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Verso le Europee: se a sinistra non mancano le idee ma la leadership

Quando il leader manca, le idee bastano da sole?

di: Alessandro Gilioli,

25 Febbraio 2016

Categorie: Archivio

È difficile trovare qualche errore nei “quattro punti fermi” che Oggionni e Santilli hanno elencato su Esse a proposito di una possibile “lista di sinistra” da presentare alle Europee, qui in Italia, a sostegno della candidatura Tsipras.

Ancora più difficile è però fare il passo successivo: trovare cioè il modo per rendere concreta una possibilità che al momento sembra essersi incagliata tra troppi litigiosi blabla.

A proposito, per chi se li fosse persi, riporto qui la sintesi perfetta e amara che ne ha fatto su Facebook Matteo Pucciarelli: «Ingroia che scrive a Viale, Viale che manda a fare in culo Rifondazione, Flores idem, Rifondazione che si incazza, Alba che si incazza con chi si incazza, la Spinelli “borghese al soldo del gruppo Espresso”, ci manca solo Italia dei Valori e risiamo a Rivoluzione Incivile».

Ecco: personalmente, mi sono strarotto le scatole della polemica “partitini versus società civile”. Me le ero già rotte un anno fa, ai tempi dello scazzo tra Alba e Ingroia, figuriamoci adesso.

Perché la questione non è la provenienza del gruppo dei “decisori” da un partito o dalle professioni, bensì quello che questi decisori sanno o non sanno fare: in termini di idee da realizzare, di strategie da attuare, di candidati da scegliere – e di capacità di comunicare tutto questo sui media.

Chi è capace, è capace e chi non è capace non è capace: punto, fine. Ingroia ad esempio, con tutto il rispetto per l’uomo e per il magistrato, non è stato capace. È un politico? È società civile? Chi se ne importa. Non è nel suo e basta.

La mia diffidenza verso la possibilità che questa lista Tsipras veda tra i suoi principali decisori gli stessi che l’anno scorso hanno fallito – non solo Ingroia, ma anche Ferrero, Diliberto etc – nasce quindi dal dubbio che questi leader abbiano il “sistema operativo” più adatto per rappresentare la sinistra italiana nel 2014.

Si può porre questo dubbio (fondato dagli accadimenti, mi pare) senza mancare di rispetto per chi ogni giorno si impegna nei partiti, nei volantinaggi, nelle attività sul territorio e sui luoghi di lavoro? Si può volere – sperare – che emergano figure coagulanti (e contemporanee) che sappiano giocare meglio di quelli che sono stati schierati l’anno scorso e hanno sonoramente perso?

Non mi pare che manchino in questo Paese le idee di sinistra – con alcuni amici quasi due anni fa avevamo provato a farne una sintesi qui – né che manchi il suo possibile bacino elettorale: che vale (potenzialmente) almeno il 10-15 per cento (compresi quanti di recente sono rifluiti nell’astensionismo). Specie dopo un periodo che, per diversi motivi, ha reso ancora più orfani gli elettori che in quelle idee possono riconoscersi.

Manca invece, rumorosamente, la leadership: una parola di cui a sinistra si ha spesso pavlovianamente paura, salvo poi presentarsi alle elezioni con il nome del candidato premier che occupa quasi tutto il simbolo.

Non so se, a questo giro elettorale, ci sono le condizioni perché questa leadership emerga: lo smarrimento e lo sfilacciamento del popolo di sinistra in Italia è stato talmente devastante da aver sradicato il suo sentirsi comunità, da aver azzerato il “sentimento coeso” necessario.

Ma se questa leadership non emergesse, sarebbe velleitario rappattumare una lista altrettanto sfilacciata e litigiosa, quindi destinata a un ulteriore fallimento. E avrebbe forse più senso cercare e definire, giorno dopo il giorno, il terreno e le persone con cui costruire una casa comune.

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