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Una valanga di No: giù le mani dalla Costituzione!

Renzi annuncia le sue dimissioni dopo una sconfitta senza attenuanti

Un risultato impietoso, netto e tagliente come un rasoio. Non possono esserci alibi, ed il primo a capirlo, probabilmente forte dei dati in suo possesso, è stato proprio Lui, Matteo Renzi, che si era affrettato nel convocare una conferenza stampa dal chiaro sapore anticipatorio. Ricorda un po il “tempestivo” ringraziamento di Mrs Clinton appena avuto il sentore della più che probabile sconfitta durante le ultime presidenziali Americane. Fin dalle prime battute l’alta affluenza aveva allarmato e spiazzato un po tutti. L’eccessiva personalizzazione voluta dallo stesso Presidente del Consiglio poteva riservare sorprese che invece sono state disattese. Il divario è stato grande, mai messo in discussione; quasi 20 punti in percentuale.

Impossibile non pensare a vincitori e vinti. Hanno vinto sicuramente i cittadini Italiani; ha perso chi ha provato a imporre l’arrogante tentativo di costruire una ristretta architettura di potere che avrebbe cambiato perentoriamente il volto del paese. Ha vinto la politica della responsabilità, della ragione, rappresentata da quella tanto denigrata “accozzaglia” che non ha mostrato tentennamenti neppure di fronte ad uno strapotere mediatico evidente, a mezzi economici certamente impari e dai modi assai discutibili. La cronaca non può che essere scarna per lasciare il posto questa volta, non tanto all’analisi dei dati, quanto a tutta una serie di riflessioni che si rendono necessarie se non proprio obbligatorie.
La posta in palio era davvero alta: si trattava di riaprire o chiudere definitivamente una partita. L’ingerenza e la forzatura esercitata dai poteri economico-finanziari sovranazionali è stata avvertita in tutta la sua pericolosità. Questa volta però, politica e società “civile” non si sono respinte, mettendosi di fatto l’una al servizio dell’altra.

Ineccepibile la considerazione espressa da chi ha ricordato come “venti punti di differenza con una partecipazione al voto diffusa, significano perlomeno che il progetto di “democrazia governante” opposta alla “democrazia includente” voluta dai costituenti non tiene conto dell’articolazione del Paese”.

Dobbiamo quindi pensare fin da ora al “day after”, alla spaccatura che si è prodotta alimentando uno stato di disagio sociale che non possiamo permetterci il lusso di sottovalutare né tanto meno di mantenere in vita. L’emorragia è stata tamponata ma la patologia che l’ha provocata resta in agguato. Scorie e detriti vanno rimossi costruendo nuove prospettive attraverso proposte di cambiamento reale.

La Costituzione è salva e rimane lo strumento garante della Democrazia del Paese, ma i vecchi problemi rimangono; non sono certamente stati risolti così come qualcuno voleva farci credere.

Pensiamo dunque a questi, ed a come costruire una alternativa di sinistra che riesca ad aprirsi all’esterno, credibile e capace di rimettere al centro dell’agenda i bisogni dei cittadini attraverso una loro partecipazione attiva, necessaria quanto irrinunciabile.

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