voce al suo popolo.

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