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Grillo ha tradito internet

ha rinnegato non solo il suo blog, ma lo spirito della rete.

di: Francesco Tornaboni,

16 marzo 2017

Categorie: Italia, Politica Interna

Il 14 Marzo il tesoriere del PD Francesco Bonifazi pubblica su Facebook una memoria difensiva presentata dagli avvocati di Beppe Grillo in una causa per diffamazione che lo vede contrapposto al PD stesso.
L’episodio sarebbe passato sotto relativo silenzio, come l’ennesimo tassello di un rapporto non sempre felice del triangolo politica-magistratura-comunicazione, se non fosse per quanto affermato da Grillo stesso a proposito del blog beppegrillo.it e degli account social ad esso collegati:
 
“Beppe Grillo non è responsabile, quindi non è autore, né gestore, né moderatore, né direttore, né provider, né titolare del dominio, del blog né degli account Twitter e Facebook, non ha alcun potere di direzione né di controllo su tutto ciò che viene postato”
 
Quanto dichiarato, oltre che paradossale, risulta essere assolutamente inconcepibile sia dal punto di vista politico che da quello “dei nerd”.
 
Il punto politico è facilmente spiegabile: riuscireste mai ad immaginarvi un Togliatti o un Ingrao che disconoscono quanto pubblicato sull’Unità da loro diretta? Immagino di no, pochissimi sono gli esempi storici di leader politici che hanno disconosciuto e rinnegato quanto affermato dal loro popolo (storicamente in Italia ne ricordiamo uno solo che provò a fuggire di nascosto abbandonando i suoi seguaci a se stessi).
 
Il tradimento, perchè di questo si tratta, dal punto di vista dei “nerd” e della “rete internet” è più difficile da spiegare per i non addetti ai lavori. Per farlo è necessario percorrere a ritroso la storia del web e di quello che ha rappresentato (e rappresenta) per centinaia di migliaia di giovani e meno giovani.
“Sfigati” ragazzini di ogni nazione occhiali spessi, fisico grassottello e pelle sbiancata dalla mancanza di sole che grazie alla rete hanno scoperto di non essere soli. Che tramite un lento modem 56k era possibile mettersi in comunicazione con altri ragazzini “sfigati” di tutto il mondo, che esistenvano forum, BBS, e chat dove potevano sentirsi a casa. Dove potevano confrontarsi e ampliare le proprie conoscenze sulla programmazione, i fumetti, la robotica, le serie tv e altri argomenti che (prima che diventassero di moda) erano considerati stupidi, non produttivi e “da sfigati”.
 
Negli anni 60/70 la prima generazione di “sfigati” costruirà le basi non solo tecniche, ma anche sociali di quello che sarebbe diventato il web. Lo farà su regole molto semplici:
– Rispetto per gli altri utenti
– Non provocare (verrà addirittura identificato il termine troll per indicare i provocatori)
– Ognuno è resposabile delle proprie azioni
– Collaborazione tra gli utenti e condivisione
 
Mi perdoneranno i “nerd” se ho semplificato molto quanto indicato nelle diverse netiquette.
 
Sin da subito però il web (che solo nel 1991 raggiungerà l’attuale incarnazione grazie a Tim Berners-Lee) permetterà agli utenti di scegliere l’identità con cui partecipare, grazie a nickname ed avatar il ragazzino “sfigato” poteva abbandonare la sua identità reale e diventare “Mark77” l’esperto di programmazione ad oggetti che veniva stimato non per la sua prestanza fisica o la sua abilità con il pallone, ma grazie esclusivamente alle sue conoscenze.
 
Grazie ad un relativo anonimato (perchè qualunque nerd in fondo sapeva come ritracciare un indirizzo IP o un indirizzo mail, ma semplicemente non lo faceva per rispetto reciproco) il web diventerà la culla per innovazioni importanti (e spesso illegali) come i protocolli di peer to peer (Emule ne diventerà il simbolo, ma le medesime tecnologie verranno usate per programmi come Skype) sistemi di collaborazione diretta (Wiki) e soprattutto le logiche di Open Source e/o GNU General Public License che stabiliranno in maniera chiara che “This is for everyone” come twittato da Tim Berners-Lee stesso durante la cerimonia di apertura della XXX Olimpiade.
 
Ecco quindi che cos’ha tradito Grillo: rinnegando pubblicamente i contenuti della sua community ha esplicitamente rinnegato lo spirito di collaborazione e rispetto che stanno alla base del web e che hanno spinto persone come Assange, Breitkreuz, Stallman, Wozniak e tanti altri a mettere a disposizione del mondo intero le loro conoscenze e invenzioni e a prendersene sempre e comunque la responsabilità.
 
Grazie a lui domani il ragazzino che si collegherà per la prima volta ad una community online potrà farlo senza la sicurezza di trovarsi in un luogo sicuro e tra amici suoi pari, perché da un momento all’altro il fondatore della community potrà rinnegare tutto e abbandonarla a se stessa…oppure…forse…ancora una volta lo spirito che sta alla base di internet avrà la meglio e sarà la rete stessa a cacciare Grillo riconoscendolo finalmente per il presuntuooso e arrogante troll che provoca provoca, ma alla fine scappa con la coda tra le gambe.

Francesco Tornaboni

http://www.esseblog.it

Nato geek e Infoumano per vocazione, sono fermamente convinto che le cose diano il meglio di se quando mescolate tra loro. Appassionato in egual misura d'informatica, storia, letteratura e politica. Attualmente lavoro come project manager per una nota agenzia pubblicitaria milanese.

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