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Volevano la Luna … e la voglio anche io!

2 Giugno 2016: cosa manca al voto di oggi?

di: Daniela Mastracci,

2 giugno 2016

Categorie: La Sinistra

Marisa Ombra, giovanissima Partigiana. Lei non ha potuto votare perché non aveva ancora compiuto 21 anni, ma racconta che “…andavamo a prenderle (le donne) in tutti i modi, con le macchine, i carretti, con le moto, per portarle a VOTARE. Le file erano infinite, erano colorate. Le donne erano piene di entusiasmo, convinte che da allora la loro vita sarebbe stata DIVERSA”…Su La Repubblica di oggi, 2 giugno 2016

Cosa manca al VOTO di OGGI?

Manca l’EMOZIONE, manca il SOGNO, manca la VISIONE.
Manca l’immaginazione produttrice di quel che potrebbe essere DOPO e A CAUSA del nostro VOTO.
A me emoziona votare, Donna e Elettrice. Come potrei non sentire sulla pelle i sudori freddi se non potessi LIBERAMENTE definirmi donna ed elettrice, convintamente riconosciuta e convintamente esercitante il mio INDISCUSSO diritto di Voto? E non solo indiscusso ma soprattutto SOFFERTO, convintamente SOGNATO, RIVENDICATO e OTTENUTO da Donne come me, ma incredibilmente più FORTI e CORAGGIOSE di me: le Donne Partigiane, le Donne Antifasciste tutte, le Donne che avevano maturato forte la consapevolezza della DIGNITA’ e della PARITA’ dei DIRITTI, che rivendicavano la LIBERTA’ e la AUTODETERMINAZIONE che io oggi esercito. Non l’ho rivendicata io.

Se questa consapevolezza fosse ancora forte in ciascuna donna e se, assieme a questa, fosse altrettanto forte e tremenda a pensarsi, la consapevolezza che quel voto potrebbe NON starci più, chissà forse si andrebbe di più a votare (?)

Forse il detto popolare, che io parafraso un po’ perché non lo ricordo bene, “ti accorgi di quanto qualcosa sia importante solo quando non ce l’hai più” calzerebbe a pennello in una Democrazia tanto erosa da farci già sentire cosi, senza Voto? Il punto però è che l’erosione non si vede. Non è palese. La Democrazia vanta se stessa come salda; si autoproclama ogni giorno. E come? Ingigantendo i suoi “nemici”: chi la va minacciando, chi le dà filo da torcere. E i nemici sono i “pericoli pubblici”, popolarissimi! Il nemico cresce a dismisura, la democrazia rafforza se stessa, ma in quale senso? Si rafforza sostenendo le ragioni del suo doversi mettere in sicurezza. Ma questo altro non significa che restringere lo spazio davvero democratico, rinchiuderlo in recinti, attenti a non far trasbordare troppa “libertà”: perché in tempi di messa in sicurezza la libertà, si sa, è proprio controproducente! Temiamo il “nemico” e allora tacciamo, disposti a mettere tra mille parentesi la nostra idea, ma quasi nemmeno più consapevoli di averne una, diversa, dal pensiero unico comune. Tacciamo perché crediamo che l’urgenza sia troppo improrogabile, tanto da dover mettere da parte i principi stessi che, al contrario, ci hanno dato le fondamenta di quella Democrazia che andiamo dicendo di difendere, restringendola. Ma siamo democratici se esercitiamo la democrazia! Se facciamo votare! Se siamo politici, specie istituzionali, che continuiamo a sostenere le ragioni del voto; e se siamo cittadini votanti che continuiamo ad andare a votare. Si tratti anche solo della messa in sicurezza del nostro voto! Mettere in sicurezza la Democrazia vuol dire esercitarla sempre e con convinzione, perché essa è fragile. Troppo dispendiosa in termini di energie da investire per essere sempre dialoganti, sempre razionali, sempre rispettosi del diritto dell’altro, sempre consapevoli di essere ciascuno l’altro per l’altro. Difficile stare sempre sul filo; difficile “zittire la pancia”. Difficile che questo diventi habitus. E allora siccome questa Democrazia consapevole non è un raggiungimento definitivo; non è una roccia solida su cui accomodarsi e stare rilassati, rilanciamo la necessità di riedificarla ogni giorno.

Essa è come una palafitta sul fondo instabile e mutevole di un mare agitato, calmo a volte, ma pronto ad alzare le sue onde e spazzarne via i pali. E’ qualcosa di vivente la Democrazia. E come ogni vivente è soggetta al mutamento. E come ogni vivente ha bisogno di CURA.

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