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L’eredità negativa di Carlo Azeglio Ciampi

Alcune considerazioni sul Ciampi politico

di: Tommaso Bruni,

20 settembre 2016

Categorie: Italia, Politica Interna

Si è spento poco tempo fa all’età di 95 anni Carlo Azeglio Ciampi, ex governatore della Banca d’Italia, ex presidente del consiglio dei ministri, ex ministro dell’economia (governi Prodi 1 e D’Alema), presidente emerito della Repubblica. Alla famiglia le dovute condoglianze.

Ciampi prese la decisione più importante della sua vita politica insieme al fu Beniamino Andreatta nel 1981. Allora Ciampi era governatore della Banca d’Italia; Andreatta era ministro del tesoro (governo Spadolini).

La decisione cruciale fu quella di separare in Italia la creazione di moneta dalla creazione di debito pubblico. Con la decisione del 1981, mai votata dal Parlamento ma presa direttamente dalla banca centrale e dal governo Spadolini, la Banca d’Italia smise di comprare i titoli di Stato emessi dal Tesoro che non erano stati acquistati sul mercato, cosa che sino a quel momento aveva fatto. La Banca d’Italia comprava quei titoli stampando moneta, il che rientra nel potere delle banche centrali. La fine della monetizzazione dei titoli di Stato costrinse il tesoro a finanziarsi esclusivamente attraverso il mercato dei capitali, il che portò a un forte aumento dei tassi di interesse sul debito pubblico. In pratica si mise in moto allora un ingranaggio importante (anche se non l’unico) della macchina del debito che ha prodotto il gigantesco indebitamento pubblico da cui lo Stato italiano è gravato ancora oggi. L’aumento dei tassi sui titoli di Stato portò lo Stato stesso a ridurre la spesa pubblica e gli investimenti, con conseguenze nocive di medio e lungo periodo sull’occupazione. In pratica ci sono in Italia milioni di persone che sono state o sono disoccupate per via della decisione di Andreatta e Ciampi.

Ma perché Ciampi e Andreatta presero quella decisione, alla quale l’allora ministro delle finanze Rino Formica si oppose senza successo?

Ci sono almeno due ragioni.

In primo luogo, stampare moneta per finanziare il debito pubblico va contro i dogmi del neoliberismo, che dopo la nomina di Margaret Thatcher a primo ministro britannico nel 1979 e l’elezione di Ronald Reagan a presidente USA nel gennaio 1981 stava diventando di moda fra politici ed economisti europei.

In secondo luogo, Ciampi e Andreatta volevano ridurre l’inflazione, all’epoca a due cifre. Ma chi è colpito dall’inflazione, in presenza di un meccanismo di aggiustamento automatico dei salari (la cosiddetta “scala mobile”, che nel 1981 era vigente in Italia)? È colpito chi detiene patrimoni, cioè i ricchi. Il lavoratore che vive in affitto in casa altrui vede l’inflazione come un fenomeno ininfluente o come un problema minore, una volta che gli viene indicizzato il salario sulla base dell’inflazione reale (e non di quella programmata). Invece per il ricco l’inflazione è un gran problema, contro la quale è opportuno adottare varie contromisure come l’immobiliarizzazione dei patrimoni o lo spostamento degli stessi all’estero. In sostanza, Ciampi decise di aiutare i ricchi danneggiando i poveri. Contrastò l’inflazione creando disoccupazione, ma l’inflazione nuoce soprattutto al ricco, mentre la disoccupazione nuoce specialmente al povero. Ciampi quindi si comportò come un Robin Hood al contrario. A ciò si aggiunga il fatto che Ciampi fece di tutto, nel decennio successivo, per sopprimere la scala mobile e quindi aprire la strada alla compressione dei salari. La sua spinta verso la concertazione in ambito sindacale ebbe la stessa ispirazione: lo scopo perseguito era che chi aveva meno soldi (i lavoratori dipendenti) ne avesse di meno, mentre chi ne aveva molti (i possidenti) ne avesse di più.

Il settennato di Ciampi al Quirinale fu caratterizzato dalla firma senza rinvio alla Camere della L. 270/2005 (il cosiddetto “Porcellum” – legge elettorale a uso e consumo di Berlusconi poi parzialmente annullata da sentenza 1/2014 della Corte Costituzionale), da un’insufficiente resistenza all’eversione e al malaffare berlusconiani e da una generale astenia. Il settennato risulta di marginale importanza rispetto alla decisione cruciale di cui sopra. Il bilancio dell’attività politica di Ciampi è che i ceti popolari e i lavoratori italiani stanno peggio oggi di quanto non sarebbero stati se lui non fosse esistito. Non c’è altro da dire su di lui. Che gli sia lieve la terra.

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