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Unione Europea e visione della Sinistra

Secondo Massimo Cacciari la Sinistra in generale dovrebbe svegliarsi al più presto per scongiurare sia la sua disgregazione sia quella dell’Unione Europea

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21 Gen 2019

Categorie: Filosofia Politica, La Sinistra, Stato Sociale

A pochi mesi dalle Elezioni europee del prossimo Maggio 2019 {cruciali per il destino dell’Unione stessa} vi proponiamo questa interessante e stimolante riflessione fatta dal filosofo ed ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari durante l’incontro denominato “Quali possibilità per la Sinistra” del 4 Giugno 2018 presso il Santeria Social Club a Milano, più attuale che mai.

Tutti coloro che si richiamano ad una storia di Sinistra dovrebbero presentarsi uniti, anzitutto con un discorso tecnicamente preciso su come intendono riformare l’Unione Europea.
Senza questo, nulla può conseguire perché nel bene o nel male tutto si deciderà lì.
Se l’Unione Europea riprenderà a funzionare, e riprenderà a funzionare soltanto attraverso radicali riforme di tipo istituzionale, potremo averne grandi benefici, se naufraga naufragheremo tutti.
Questo la Sinistra lo dice, ma non dice nulla di preciso e comune in tutte le Sinistre europee su come riformare, su cosa si intenda per ‘democratizzare l’Europa‘.
Nessuno l’ha capito e questo dovrebbe essere il primo punto di un documento di rifondazione della Sinistra europea e della Sinistra italiana.
Di conseguenza quali politiche sociali e fiscali all’interno del nostro Paese possono essere realizzate alle riforme in Europa?
E’ chiaro che se l’Europa continua a funzionare come adesso con al suo interno addirittura degli ‘Stati Canaglia‘ tipo Lussemburgo, tipo Olanda, che riforme fiscali vuoi fare qui, quando domani quelli che investono qui possono trasferirsi colà?
Quindi senza politiche sociali e fiscali unitarie a livello europeo hai voglia di realizzare qualcosa come una seria lotta all’evasione in un Paese come il nostro dove per altro l’evasione fiscale fa quasi parte del costume. 

Secondo punto, come si intende oggi realizzare quella riforma del welfare, dello “Stato sociale” la cui esigenza si era imposta quaranta anni fa? Oggi è imprescindibile.
Altrimenti si troverà sempre una Destra che vince le Elezioni dicendo: “Riduciamo le tasse”.
E tu la inseguirai affannosamente cercando di rendere quanto più progressivo questo disegno di riduzione delle tasse.

Senza una riforma politico-istituzionale europea avrai sempre le Destre interne che avranno la carta formidabile da giocare sull’immigrazione
O c’è una politica europea oppure hai voglia a dare dello xenofobo… Faranno sempre leva su un sentimento di disagio e di paura.
“Oh, che brutto, hai paura?”. Hanno paura e allora? Li mandi dallo psicologo per farli guarire dalla loro paura?

Si definiscano finalmente questi benedetti confini dell’Europa.
Se fallisce questa mettiamocela via, come se falliscono le riforme del welfare, delle politiche sociali e fiscali, mettiamocela via, perché bastano due armi formidabili nei decenni che ci aspettano (imposizione fiscale e problema dell’immigrazione) a porre in Pole Position le posizioni di Destra all’interno dei Paesi europei.

LA RIORGANIZZAZIONE DI UN PARTITO

Questioni via via più interne: riorganizzazione di un Partito decente. Che significa competenze al suo interno, che significa “Gruppo Dirigente” e non “Leader carismatico”.
I leader carismatici nel mondo contemporaneo nell’attualità ci sono, ma durano tre anni, quattro anni.
I problemi che dovremo affrontare invece dureranno due, tre generazioni.


L’Europa ha davanti a sé o un periodo di rifondazione e ripresa o un periodo di decadenza o di marginalizzazione crescente.

E’ evidente a tutti.

Dobbiamo darci una struttura organizzativa di una qualche durata non dipendente dalle sorti del Leader che è simpatico oggi e che domani non lo è più.
Si perdono le Elezioni anche per questo.
Una struttura che sia radicata sul territorio e che porti avanti una linea federalistica che è l’unica adatta a questo Paese, ma la porti avanti sul serio toccando quei punti delicatissimi: il riassetto regionale e quel residuo fiscale che è diventato intollerabile.

E’ possibile tutto questo?
Si valuterà nei prossimi mesi se emergeranno programmi firmati da Gruppi Dirigenti che su questi argomenti dicano tecnicamente la loro, anche, come io amo dire, “dando i numeri”, per cui si capisca dove sono le risorse, dove possono essere ottenute e quale idea di Partito hanno e di organizzazione di una nuova Sinistra.

BISOGNA ATTACCARE GLI AVVERSARI POLITICAMENTE

Ci sarà la volontà per questo nuovo inizio?
Oppure si continuerà a blaterare di qualche strategia di trapassato welfare oppure ancora ci si limiterà a dire appunto che gli altri sono xenofobi, razzisti, incivili, barbari ecc, con grande gioia dei medesimi perché più si predica moralisticamente invano più gli si portano voti?
L’avversario politico lo si attacca politicamente, non in termini moralistici.
Politicamente.

Nella patria di Machiavelli questo dovrebbe essere noto, ma, ahimè, credo che non siamo più la sua patria e nemmeno quella del suo allievo e ammiratore Giacomo Leopardi.

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