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La nuova stagione costituente del lavoro. Facciamo il punto

Vediamo dunque in cosa consistono le proposte in campo.

di: andrea colasuonno,

1 Maggio 2016

Categorie: Italia, Lavoro, Politica Interna, Società

L’attuale Statuto dei lavoratori è in vigore in Italia dal 1970. Fu approvato in seguito ad un lungo periodo di mobilitazioni del PCI e dei sindacati uniti. Fu scritto per tutelare i diritti di lavoratori arruolati in un modello di produzione sostanzialmente fordista, in cui al centro c’era “la grande fabbrica” e chi lavorava era “l’operaio industriale”.

Negli ultimi 40 anni, come è noto, il sistema di produzione delle società capitaliste avanzate – fra cui quella italiana – è radicalmente cambiato. Il post-fordismo ha preso il posto del fordismo e questo ha creato delle nuove tipologie di lavoratori. Queste erano prima inesistenti o minoritarie, e sono oggi riconducibili solo a costo di enormi forzature nelle categorie di quello Statuto scritto in un’altra epoca.

È il caso dei precari e dei lavoratori indipendenti (freelance o partite iva). I primi, molto difficili da contare, sono stimati fra i 3,5 e i 5 milioni di persone. I secondi sono 5,5 milioni, il 23% sul totale della forza lavoro, una delle percentuali più alte d’Europa. Nonostante sommate, queste categorie, arrivino a contare 10 milioni di unità, non esiste ancora una Carta, uno Statuto, un Manifesto che riguardi nello specifico la loro tutela.

Negli ultimi mesi, la sinistra in Italia nelle sue varie componenti, sembra essersi accorta della lacuna, e ha dimostrato di voler affrontare di petto la difficile questione con proposte concrete. La tal cosa è sembrata a molti un passaggio storico: dopo essersi arroccata nella difesa strenua di conquiste di decenni addietro e dopo aver inseguito la destra sul terreno liberista, la Sinistra cerca ora di affrontare questa nuova sfida con creatività e sguardo autonomo. Vediamo dunque in cosa consistono le proposte in campo.

Misure per il lavoro autonomo e imprenditoriale. Presentate dal Governo, sono 21 articoli, e vorrebbero assicurare una forma di welfare per freelance con partita iva, oltre ad architetti, avvocati e ingegneri. Interessano circa 2 milioni di persone a cui garantiscono diritto alla maternità, alla malattia, al congedo parentale, oltre alla deducibilità delle spese per la propria formazione.
Sul fronte legale impediscono al datore di lavoro di modificare unilateralmente le condizioni del contratto, nonché di recedere senza preavviso. Contemplano inoltre, per la prima volta, il lavoro agile, ossia il lavoro fatto in remoto, magari da casa. Anch’esso dovrà mantenersi all’interno dei limiti dell’orario di lavoro giornaliero e riservare al lavoratore lo stesso trattamento previsto per il lavoro in ufficio.

Carta dei Diritti Universali del lavoro. Detta anche Nuovo Statuto dei lavoratori, è stata presentata dalla Cgil. Frutto di un lungo lavoro, è composta da 97 articoli, ed ha un respiro più ampio rispetto alla serie di norme proposte dal Governo sulla stessa materia. Il testo è la base di una legge d’iniziativa popolare per la quale dal 9 aprile è già possibile firmare.
La Carta propone di estendere i diritti a tutti i lavoratori indipendentemente dalle tipologie contrattuali. Anche qui i diritti sono quelli alla maternità o paternità, a una formazione continua, una pensione dignitosa. In più si propone l’obbligo di reintegro del lavoratore cancellato dal Jobs Act, una riduzione delle 47 tipologie di contratti precari oggi esistenti, e una forma più inclusiva di sostegno al reddito.

Carta dei Diritti del Lavoro Indipendente. Presentata dalla Coalizione 27 febbraio, una rete di 20 associazioni da anni impegnate su questi temi e a cui anche alcune proposte del Governo si rifanno. La Carta, composta da 9 punti, nasce per “interloquire criticamente” con l’azione governativa. In questi mesi è in tour per la penisola per essere presentata al pubblico e per essere eventualmente integrarla nelle sue parti mancanti.
La Coalizione, nel suo testo, in più rispetto agli altri documenti, propone un riforma universalistica del welfare basata sul reddito minimo garantito; una riforma della fiscalità generale in senso progressivo; una riforma della previdenza che prenda in considerazione l’idea di una “pensione minima di cittadinanza”.

Queste, in estrema sintesi, le proposte sul tavolo. Si tratta di temi complessi e delicati, che riguardano direttamente come pochi altri la vita quotidiana delle persone. Qualunque sia la sensibilità con cui li si voglia affrontare – quella più istituzionale del Governo, quella sindacalista della Cgil o quella più movimentista della Coalizione 27 febbraio – è una bella novità che oggi li si affronti. Sarebbe uno spreco imperdonabile lasciar trascorre questa stagione senza portare a casa risultati concreti. Anche perché è certamente lontana, sfuocata e dall’incedere incerto, ma in discorsi così s’intravede la Sinistra. Può sembrare poco, ma era più di due decenni che non succedeva più.

http://www.odysseo.it/

andrea colasuonno

Andrea Colasuonno nasce ad Andria il 17/06/1984. Nel 2010 si laurea in filosofia all'Università Statale di Milano con una tesi su Albert Camus e il pensiero meridiano. Negli ultimi anni ha vissuto in Palestina per un progetto di servizio civile all'estero, e in Belgio dove ha insegnato grazie a un progetto dell'Unione Europea. Suoi articoli sono apparsi su Nena News, Lo Straniero, Politica & Società, Esseblog, Rivista di politica, Bocche Scucite, Ragion Pratica, Nuovo Meridionalismo.

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